Quelli di Ouchhh sono turchi, quelli di Unit9 stanno a Londra anche se i primi passi li hanno mossi a Firenze, David Carson sta a Los Angeles e ha fatto la scuola del graphic design. Sono alcuni di coloro che sono venuti a Milano a metà marzo a portare la loro esperienza ai Digital Design Days, terza edizione dell’evento internazionale che richiama la community che lavora attorno a questo ambito applicativo della tecnologia, una via di mezzo tra artisti e nerd, duemila persone provenienti da 50 Paesi.

A Milano il design sta di casa e nel suo accoppiamento con la tecnologia porta a un nuovo livello le tante declinazioni che la creatività può avere. Il team di Ouchhh, Ferdi Alici, Eylul Duranagac, Tugce Arugun è agguerritissimo e spiega come la missione sia quella di utilizzare sempre le tecnologie più avanzate possibili per realizzare progetti d’avanguardia. “Oggi è l’ora della intelligenza artificiale – spiegano – e noi la stiamo usando per un progetto che lanceremo nel mese di aprile a Parigi e che darà in pasto all’intelligenza artificiale che abbiamo realizzato i libri di tutti i più grandi scienziati della storia dell’umanità e quanto questi testi saranno parte della conoscenza della nostra IA chiederemo a essa di elaborare nuove teorie. Non vediamo l’ora di partire con questo progetto e di vederne i risultati”. Ouchhh ha sede a Istanbul ma lavora in tutto il mondo: Berlino, Vienna, Barcellona, Parigi, prima di venire a Milano il team era a Melbourne e poi andrà a Washington e Miami. “Tutto cambia molto in fretta e noi vogliamo cogliere questo cambiamento e applicarlo all’arte, lavoriamo con aziende, musei, anche con il Cern di Ginevra, usiamo tecnologie open source e già stiamo progettando nuove cose usando anche le reti neurali”.

Anrick Bregman è il direttore di Unit9, media agency considerata da chiunque lavori nell’ambito del digital design come un vero e proprio punto di riferimento, come laboratorio da cui escono i ‘lavori’ più innovativi: “Lavoriamo con Virtual reality e Augmented reality e siamo sempre alla ricerca dell’inesplorato – dice – lavoriamo con Università e centri di ricerca per comprendere le potenzialità delle nuove tecnologie in vari ambiti ma con il filo conduttore del migliorare le prestazioni delle persone, per esempio abbiamo un progetto a supporto di chi soffre di autismo e uno che prende spunto dalla capacità di concentrazione dei piloti di auto da corsa per decodificarla e renderla disponibile a tutti”. Unit9 usa tecnologie come i dispositivi Eeg (elettroencefalogramma) che vengono integrati in applicazioni specifiche come appunto il virtual race track per analizzare come funziona la concentrazione e come essa può essere stimolata. Bregman spiega che sono molte le grandi aziende che cercano questo tipo di applicazioni, soprattutto quelle dell’automotive, dell’intrattenimento. Unit9 continua a crescere ed è alla costante ricerca di persone da inserire nel team: “Persone che devono avere le competenze, ma anche essere molto flessibili perché ciò che noi facciamo è qualcosa che nessuno ha mai fatto prima”.

Appare un po’ più prudente David Carson che enfatizza come la tecnologia abbia appiattito la creatività: “Tutti hanno a disposizione strumenti per fare foto, creare grafica e alla fine tutti usano gli strumenti nel medesimo modo – racconta – io non dico che la tecnologia vada usata di meno, anzi, ma è importante che venga di nuovo messa in primo piano la creatività. Non lo dico solo io, le grandi agenzie sono consapevoli di questo appiattimento e così i loro clienti ma c’è anche l’urgenza di produrre lavori in tempi sempre più brevi e ciò rallenta la sperimentazione”. Carson è considerato un pioniere, colui che ha creato le copertine del magazine RayGun, considerato una pietra miliare nella storia del graphic design per il coraggio dell’innovazione che ha proposto.

Tra gli altri presenti all’evento anche i giapponesi di Team Lab con le loro installazioni d’ambiente digitali e interattive, Danny Yount che tra le altre cose ha creato tutta la grafica del film Blade Runner 2049, l’agenzia Active Theory che lavora esclusivamente con tecnologie basate sul web esplorandone le capacità più di frontiera, Joshua Davis che applica alla grafica computerizzata il concetto di creative coding e che è noto per le sue installazioni a grandi eventi sportivi e musicali oltre che per la sua passione per la creazione di spettacoli psichedelici.

Tutti esponenti di punta di questa comunità internazionale che ha trovato nei Digital Design Days un punto di riferimento grazie al lavoro del direttore creativo Filippo Spiezia il quale ha lavorato per l’agenzia Second Story di Portland: “E’ l’agenzia nota per avere creato il concetto di storytelling, che è un perfetto esempio di design in quanto qualcosa che sviluppa una nuova modalità espressiva capace di arrivare a tutti in modo diretto e senza la necessità di essere spiegata, ed è proprio questo il principio del design e quindi anche del digital design”.