Everest. K2. Al mondo esistono luoghi molto lontani dalle nostre città social-connesse. Posti dove la realtà non è un accessorio, più o meno costoso del nostro ultimo modello di smartphone, piuttosto le condizioni climatiche, territoriali, implicano un diverso rapporto uomo-tecnologia. In cui gli strumenti non sono solo del comunicare, di più occorrono all’uomo come mezzo e “distanza” col mondo.

Clima. Foreste. Consumi. Queste le tre parole chiave di Evk2, il progetto di ricerca scientifica in alta quota del Cnr che studia una delle più importanti relazioni dell’uomo con il pianeta Terra: l’interazione uomo-ambiente.

Clima

«La stazione Ncop-Nepal Climate Observatory Pyramid è la piu alta Gaw (stazione di monitoraggio globale) della World Meteorologic Organization», spiega Gianpietro Verza, responsabile tecnico delle stazioni di monitoraggio EvK2CNR.

La stazione Piramide è un centro di eccellenza, in connessione satellitare con i database della Nasa: «Nasce come periferica del Laboratorio Osservatorio Internazionale Piramide». Qui, a 5.050 metri, ai piedi dell’Everest, vengono monitorati i gas delle attività umane immesse nell’atmosfera: «Tra le apparecchiature per la misura delle polveri sottili vi sono strumenti in grado di tracciare gli aerosol, misurandone la concentrazione numerica e la distribuzione dimensionale da 15 nanometri a 32 micrometri; misuriamo poi il “black carbon”, un agente preoccupante per i ghiacciai, data la sua incidenza sul potere di riflessione dell’energia solare da parte delle superfici innevate e glaciali». E poi i livelli di ozono: «Un gas che, nell’alta atmosfera fornisce un’importante protezione ai raggi Uv, ma a livello superficiale può causare problemi all’apparato respiratorio». Inoltre «il robot-radiometro spettrale, Cimel misura la radiazione da sole e cielo»: la trasparenza dell’aria, concetto quasi poetico che invece è dato e misura di particelle sospese, concentrazione di gas serra.

La tecnologia è interscambio. Possibilità per l’uomo di tradurre le sue idee: «L’Osservatorio ha un consumo elettrico attorno ai 50 Kwh al giorno, la sua alimentazione è fornita interamente da un sistema fotovoltaico, che può effettuare scambi di energia col sistema primario del Laboratorio Piramide». Tutti i dati: «Vengono raccolti e organizzati da un gruppo di computer che procede a una memorizzazione locale e a un invio via fibra ottica e WiFi al server della Piramide Ev-K2-CNR, costantemente connesso tramite satellite e stazione di terra a Singapore», infine i dati raggiungono gli istituti scientifici e ottengono una prima pubblicazione sul sito.

Tecnologia e alta quota. Una relazione possibile grazie a chi vive e abita quei luoghi (habitat è habitus e, anche, abitudine, ndr): «L’Osservatorio, da oltre sette anni, è gestito da personale locale, circa 15 sherpa, e altre etnie nepalesi – continua Verza -. I ricercatori interagiscono in remoto quotidianamente». Ogni anno «sotto la responsabilità scientifica dell’Isac-Cnr di Bologna e di Paolo Bonasoni, viene effettuata una missione che impegna tre-quattro persone per un mese».

Foreste

Il management Plan delle foreste del Central Karakorum National Park è stato definito “Gis partecipativo”. «Il termine Gis-Geographic Information System indica una serie di procedure – spiega Maria Teresa Melis, ricercatrice dell’Università di Cagliari che collabora con EvK2Cnr – elaborazioni digitali che permettono di gestire informazioni geografiche, descrivendo il territorio che ci circonda mediante simboli, colori ma anche attraverso elaborazioni numeriche e testi».

In questo caso, il Gis partecipato ha affrontato il problema della gestione della risorsa forestale, in territori difficili: «Le tecnologie legate all’acquisizione di dati da satellite» sono «le uniche fonti possibili per garantire l’accuratezza di un progetto così delicato e con ricadute locali». Geomappatura e prossimità. La tecnologia qui non solo è funzione, ma diviene : «Elaborazione di immagini da satellite calibrate con misure a terra», termini tecnici che significano dare un volto a un territorio, studiarne identità, la misura tecnologica che storna il reale e lo rende leggibile, senza Positivismo: «La trasformazione del dato tele-rilevato in informazione è il compito affidato agli specialisti, che utilizzano la cartografia come strumento di comunicazione e di discussione a livello locale» sintetizza Melis.

Gestione rifiuti valle del Khumbu e nel Karakorum

Il difficile tema dello smaltimento, dalle terre dei fuochi ai Paesi sviluppati che esternalizzano la diseconomia delle scorie. Anche in questo caso, EVk2-Cnr lavora per ridurre l’impatto dell’uomo, la sua “impronta (dis)ecologica: «Gli inceneritori che abbiamo installato a Namche Bazar in Nepal (Everest) a 3500 mt e ad Askoli (K2) a 3050 mt in Pakistan si fondano su un principio abbastanza semplice» racconta Maurizio Gallo, Responsabile EvK2Cnr per le attività in Pakistan: «Per bruciare rifiuti misti, inclusa la plastica, i tessuti,… i tipici residui della presenza in montagna è necessario raggiungere una temperatura molto alta nel processo di combustione», vicina agli 800-900° Celsius (oltre i 1000 kelvin, ndr)».

Condizioni estreme, situazioni difficili da risolvere, in questo caso continua Gallo, che hanno tenuto conto anche: «Del loro uso intensivo e della difficoltà di manutenzione in loco da parte del personale locale (difficoltà nella formazione, impossibilità di riparazioni, disponibilità di parti da sostituire ecc)». Eppure, l’uomo inventa, si dota di strumenti, innova, arriva. La giusta distanza. Bisognerà imparare a ottenerla anche con la “vita social-tecnologica”.