I residui della produzione dello zucchero possono essere la materia prima per realizzare un nuovo tipo di plastica, completamente biodegradabile in acqua e terra e che secondo gli inventori ha le stesse caratteristiche della plastica tradizionale derivata dal petrolio. «Per questo motivo siamo i migliori partner dell’agricoltura – dice con entusiasmo Marco Astorri che nel 2007 ha fondato Bio-on e si prepara alla quotazione alla borsa di Milano in luglio – siamo partiti con gli scarti della produzione di zucchero da barbabietola e canna da zucchero ma stiamo lavorando anche su altri residui come quelli dell’olio d’oliva o del vino».

L’idea è semplice: alimentare con una melassa derivata dalla produzione di zucchero (una materia che altrimenti andrebbe smaltita) una particolare (e brevettata) coltura di batteri che sintetizza il bio polimero, un Pha. «Nutriamo i batteri e sono loro che producono il polimero» spiega Astorri. La fase successiva è estrarre questa materia, una polvere bianca, la plastica vera e propria, che potrà essere utilizzata negli attuali impianti di stampaggio della plastica e che secondo Bio-on ha la medesima resistenza termica e meccanica della plastica tradizionale. Astorri sottolinea con forza due caratteristiche di questo ciclo: «la nostra bio plastica trasforma un prodotto di scarto che andrebbe invece smaltito con i relativi costi. E non ha quindi alcun impatto sul ciclo alimentare, contrariamente a quanto accade per altri tipi di prodotti “bio” come biocarburanti o altre bioplastiche che utilizzano cereali come materia prima».

Seconda caratteristica, la biodegradabilità: «Già nel 2008 Vinçotte ha certificato che questo bio polimero si dissolve in poche settimane nel terreno o in acqua di fiume o mare senza lasciar traccia». I Pha, poliidrossialcanoati, sono noti da quasi cent’anni ma uno dei problemi finora mai risolti è stata la industrializzazione della loro produzione che Bio-on ha superato grazie agli ingegneri di Techint, il colosso italiano specializzato in raffinerie e petrolchimici. Il primo impianto pilota di Bio-on è attivo a Minerbio, a pochi chilometri da Bologna e nei pressi di uno dei più grandi zuccherifici italiani, quello di Co.pro.B, che fornisce la materia prima. Non esistono ancora prodotti commerciali realizzati con questo polimero, c’è una serie limitata della lampada Miss Sissi di Flos e numerosi prototipi in diversi campi di applicazione.

«Abbiamo 6 laboratori nel mondo e siamo impegnati con molte aziende internazionali in progetti di ricerca per studiare come applicare la nostra tecnologia – spiega Marco Astorri. Recentemente abbiamo firmato un accordo con Magna, che è il principale fornitore dell’industria automobilistica, per studiare come sostituire con la nostra bio plastica quella tradizionale in un settore esigente e complesso come quello automotive». Altri progetti di ricerca riguardano il metal replacement, cioè come sostituire il metallo con la bio plastica; la realizzazione di strutture di supporto (scaffold) di colture di cellule ossee che servono per rigenerare un osso umano; la realizzazione di rivestimenti ecologici che impediscano la crescita di organismi marini, come le alghe, su barche o qualsiasi altro oggetto immerso in mare (nell’ambito del progetto europeo Seafront (Synergistic Fouling Control Technologies).