Pc, tablet, smartphone. Staccare sembra impossibile. E forse si ha anche paura di trovarsi “scollegati” dalla propria realtà, in una sorta di nuova dimensione, tanto che le vacanze diventano quasi un “sacrificio” in cui si perdono i collegamenti con il proprio mondo e con la realtà, specie se i fidi strumenti di connessione ci abbandonano. A peggiorare la situazione, poi, arriva sicuramente l’insicurezza che oggi accompagna molte situazioni professionali, in un periodo che vede sovrapporsi fusioni e ristrutturazioni aziendali e le difficoltà di chi vive la libera professione.

La ristrutturazione, in particolare  rappresenta sicuramente un elemento  di grande impatto su chi lavora perché assomma diverse condizioni in grado di indurre stress, come dimostra una ricerca pubblicata su Hypertension e condotta qualche tempo fa presso il Centro di ricerca sulla terapia neurovegetativa dell’Ospedale Sacco  di Milano da Daniela Lucini, attualmente responsabile della Sezione di Medicina dell’Esercizio e Patologia Funzionali dell’Istituto Humanitas.. “Tre diverse situazioni “pesanti” per il sistema nervoso si assommano. La prima è ovviamente l’ansia di perdere il lavoro, la seconda l’impossibilità di controllare quanto avviene perché viene deciso da altri, la terza il rischio che si modifichi la condizione operativa di ogni giorno. Il nostro studio ha considerato un centinaio di dipendenti di una grande azienda a Milano, permettendo di dimostrare che lo stress non è solo una reazione psicologica, ma può essere valutato e misurato anche in termini clinici e diagnostici ben definiti. E soprattutto, può essere trattato direttamente sul posto di lavoro”.

Dall’indagine emerge chiaramente che nella popolazione sottoposta a stress lavorativo oltre ad uno stato di “sofferenza” psicologica, si ha un incremento medio della pressione arteriosa, con valori di “preipertensione”. Ma non basta: si aggiungono i classici sintomi come accelerazione del respiro, problemi digestivi, aumento dei battiti cardiaci che sono risultati ben più elevati e “alterati” in chi lavora rispetto a ciò che si osserva in persone di pari età, non sottoposte alla tensione lavorativa. La ricerca fa il paio con quanto emerso in Israele, sempre qualche anno fa, su 677 lavoratori di mezza età: secondo lo studio, pubblicato su Psychosomatic Medicine, il troppo stress professionale farebbe crescere il pericolo di ammalarsi di diabete. Dei 677 lavoratori osservati, 17 hanno sviluppato il diabete di tipo 2 durante il periodo di controllo. I ricercatori hanno scoperto che i lavoratori soggetti a esaurimento da lavoro avevano un rischio quasi raddoppiato di sviluppare il diabete di tipo 2, anche tenendo conto di variabili come età, obesità, attività fisica che potrebbero contribuire all’insorgenza della malattia.

“Sia chiaro, quando parliamo di stress e dei suoi danni dobbiamo pensare alla tensione cronica che si scarica sull’organismo, piuttosto che a un colloquio di lavoro o a un esame – precisa l’esperta -. I problemi iniziano quando il carico di lavoro e la tensione emotiva diventano eccessivi, quando i problemi superano le nostre capacità di gestirli, quando la motivazione manca o – soprattutto – se non si riesce più ad avere il controllo della situazione, ecco che possono iniziare i problemi. In pratica si verifica un disequilibrio tra le richieste e le nostre risorse. In questi casi una condizione emotiva come la paura di perdere il lavoro o il timore di profondi mutamenti in ambito professionale possono tradursi in sintomo fisico o malattia vera e propria”.

Per fortuna, come dimostra l’esperienza milanese, esistono le possibilità di agire su questo stress, attraverso interventi che si basano su corsi di ginnastica respiratoria attiva, sul sistema nervoso autonomo e sul counselling. Certo è che in una congiuntura economica come questa, anche le vacanze possono diventare un momento di tensione, sorpattutto se si pensa costantemente al rientro. Il rischio è quello di ammalarsi di “presenteismo”, diretto o mediato dalle strumentazioni informatiche che ci connettono alla realtà professionale ogni giorno.

La conseguenza di questo atteggiamento rischia di manifestarsi al ritorno al lavoro. A rischio di stress da rientro sono soprattutto coloro che hanno fatto delle vacanze “estreme” per il proprio organismo, nel senso che hanno concentrato nelle canoniche due settimane lunghi viaggi, esperienze fisiche stressanti, alterazione dei ritmi dei pasti e del sonno senza dimenticare che anche chi ha completamente “mollato gli ormeggi”, richiudendosi in un riposo pressoché assoluto, può andare incontro a pesanti condizioni di stress una volta rientrato nella routine professionale quotidiana.  Ma questo si scoprirà solo alla fine delle ferie!