Non è solo una questione tecnologica: le città diventeranno veramente smart solo quando i cittadini che le abitano avranno “digerito” e fatto proprie tutte le innovazioni proprie delle aree metropolitane 2.0.

 

Una sorta di “consapevolezza attiva” sui cambiamenti in atto appare quindi doverosa, così come una smart education è necessaria per ottenere il coinvolgimento che parte dal basso. E invece: quanto l’argomento legato alle smart cities è solo ancora un tema diffuso tra gli addetti ai lavori e le amministrazioni coinvolte?

 

Michele Vianello, digital evangelist di Ars&Inventio, lo consiglia in ‘Smart Cities’ (Maggioli editore), libro per lo più incentrato sull’innovazione della città sospinta dall’uso di Internet, dove si evince che dietro il termine smart cities si nasconde quasi sempre un’idea di innovazione come digitalizzazione dell’esistente, incentrata più sulla quantità di software e di hardware che sul ruolo di chi li usa e di chi abita la città. “Oggi è, invece, necessario – è il parere di  Vianello – ridefinire la “cittadinanza” negli ambienti urbani e mettere le persone, meglio i city user, al centro del processo di cambiamento”.

Rivoluzione di massa deve essere. Per non limitare le buone pratiche a singoli quartieri o condomini, o – ancora peggio – alla singola residenza. Per non ridurla a una scelta generazionale, né tanto meno di area sociale o geografica.

“Il nostro futuro inizia dalle città – è il parere enunciato nel libro ‘Le città sostenibili’ (edizioni Bruno Mondandori) da Andrea Poggio di Legambiente -. In Europa e nel mondo nascono nuove smart city, fondate su stili di vita sostenibili, sulla qualità degli spazi, sul lavoro verde. Ma non avrebbe senso costruire case ecologiche, a consumi ‘quasi zero’, se il quartiere, la città, l’ambiente circostante rimangono inquinati, trafficati e cementificati”.

Una città sarà quindi ‘smart DOC’ quando favorirà tra i suoi abitanti collaborazione, inclusione e tolleranza. Quando creerà le condizioni di governo, infrastrutturali e tecnologiche per produrre innovazione sociale. Ovvero benessere. Il tutto sotto l’egida delle migliori filosofie legate alla sostenibilità. A quel punto sarà facile dire “anch’ io mi sento smart in una città così”.