Le biblioteche sono “buchi neri di Internet”. Mentre, infatti, la società tutta si sta reinventando, incluso il mondo dei media e dell’editoria, le biblioteche stentano a rinnovarsi. Il problema è che non riescono a superare il tradizionale modello di “custodi di risorse” per trasformarsi in “centri di comunità connesse” contribuendo in questo modo – attraverso le potenzialità della rete e delle proprie comunità di riferimento –  alla costruzione collettiva della conoscenza. L’analisi è di David Weinberger, tecnologo della comunicazione e autore del Cluetrain manifesto, nel corso di un convegno tenuto a Firenze dall’OnLine Computer Library Center, organizzazione sociale che gestisce la rete culturale più grande del mondo con oltre 75mila tra biblioteche, archivi e musei.

Poco dopo, a metà marzo, si sono dati appuntamento a Milano oltre 2mila bibliotecari,  nell’ambito del convegno internazionale “Digital Library / La Biblioteca Partecipata” con l’obiettivo di mettere a punto nuovi modelli di biblioteca digitale capaci di interagire con il sempre più pervasivo e mutevole ecosistema digitale. D’altronde, già la Federazione mondiale delle biblioteche (Ifla), nel suo “Trend Report 2013” era stata chiara: le biblioteche – rispetto al flusso di informazioni  dentro il quale sono immersi  gli utenti – sono in grosso ritardo e difficoltà sia rispetto ai servizi online dei privati (motori di ricerca ma non solo) sia rispetto ai social media e  rischiano una definitiva marginalizzazione.

E  tra le proposte più condivise è emersa quella di una biblioteca digitale facilitatrice nei processi di creazione delle conoscenze ispirata al modello della  “biblioteca partecipata”: una “visione” di biblioteca del futuro “social e web 2.0” del bibliotecario statunitense David Lankes, nuovo guru della biblioteconomia. Secondo Lankes, l’ecosistema digitale impone a tutte quelle biblioteche che non vogliono solo “sopravvivere”, di essere qualcosa di più e di fare qualcosa di diverso. La strada maestra è un nuovo patto che le biblioteche devono affrettarsi a stipulare con le comunità di riferimento ma anche e soprattutto con le più ampie comunità virtuali del web. Tutto questo per arrivare appunto a una “biblioteca partecipata”, vale a dire un nuovo spazio di “conversazione” suscettibile  poi a declinarsi in diverse modalità:  “apprendimento permanente”, “distribuzione di conoscenza per comunità di utenti speciali” oppure “laboratorio e catalizzatore di creatività”.

Ma si è affacciato anche un’altro nuovo paradigma per la biblioteca digitale, vale a dire quello centrato sulla distribuzione digitale (e-lending) della conoscenza:  biblioteche digitali come piattaforme store online magari anche in competizione con progetti imprenditoriali privati tipo Amazon Kindle Unlimited, Scribd oppure gli italiani Bookstreams, Lea, ecc. L’idea è che  il mondo delle biblioteche dovrebbe abbracciare i servizi di prestito digitale, anche perché come sostenuto da Peter Brantley – direttore del “Digital Library Applications” presso la New York Pubblic Library – un sistema bibliotecario nazionale potrebbe acquistare licenze di accesso a cataloghi estesi di ebook e poi rendere tali cataloghi disponibili gestendone e vendendone gli accessi come subscription provider intermedio direttamente agli utenti delle biblioteche o alle biblioteche pubbliche del paese”.

Di contro, come ha fatto notare Giulio Blasi,  Ceo di Horizons Unlimited, società che ha realizzato il servizio MediaLibraryOnline – esiste una questione di legittimità per gli enti pubblici nel competere e/o collaborare  a una competizione di mercato sia rispetto alle leggi antitrust e della concorrenza sia riguardo la finanziabilità di tali servizi con le imposte. Tuttavia –  sempre secondo Blasi – resta il fatto che le biblioteche  – anche attraverso la competizione –  devono sforzarsi per far evolvere la loro posizione nella catena del valore editoriale per preservare la propria funzione pubblica e sviluppare tutte le interazioni possibili sulla base del nuovo ecosistema digitale.

Un esempio in tal senso è il progetto “MediaLibraryOnline plus” che vede una partnership tra editori, biblioteche, distributori e librerie (fisiche e online) per sviluppare un sistema di subscription autonomo che avrà le biblioteche come soggetto centrale. Una nuova piattaforma basata su abbonamenti mensili che consentirà agli utenti di prendere in prestito ebook dalle biblioteche aderenti alla rete, di accedere in streaming a collezioni di ebook e di acquistare ebook con sconti e “crediti” accumulati usando i servizi bibliotecari e di streaming.