Tutto il traffico in rete deve essere trattato in uguale maniera. Internet deve rimanere aperta per tutti. La levata di scudi in difesa della net neutrality è arrivata a più voci e con forza negli ultimi giorni. Dal Commissario europeo per il Mercato unico digitale, l’estone Andrus Ansip, agli osservatori della rete sparsi in tutti i Paesi dell’Unione europea. Il campanello che ha fatto scattare l’allarme è un documento “leakato” (con relativo testo) il 14 novembre dallo European Digital Rights, organizzazione che si pone l’ambizioso obiettivo di difendere la democrazia in rete.

Lo European Digital Rights ha reso noto che, tra le proposte della Presidenza italiana dell’Unione europea, c’è l’eliminazione delle definizioni di “neutralità della rete” e “servizi specializzati”. I sostenitori dell’internet libero hanno subito denunciato il “tentativo di indebolimento della democrazia in rete”. Il sottosegretario alle Comunicazioni e presidente di turno del Consiglio Ue delle Tlc, Antonello Giacomelli, in occasione del vertice sulle Tlc a Bruxelles ha tenuto a precisare che “l’accesso adeguato alla rete è un servizio universale, un diritto fondamentale, un bene essenziale, come ha detto anche Barack Obama”.

L’esito dell’incontro nella capitale Ue è stato il ritiro da parte di Giacomelli della proposta di compromesso presentata dalla presidenza italiana. Lo stesso Giacomelli ha considerato “al ribasso” la proposta sul pacchetto Tlc che comprende l’abolizione del roaming e il tema della net neutrality.

Il Parlamento europeo ha risposto da Strasburgo, dove era riunito in sessione plenaria, votando giovedì un testo in cui ha messo nero su bianco la sua visione: “Tutto il traffico Internet dovrebbe essere trattato allo stesso modo, senza discriminazioni, restrizioni o interferenze”.

Secondo Brando Benifei, europarlamentare pd attivo sui temi digitali, a far sì che la proposta di compromesso italiana finisse con un nulla di fatto è stata ”La differenza di interessi tra i grandi gruppi di telecomunicazioni, alcune grandi aziende che hanno interesse al tema della neutralità della rete, del funzionamento dei servizi commerciali, e alcuni paesi europei come il Regno Unito che hanno avuto rapporti più forti con queste realtà, mentre altri Paesi sono meno legati”. La palla passa ora alla presidenza lettone della Ue che si insedierà da gennaio 2015.