La regola d’oro per avere successo in finanza è semplice: comprare quando le quotazioni sono basse e vendere quando sono più alte. Non facilissimo, come sanno gli operatori del settore. Ma il vero problema, da qualche anno a questa parte, è anche il quando, dato che quantità enormi di scambi, il 30% almeno di quelli azionari e fino a quasi il 50% per i derivati, vengono eseguiti in tempo reale da computer che agiscono in base ad algoritmi sofisticati, e – si spera – anche saggi. Questi sistemi di regole matematiche riversano l’expertise dei trader umani esaltandone le capacità, data la potenza di questi sistemi elettronici, avviati a diventare i padroni del mercato. In un secondo, nel mercato del trading ad alta frequenza (high frequency trading), oggi come oggi si possono avere anche 100mila transazioni: si capisce allora che mettere a ogni operazione l’orario esatto di acquisto e successiva vendita è  fondamentale e irrinunciabile, per evitare frodi come quelle che sono costate svariati milioni di multa nel 2015 nientemeno che a Barclays. Questa banca di prima grandezza, speculando sul ritardo di un microsecondo, rifiutava gli ordini non profittevoli per la banca stessa, anche se magari lo erano per i clienti. Un comportamento inaccettabile che è stato duramente sanzionato. Ma il tutto è servito anche per varare una nuova normativa europea più severa, la Mifid II, che diventerà operativa dal 1° gennaio 2018.

Su questo scenario il nostro Paese cala ora una carta importante, con l’Inrim, l’Istituto nazionale di metrologia che rilascia il tempo standard italiano con una precisione rispetto al tempo universale, Utc, sempre inferiore ai cinque nanosecondi. Un record. Il progetto di Inrim, ufficialmente annunciato venerdì a Torino – dove ha sede l’istituto che qualche lettore ricorderà forse col nome storico di “Galileo Ferraris” – prevede di erogare un servizio assolutamente innovativo a Borsa italiana, tramite un collegamento in fibra ottica fra Torino e i server interessati di Milano, su cui invierà la base dei tempi con una precisione del microsecondo, un milionesimo di secondo. Se vogliamo immaginare questo  incredibile meccanismo, facendo viaggiare il segnale laser su fibra ottica l’Inrim è in grado di mettere su ogni ordine di acquisto o vendita una sorta di francobollo elettronico con timbro certificato a quell’ incredibile livello di precisione.

“In realtà per avere quei valori in modo affidabile occorre che il sistema sia almeno 100 volte più accurato, e infatti arriviamo al nanosecondo” ossia un miliardesimo, spiega Davide Calonico, il ricercatore dell’Istituto torinese che dirige questo avanzatissimo progetto, finalmente passato dalla fase di test, conclusa con successo, a quella di produzione. Quello che può fornire l’istituto torinese è insomma un servizio che oggi può acquistare chi vuole. E comunque dal 2018 gli operatori finanziari saranno tenuti ad avere sistemi che soddisfino questi requisiti: in altre parole dovranno avere tempi così precisi e sempre sincronizzati con un campione di riferimento. La rete della finanza mondiale, d’altro canto, è ormai globale e lavora in modo incessante 24 ore su 24 scambiando senza soluzione di continuità quantità impressionanti di azioni, certificati, future. Rimane ovvio che per evitare abusi, frodi o peggio, si impone una tecnologia affidabile per la distribuzione del tempo su tutto il pianeta, basata su enti che siano, a loro volta, affidabili e possano certificare che il servizio che forniscono rispetti la nuova normativa internazionale. Una svolta epocale per molti versi.

Questo è senz’altro importante, ma c’è dell’altro. E parecchio.  Infatti la dorsale di fibra ottica disponibile per l’Inrim, da Torino fino a Matera, verrà usata anche per altri scopi: questo servizio così accurato verrà infatti fornito anche alla scienza. Un esempio illuminante ce lo forniscono i radiotelescopi italiani di Bologna, Noto e Cagliari che sono fra loro connessi in fibra ottica e a loro volta sono in contatto con la rete mondiale di radiotelescopi denominata Vlbi, disseminata nei vari continenti. Queste gigantesche “padelle” da 32 o 64 metri di diametro ascoltano i segnali radio che provengono dal cielo, emanati da stelle e galassie. Questi segnali devono essere poi sincronizzati perché gli scienziati li possano utilizzare e quindi l’orologio comune, diciamo così, che tutti usano deve essere lo stesso. Ecco che arriva con la fibra ottica  il segnale laser di Inrim anche qui a dare l’ora esatta al microsecondo, in cui quel particolare segnale dell’universo è stato raccolto.

“L’Italia ha una tradizione di leadership in molti campi della misura del tempo – conclude Calonico -. Basti pensare che gli orologi atomici che governano il sistema di posizionamento globale europeo Galileo sono di costruzione italiana e che lo stesso sistema che verrà fornito alla finanza del nostro Paese viene dato anche ai centri di controllo italiani del sistema Galileo, a Matera e al Fucino”. È un esempio notevole, insomma, di come dalla scienza pura – in fondo gli orologi atomici sono partiti nel campo della fisica atomica più astratta – si sia arrivati a tecnologie nuovissime e performanti che creano nuovi scenari e mercati. Ma non solo questo, a loro volta questo ci fa entrare in uno dei capi più affascinanti che la scienza, di nuovo, vuole affrontare: cosa succede se continuo a “spaccare” il tempo in frazioni sempre più piccole? Così come è stato fatto per l’atomo non è forse che, a un certo punto, troverò un nuovo mondo, regolato dalla meccanica quantistica e non da quella classica? Cosa è insomma il tempo? Problematiche importanti che sfiorano non solo la scienza e che promettono, una volta ancora, di cambiarci la vita in modo radicale, come ha fatto l’elettronica, a sua volta basata su una rivoluzione della fisica, quella dei quanti. Altro che speculazioni inutili.  Anche per questo l’Unione Europea ha messo un gettone pesante, 1 miliardo di euro, sul tavolo dell’innovazione in questo campo con un progetto Flagship, bandiera, sulle tecnologie quantistiche, che comprendono anche nuove misure del tempo. In Italia il coordinamento sarà fatto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Per il vecchio detto “Il tempo è denaro” si aprono quindi nuovi, inaspettati, significati.