La notizia è una di quelle che rischiano di sembrare inverosimili, o almeno di rimanere schiacciate tra tecnicismo astruso e limitata rilevanza; eppure si tratta di una svolta storica: da oggi le pagine web hanno un incontrovertibile timbro che ne certifica la data. E questo risultato lo regala bitcoin, proprio la criptovaluta che toglie il sonno a banchieri e regolatori e viene usata per i ricatti online. Il registro pubblico delle transazioni bitcoin, la cosiddetta blockchain, è difeso da un network computazionale la cui potenza non ha paragoni nel mondo finanziario o militare. Questo network garantisce la sicurezza del registro, consentendone l’aggiornamento ma preservando al tempo stesso l’immutabilità della storia transazionale consolidata.

Su questa immutabilità si basa l’idea del timbro “data certa”: è possibile inserire all’interno di una transazione bitcoin un identificativo univoco, l’hash value, che caratterizza inequivocabilmente un certo insieme di dati, come se ne fosse l’unica incontrovertibile impronta digitale. In questo modo si ottiene che l’immutabilità e la marcatura temporale della transazione bitcoin si trasferiscano anche all’impronta digitale. E quindi sarà possibile in qualsiasi momento successivo provare che quell’insieme di dati esisteva esattamente in quello stato al momento della marcatura temporale.

Pioniere di questa tecnica chiamata timestamping o notarizzazione è Peter Todd, uno degli sviluppatori bitcoin più noti, aiutato da Riccardo Casatta, lo startupper italiano che con EternityWall ne promuove l’utilità attraverso molteplici applicazioni. Assieme hanno standardizzato la metodologia in un protocollo aperto e open-source, chiamato OpenTimestampsL’ultima applicazione di questo protocollo è stata quella di “notarizzare” tutti i contenuti di archive.org, l’archivio internet non-profit che cataloga e conserva siti web (oltre a milioni di libri, video, file musicali e software). Archive.org è una macchina del tempo per il web: consente di vedere com’era una pagina internet in un qualsiasi momento del passato. Da oggi la datazione della pagina non si basa più sulla fiducia in archive.org, ma sulla stringente prova crittografica fornita dalla blockchain di bitcoin. E la prova crittografica, oltre a certificare la data, garantisce che archive.org non abbia manipolato il contenuto in date successive. E’ come se tutte le nuove pagine pubblicate su internet fossero ogni giorno automaticamente depositate da un notaio incorruttibile.

“Quando ci viene in mente che avremmo dovuto apporre un timbro di data certa a un documento, è di solito troppo tardi”, ci dice Peter Todd alla presentazione dei risultati presso il BlockchainLab milanese: “Con l’integrazione tra OpenTimestamps e archive.org questo problema è risolto per una quantità gigantesca di documenti, senza particolari sforzi”. “E’ straordinario osservare come grazie alla sicurezza di bitcoin sia possibile ottenere oggi, in modo semplice e sostanzialmente gratuito, un risultato che sarebbe altrimenti sfidante ai limiti dell’impossibile”, aggiunge Riccardo Casatta. Casatta e la sua EternityWall nel 2015 consentivano di iscrivere brevi frasi nella blockchain di bitcoin: come fossero graffiti digitali o tweet non cancellabili sul registro della criptomoneta. Recentemente ha invece aiutato Intesa Sanpaolo e Deloitte per la notarizzazione del database transazionale della banca, rafforzando tramite questa tecnica la soddisfazione degli adempimenti regolamentari che riguardano preservazione e immutabilità di quei dati.

Nell’ubriacatura generalizzata che declama le sorte magnifiche e progressive della blockchain, la notarizzazione rappresenta la principale e finora unica applicazione non monetaria della tecnologia utilizzata da bitcoin. La sua sottovalutazione consegue dalla comprensione confusa che circonda la reale natura di bitcoin.

Bitcoin è un bene digitale scarso: la sua quantità è limitata, è trasferibile ma non duplicabile. Un mix inconsueto di crittografia, teoria dei giochi, scienza monetaria e connettività di rete rende possibile per la prima volta in ambito digitale qualcosa di equivalente all’oro fisico: scarso, non riproducibile, non falsificabile. In un certo senso la notarizzazione rappresenta per bitcoin, oro digitale, quello che la gioielleria rappresenta per l’oro fisico: inessenziale a definirne la natura, ne sfrutta magnificamente le caratteristiche.

Il mondo sembra prenderne progressivamente coscienza: negli stessi giorni in cui Todd e Casatta lavoravano a notarizzare il web, il valore di bitcoin segnava ripetutamente nuovi record storici. Se nell’aprile 2011 bitcoin valeva un dollaro, oggi sembra intravedere quota 2000. Le trasformazioni tecnologiche e culturali acquistano sempre maggiore velocità e radicalità: è inutile ogni demonizzazione, per usarle bene e dormire sereni è fondamentale dissipare la confusione e capirne la natura.