Una vetrina di e-commerce che sfrutta algoritmi e tecnologie 3D per vendere capi made in Italy in oltre 50 paesi al mondo. Si presenta così Lanieri, la startup piemontese che si è aggiudicata l’11ima edizione dell’Italian Master Startup Award (Imsa) 2017: il premio bandito da PniCube, associazione che riunisce  incubatori di estrazione universitaria, per eleggere la startup uscita dal’ambito universitario a più alto tasso di crescita e risultati di mercato su scala italiana. Lanieri è emersa nel 2013 dal circuito di i3P, l’incubatore del Politecnico di Torino, quando i due fondatori Simone Maggi e Riccardo Schiavotto hanno avuto l’intuizione che si sarebbe trasformata nella loro impresa: aprire un boutique di “sartoria online” per abbigliamento maschile, dove clienti italiani e stranieri possono fare shopping scegliendo tessuti, stile e prodotti. Come in un negozio qualsiasi, con la differenza che anche la modellazione del vestito si fa sullo schermo del proprio computer o dello smartphone. «L’idea era di creare nella moda un modello innovativo digitale. Ora vogliamo posizionarci sempre di più come sartoria online del made in Italy», spiega il cofondatore Simone Maggi da Palermo, dove l’edizione Imsa di quest’anno è stata organizzata dall’Università locale in collaborazione con l’incubatore Arca.

Lanieri conta oggi su una piattaforma multicanale, dove gli acquisti sono facilitati da alcune soluzioni digitali: un algoritmo per l’analisi delle misure anatomiche e, più di recente, un configuratore tridimensionale che permette di “provare” online fino a dieci milioni combinazioni di varianti, soffermandosi sui minimi dettagli, dai bottoni allo stile della giacca fino alle pinces sui pantaloni.  L’utente entra, sfoglia un’offerta di oltre 50 tessuti e seleziona il suo capo. I prezzi viaggiano dagli 80 euro delle camicie ai 590 euro da cui partono gli abiti, mentre le spese di consegna sono a carico del negozio.

La presenza online è affiancata da otto atelier fisici, anche se è il portale che domina l’attività del gruppo e i numeri registrati finora: 4,5 milioni di euro raccolti da investitori privati, 24 dipendenti e un fatturato di 2 milioni, sostenuti da vendite internazionale che incidono sul 35% del totale. I 5mila euro incassati dal concorso PniCube hanno un valore più che altro simbolico, rispetto al “vero” premio da mettere in bacheca: «Questo è un marchio che ci certifica come azienda innovativa – dice Maggi –. Ora vogliamo cercare di posizionarci sempre di più sul mercato internazionale, in particolare negli Usa: riceviamo da lì già il 4% degli ordini senza aver fatto alcuna campagna».
Nel futuro immediato potrebbero esserci alcune sorprese, anche solo a livello di progetti. Lanieri ha già fatto suoi gli attrezzi del mestiere dell’e-commerce in fase di realizzazione e personalizzazione del prodotto. Ora il salto in avanti potrebbe scattare da uno dei trend che ritornano con più insistenza nelle strategie di tutti i settori del tech: l’intelligenza artificiale. Maggi spiega che «si parla solo di una fase di studio», ma le idee sono abbastanza chiare: «Vorremmo creare dei chat-bot – dice –. Insomma, delle app di conversazione che rispondano alle domande dei clienti quando provano o scelgono un capo».

Uno dei limiti contestati all’e-commerce, soprattutto in mondi come quello della moda, è la carenza di contatto diretto con il prodotto e il suo venditore. I bot immaginati da Lanieri non si sostituirebbero alla consulenza di rivenditori in carne e ossa, ma potrebbero avvicinare di più i clienti. «Di base vogliamo portare online l’esperienza dei nostri ragazzi – dice Maggi –. I bot che pensiamo potrebbero dare risposte e informazioni a chi le cerca. Per ora è solo un’ipotesi. Ma vedremo presto se sarà possibile».