Edifici fatiscenti, fabbriche abbandonate, teatri dismessi, monasteri abbandonati, colonie, case del popolo. Sparso per tutto il paese langue un patrimonio di oltre sei milioni di beni inutilizzati o sottoutilizzati. Significa più di due volte l’area della città di Roma. Negli ultimi anni timidamente questi spazi vengono rianimati da piccole associazioni, giovani, qualche privato. Una realtà mappata negli ultimi due anni da Giovanni Campagnoli, che ha alle spalle una formazione economica e una lunga esperienza di politiche giovanili. Che ne ha fatto un sito di buone pratiche e un libro (“Riusiamo l’Italia. Da spazi vuoti a startup culturali e sociali”, edito da Gruppo 24 Ore) che racconta il metodo virtuoso per trasformare un patrimonio sprecato in una risorsa di sviluppo per le comunità e i territori.

Ora forte di questa esperienza Campagnoli lancia l’Università del riuso, un progetto formativo in collaborazione con Ppg Univer, che punta a offri strumenti efficaci per la rigenerazione urbana.

“Le richieste di formazione e consulenza sul riuso degli spazi sono aumentate molto e quindi è stata progettata una formula per poterle organizzare al meglio, non da soli, ma in collaborazione con il mondo profit aziendale, che a sua volta ne trae stimoli di innovazione” spiega Giovanni Campagnoli.

I corsi partiranno in primavera e si rivolgono ai quei giovani, quelle associazioni culturali e quelle imprese sociali che vogliono lavorare sul riuso degli spazi. I contenuti della formazione vanno dalla Social innovation (dall’individuazione del bene alla progettazione partecipata verso l’individuazione di nuove vocazioni), dall’Hardware e software dello spazio (l’approccio dell’impresa sociale e culturale), la ricerca della sostenibilità economica del progetto, il budget degli investimenti e di gestione, il marketing e le reti, l’organizzazione e il finanziamento, la misurazione di impatto sociale ai percorsi di riuso, analisi di opportunità e impatto della rigenerazione urbana, percorsi di creazione di valore economico sociale, occupazionale dei progetti di rigenerazione degli spazi urbani e rurali, le nuove funzioni degli spazi, i percorsi di gestione esternalizzata, il ruolo e gli strumenti della Pa nei percorsi di progettazione partecipata.

L’Università si avvale del network di professionisti Iperpiano e l’incubatore di imprese tecnologiche Enne3 dell’Università del Piemonte Orientale.

“Ora stiamo lavorando alla creazione di una piattaforma che possa facilitare l’incontro tra domanda e offerta, tra chi mette a disposizione gli spazi e chi è interessato a prenderli in uso. Questa piattaforma potrebbe essere uno stinolo a trovare modalità nuove di riuso, anche temporaneo” conclude Campagnoli.