Al tavolo “Divulgare la scienza tra ricerca, istruzione e società” – coordinato da Agnese Sonato, coordinatrice PLaNCK!; Barbara Saracino, Observa-Science in Society, Lucio Biondaro, Ceo Pleiadi; Daniela Lucangeli, Università di Padova – una vera e propria sfida ha coinvolto i partecipanti in una serrata discussione, a partire dalla volontà di rendere sempre più coinvolgente la scienza per il pubblico, in particolare per i bambini, gli scienziati del futuro. La scienza è oggi sempre più interessante per i cittadini, come emerge dai dati sull’opinione pubblica di Observa. C’è un forte potenziale comunicativo, la sete di divulgazione scientifica cresce tra il pubblico. Eppure al tavolo, tra i partecipanti, emerge un’opinione che trova consensi: sulla divulgazione non si punta abbastanza.

Il problema sembra, almeno inizialmente, la necessità di riferirsi a un metodo consolidato. Non basta la “buona volontà” e l’apertura, ci vogliono più ricerca (sulla divulgazione), competenze e professionalità. E finanziamenti adeguati per raggiungere gli obiettivi. Altri problemi concreti? I ricercatori tendono a considerare la divulgazione un’attività secondaria, quando non addirittura un peso. Secondo i partecipanti, invece, la divulgazione non è presa abbastanza sul serio; senza metodo e impegno nella divulgazione, la scienza diventa “didascalica”. Si rischia il disinteresse del pubblico.

Iniziative rappresentate al tavolo, come la start-up della divulgazione scientifica Pleiadi–Science Farmer – e la rivista per ragazzi PLaNCK–Da piccolo farò lo scienziato, testimoniano come esista in Italia un mondo altamente formato alla divulgazione, che oggi ha tanto entusiasmo e voglia per contare. Realtà importanti sono l’Università di Padova stessa, dove è attivo il Master in Comunicazione delle scienze, ma anche il polo dell’Osservatorio per la divulgazione dell’Astronomia. C’è anche l’attenzione del mondo del giornalismo, che vuole intessere nuove collaborazioni, come per esempio il magazine per ragazzi primepagine.info.

Le possibili soluzioni individuate dai partecipanti al tavolo sono molteplici. Per esempio, pensare a un sistema di “crediti” per i ricercatori che contribuiscono alla divulgazione. Puntare su un linguaggio semplice, partire dal coinvolgimento delle scuole, dalle idee dei bimbi. Evidenziare la rilevanza del ruolo sociale dello scienziato; “umanizzarlo” evitando i personalismi, mettendo in luce la complessità del percorso professionale di ricerca. Rendere la scienza “calda”, ma anche fare emergere la divulgazione come un “dovere per lo scienziato”. Instillare nelle persone una forma di pensiero critico, orientato al futuro. Prendere spunto da esempi virtuosi, come i progetti di ricerca europea di eccellenza che sperimentano sulla comunicazione scientifica. Promuovere il dialogo tra le realtà già consolidate e gli stakeholders.

Anche il rettore dell’Università di Padova fa capolino al tavolo, scruta attento i partecipanti, si dice “interessato”. Speriamo davvero che la divulgazione possa avere sempre di più l’attenzione che si merita. E’ fondamentale, ma per il momento un pochino trascurata.