Il Brasile è il maggior esportatore mondiale di carne e il secondo a livello di produzione e consumo, con un settore che rappresenta il 6% del Pil nazionale. Ma che ha anche un impatto conseguente sull’ecosistema locale e sul livello di emissioni: negli ultimi 20 anni le mandrie sono cresciute del 200% arrivando a oltre 60 milioni di bestie, per il cui allevamento sono stati abbattuti oltre 300mila km quadrati di foresta, un’area equivalente più o meno all’Italia. Ma una svolta in chiave sostenibile è possibile e anche redditizio in termini economici. L’allevamento brasiliano è infatti diventato un case study per dimostrare che la sostenibilità può essere misurata in termini contabili e che può impattare sull’ultima riga del bilancio.

D’altra parte troppo spesso nei diversi settori le risorse sono utilizzate sulla base di un orizzonte di breve termine e sulle pressioni di bilancio. Nel loro lavoro “Deforestation-free supply chains” Tensie Whelan, del Centre for sustainable business della Nyu Stern, Bruno Zappa and Nemanja Babic di A.T. Kearney hanno dimostrato – dati alla mano – che “la sostenibilità incorporata nel business condiziona la performance finanziaria mediante fattori intermedi come l’innovazione, l’efficienza operativa, la riduzione del rischio, il coinvolgimenti dei dipendenti, la fiducia dei consumatori e dei fornitori, il vantaggio competitivit, la riduzione del costo del capitale e dal miglioramento delle vendite e del marketing”. Insomma, per la gran parte fattori che diventano benefici di lungo periodo e che si trasformano in vantaggi economici per l’intera filiera.

L’analisi ha così potuto evidenziare che la sostenibilità può materializzarsi in un aumento tra il 12 e il 23% del fatturato per gli allevatori e che poi si riducono in termini percentuali (ma non certo in valore assoluto) proseguendo nella filiera per i macelli (fino allo 0,1%) e per il settore al consumo (fino allo 0,7%), in considerazione delle dimensioni di questi ultimi attori. Per esempio, la rotazione e l’allevamento meno intensivo portano a una riduzione del consumo di terra e a un miglioramento qualitativo della carne che portano a un incremento dei prezzi di vendita. Che portano a un impatto positivo sulla redditività.

Ma che si trasformano in vantaggi senza prezzo per  l’ecosistema, per le emissioni e per il consumatore.