Prima puntata di oggiArtigiani, esperimento di scrittura creativa e multimedia journalism, realizzato con gli studenti del 2° anno del Corso di cinema d’impresa Scuola Nazionale di Cinema-Centro Sperimentale di Cinematografia Sede Lombardia per scoprire cosa significhi essere artigiani nel ventunesimo secolo. In questa puntata il laboratorio monzese Maga Animation Studio

Se l’artigiano è il suo mestiere, nell’epoca della riproducibilità tecnologica anche le domande impongono cambiamento, che fine ha fatto dunque lo scalpello nel ventunesimo secolo? E la bottega?

«Ci possiamo considerare degli artigiani digitali» dice Massimo Ragazzi, fondatore di Maga Animation Studios, uno studio d’animazione fondato a Milano nel 1996. Sono passati solo vent’anni, nella tecnologia equivalgono a cento.

Gli Studios di Maga producono spot, film, serie animate create con l’utilizzo di software, character design e acting. I punti di forza dell’azienda ditale-artigiana, secondo lo stesso fondatore, sono la caratterizzazione dei personaggi, la loro recitazione. L’aspetto a cui l’équipe punta è «la verosimiglianza dei modelli» dichiara Ragazzi, puntando a eccellenze internazionali: «lo standard americano della Disney».

Dalla realtà alla finzione per tornare, infine, alla realtà. Una realtà che diviene aumentata, in virtù del doppio passaggio. Software e hardware combinati, in un’equazione che ha all’interno del suo algoritmo tanta capacità tecnica quanto creativa. Eppure la domanda rimane. Queste botteghe lab possono essere considerate ancora artigiane? Una bottega è un’officina creativa in cui professionisti creano oggetti con l’aiuto di strumenti tradizionali… Andando a visitare questi laboratori digitali ci si rende conto  che gli strumenti si sono evoluti, divenendo tecnologici: computer, programmi di editing. Stessa anima, diversi mezzi. I programmi informatici del resto sono strumenti, è la persona che li maneggia che fa la differenza, con le sue idee, le sue visioni, le sue intuizioni.

Anche qui, come nelle vecchie botteghe, c’è l’opportunità per i giovani di rubare i segreti del mestiere. Solo che i trucchi si imparano digitando codici, sviluppando mondi diversi, immaginari. Un margine di crescita tecnologico, aumentato. Ma la crisi ha colpito anche il settore dell’artigianato digitale. I prestiti alle piccole imprese, al novembre 2014, sono calati del 2,5%. Peggio nel mercato del credito con un calo del 4% (Fonte: confartigianato.it).

Anche il comparto è in attesa della ripresa, Jobs Act e riforme, che qualcosa migliori… anche se il fondatore di Maga punta il dito: «Noi ce la facciamo – chiosa Ragazzi – ma sono arrabbiato con il paese che non fa niente per le aziende, penso a tutti quelli che non ce l’hanno fatta». Parla degli ultimi anni Ragazzi. Occorre scongiurare che, dopo i cervelli in fuga – i molti ricercatori universitari e creativi che negli scorsi anni, per mancanza di prospettive hanno tentato, e trovato in molti casi, la fortuna all’estero – tocchi anche agli artigiani tentare via di fuga. Come nell’evoluzione dei comparti occorrerà riformulare il lessico del made in Italy, aggiornarlo con nuovi termini, qualità, strumenti. E nuove parole, e visioni.