Parlare di privacy all’indomani dei sanguinosi eventi di Parigi potrebbe apparire anacronistico. Ma la lotta al terrorismo non dovrebbe passare per un arretramento sul fronte dei diritti personali. Per quanto può risultare difficile si tratta di trovare un equilibrio delicato tra sicurezza e libertà. Anche la Carta dei diritti di internet approvata recentemente alla Camera dei deputati italiana in vista dell’Igf che si è tenuto questa settimana in Brasile insiste sulla tutela dei diritti civili così come riconosciuti dalla cultura occidentale per lo sviluppo di una piena cittadinanza digitale.

In questo ambito uno specifico capitolo riguarda il diritto di ciascuno alla protezione dei dati che lo riguardano, per garantire il rispetto della sua dignità, identità e riservatezza. Mentre un altro indica che “i sistemi e i dispositivi informatici di ogni persona e la libertà e la segretezza delle sue informazioni e comunicazioni elettroniche sono inviolabili. Deroghe sono possibili nei soli casi e modi stabiliti dalla legge e con l’autorizzazione motivata dell’autorità giudiziaria”. Una disposizione che si è resa necessaria alla luce del Datagate e alla raccolta massiccia e indiscriminata di dati svelata da Wikileaks, ma anche per contrastare la tendenza di soggetti privati a violare la privacy dei cittadini per tutelare il diritto alla proprietà intellettuale. Anche il numero uno di Apple, Tim Cook, ha sottolineato come la questione della privacy sia una di quelle fondante del mondo digitale.

E proprio questa settimana il discusso “eroe” che ha svelato l’opera di spionaggio della Nsa, il whistleblower Edward Snowden, ha indicato la sua visione sulla questione. Lo ha fatto in un’intervista con The Intercept, la rivista online per cui oggi lavora Glenn Greenwald, il giornalista che ha diffuso le rivelazioni dello stesso Snowden. L’intervista parte proprio dai consigli concreti proposti dalla “gola profonda” del Datagate per tutelare i propri dati personali digitali.

Eccoli:

– in primo luogo “crittare le proprie telefonate e i messaggi via web”. Come? Tutti, anche i meno esperti, possono farlo con una app per smartphone come Signal, gratuita e scaricabile facilmente dai negozi Android o iOS: uno strumento molto facile da usare.

– Seconda possibilità, crittare il proprio hard disk, mettendolo al riparo da occhi indiscreti o dalla possibilità di intrusioni in caso di furto o smarrimento dei propri device

– In ogni caso è fondamentale proteggere i propri dati con password sicure e difficili da individuare, diverse a seconda dei servizi utilizzati: “Usate un buon gestore di password”, consiglia Snowden, in grado di creare chiavi uniche “per ogni singolo sito, che siano resistenti e non richiedano lo sforzo di  memorizzazione da parte vostra”, come per esempio KeePassX, gratuito, open source, multipiattaforma e che non si basa sulla cloud.

– Ultimo consiglio: una procedura a doppia autenticazione, che necessita oltre all’inserimento della doppia password anche un codice fornito appositamente via sms sullo smartphone. Il che significa che chi vuole entrare nei vostri dati ha bisogno della doppia password: quella del servizio e quella per entrare nello smartphone o nel device specifico.

Se questi sono i consigli specifici, Snowden apprezza anche il ricorso a Tor, il sistema  di anonimizzazione che nasconde l’indirizzo Ip del singolo. Ma anche il ricorso alla “condivisione selettiva”: “Non tutti devono sapere tutto di noi”, afferma Snowden, sottolineando l’opportunità di una condivisione volontaria e consapevole dei dati. Già, la consapevolezza: è questo il punto da cui partire, la coscienza che ogni utenete deve avere delle informazioni sensibili, del gradi di condivisione e di protezione, delle controparti e dei servizi, delle vulnerabilità. E questo non si può scaricare dall’App Store. Ma nasce dell’istruzione e dalla pratica quotidiana.