Chiunque volesse riprodurre in 3D un oggetto già esistente deve avere a disposizione uno scanner tridimensionale, che sappia riprodurre nei minimi dettagli l’oggetto trasformandolo in comandi per la stampante 3D. Se per quest’ultima i prezzi stanno scendendo in maniera visibile,  gli scanner sono ancora oggetti molto costosi e inaccessibili al grande pubblico. E’ per questo che Bimba Shrestha, 17enne americano dell’Iowa di origine nepalese, si è messo a lavorare a un progetto di scanner a prezzo contenuto, portatile e open source, disponibile quindi al contributo di tutti i programmatori.

Attualmente le macchine che fanno diventare file gli oggetti reali funzionano con un raggio laser rotante attorno all’oggetto e da una fotocamera che scatta centinaia di fotografie. La soluzione di Bimba è fatta di una fotocamera che prende una sola immagine dell’oggetto, al cui fianco è montato un raggio laser lineare che legge l’oggetto, che in questo caso rotea su se stesso, ad un angolo determinato. Le forme individuate dal laser vengono spostate a un programma scritto in Java, il video tagliato in centinaia di singoli frame e individuerà i punti in cui il raggio laser si trova in ogni singola immagine, quelli che sono etichettati come “punti cloud”. A questo punto viene ricostruito dal software l’oggetto in termini virtuali, pronto per la stampa o per eventuali modifiche. La semplificazione di tutto il processo permette la portabilità dello scanner.

Le specifiche del software sono open source, permettendo quindi a chiunque lo voglia di portare idee e proposte di  cambiamenti, in modo da garantire che ci siano “i contributi di tutti per garantire l’accessibilità a questo oggetto che sta diventando sempre più rilevante”, spiega Bimba.