Cos’hanno in comune Cincinnati e Vicenza. Molto più di quello che potrebbe sembrare, almeno per quanto riguarda il clima. Utilizzando la nuova mappa interattiva messa a punto dalla University of Cincinnati per comparare le diverse condizioni climatiche in tutto il globo si può infatti scoprire che le due regioni hanno condizioni decisamente simili, con una progressione simile nel corso dell’anno. Il nuovo strumento, il ClimateEx, è stato messo a punto dal team guidato da Tomasz Stepinski, accademico polacco noto per la sua esperienza nello studio dei pattern spaziali, sociali e temporali con il suo Space Informatics Lab, con l’obiettivo di aiutare ricercatori e studenti a confrontare i diversi climi in  giro per il mondo.

Alla base del tool c’è il database pubblico WorldClim che sintetizza mezzo secolo di dati meteorologici catturati da 50mila stazioni internazionali in tutto il mondo e che viene utilizzato per registrare l’andamento degli eventi meteorologici. I dati raccolti restituiscono visivamente una mappa con una precisione di aree da 4 chilometri quadrati per mostrare temperature e precipitazioni su ogni area della Terra. “La mappa serve per mostrare il cambiamento climatico nel corso del tempo ma anche la diversità del clima: il concetto è potente e può ispirare molta ricerca””, ha commentato Stepinski. In effetti l’obiettivo primario della mappa è quello di fornire ai ricercatori uno strumento per studiare i pattern e le trasformazioni del clima da luogo a luogo, a partire dalle aree che hanno registrato i cambiamenti più drammatici. Che sono senz’altro le regioni artiche, che anche recentemente hanno registrato nuovo record di scioglimento della calotta ghiacciata, ma che comprendono anche le regioni subtropicali, che segnalano forti variazioni nelle precipitazioni mensili.

Il ruolo educativo di ClimateEx si allarga anche a una funzione predittiva: sulla base dei pattern del passato la mappa indica anche le aree che saranno più sensibili al climate change e che saranno soggette a fenomeni atmosferici estremi. “Il clima è in continuo cambiamento – prosegue Stepinski -, ma di solito si modifica nell’arco di ere geologiche. Non ci può sorprendere che oggi il clima sia diverso da mezzo milione di anni f. Ma oggi assistiamo a cambiamenti nell’arco di tempi ridotti a secoli”.

E, mentre Facebook rimane nell’occhio del ciclone per la sua gestione senza molto controllo dei dati personali, la società di Menlo Park deve iniziare a preoccuparsi anche dal punto di vista climatico. Entro la fine del secolo il suo quartier generale potrebbe essere completamente allagato in conseguenza dell’innalzamento del livello degli oceani. Per contro la nuova sede di Apple,e a Cupertino potrà essere salva. Oltre all’innalzamento delle acque, l’area di San Francisco registra un progressivo sprofondamento fino a dieci millimetri l’anno che accentua il fenomeno.

Anche in questo caso c’è uno strumento che permette di vedere in diretta quali saranno le aree maggiormente interessate: si tratta di un plug-in di Google Earth messo a punto da Climate Central, basato sulle stime del rapporto 2017 della Noaa, la National Oceanic and Atmospheric Agency. 

L’agenzia sorella, la Nasa, ha messo a punto inoltre uno strumento per seguire in diretta i potenziali smottamenti e allagamenti derivanti da pioggia e alluvioni in tutto il mondo. Uno strumento che vuole esplicitamente predire l’eventualità di fenomeni estremi di questo genere evitando il più possibile la perdita di vite umane.

Il climate change è così sempre più al centro dell’opera di informazione con gli strumenti più potenti messi a disposizione dalla tecnologia per fare in modo che la consapevolezza sia la più diffusa possibile. Il problema è che tale consapevolezza deve anche diffondersi nelle istanze superiori della società, dove devono essere prese le decisioni sempre men rinviabili per contenere le cause del climate change.