Anche un’istituzione secolare come la Bank of England, con i suoi oltre tre secoli di storia, ha dovuto riconoscere che la crisi finanziaria del 2008 ha reso evidente che i modelli economici utilizzati sono inadeguati alla realtà. Allora che fare? Nel tentativo di trovare delle chiavi di lettura migliori del sistema economico e di quello finanziario ha deciso di aprire la propria ricerca al contributo degli esterni, chiamando a raccolta economisti ed esperti di altre discipline. “Storicamente la nostra ricerca è rimasta confinata a questo edificio e non siamo stati molto bravi nel trovare quello che non sapevamo – ha spiegato il capo economista della BoE, Andy Haldane -: siamo consapevoli che le sfide che abbiamo davanti non possono essere tutte risolte da soli, così contiamo sul fatto che altri ci possano dare una mano”.

La Banca centrale ha così ha messo nero su bianco una propria Research Agenda in cui delinea le linee programmatiche dei temi su cui si sta concentrando: “Fare dei progressi su un’agenda così vasta richiede contributi dalla più ampia comunità di accademici, policymaker ed esperti, sia nel campo dell’economia e della finanza che da discipline esterne, che spaziano dalla psicologia all’epidemiologia, dalla computer science al diritto”, afferma l’introduzione, spiegando che lo scopo è proprio quello di condividere la propria agenda di ricerca e poter apprendere da contributi esterni.

Uno sforzo, aggiunge la Old Lady mettendo a dipsosizione anche un discussion paper più dettagliato, che “fornisce un’opportunità unica per affrontare alcune delle più rilevanti questioni che si trovano di fronte i policymaker, spostando allo stesso tempo in avanti le frontiere accademiche”. D’altra parte l’analisi economica ha già beneficiato della contaminazione con altre discipline come dimostra, per esempio, l’economia comportamentale, che ha analizzato i fattori psicologici e sociologici che stanno alla base delle decisioni economiche degli individui, ben lungi dall’essere delle scelte puramente razionali. Ma, aggiunge Haldane, sono stati compiuti errori anche prima dell’ultima crisi finanziaria: “Le banche non avevano un grande ruolo nei modelli utilizzati per dare un senso all’economia… Così non pensavamo che il sistema bancario potesse rappresentare un potente fonte di minaccia o di instabilità”. E invece…

Ma non si tratta solo di aprirsi ad altre discipline. L’obiettivo di comprendere meglio come i sistemi sociali si comportano in situazioni di stress può essere anche raggiunto con modalità innovative per una Banca centrale: “Abbiamo iniziato a investre in nuovi dataset e database, nella dinamica dei social media e in cose simili, per aiutarci”, aggiunge il capo economista. Così la misurazione della disoccupazione può essere affinata o anche anticipata rispetto alle statistiche ufficiali utilizzando l’analisi delle ricerche di lavoro tramite Google, dopo che diverse ricerche hanno verificato l’esistenza di una stretta correlazione. Anche diversi istituti di statistica ufficiali, tra cui l’Istat italiano, stanno ricorrendo a Big data per rendere più efficace la raccolta e l’interpretazione dei dati.

L’idea di utilizzare il meccanismo del crowdsourcing per condividere le idee e verificare le teorie non è nuovo in economia. L’aveva utilizzato, per esempio, Thomas Piketty nell’ambito del suo libro sulla diseguaglianza e sulla distribuzione della ricchezza nel mondo capitalistico, aprendo il dibattito online ai contributi di economisti e statistici sui dati che forniva nel libro.

Ma senz’altro la Bank of England si dimostra particolarmente aperta all’innovazione. Basti pensare che è stata la prima a prendere in considerazione in maniera seria il modello insito nel bitcoin, arrivando a non escludere che in futuro il meccanismo possa essere utilizzato anche da Stati sovrani. “L’aspetto prezioso del bitcoin – afferma Haldane – è che risolve un problema che in precedenze era ritenuto irrisolvibile: come ottenere l’autenticazione di una transazione senza la necessità di una terza parte autorevole e neutrale, come uno Stato. Questo può rappresentare un’innovazione per il denaro e per altre cose”. E il discussion paper include anche l’aspetto dei nuovi sistemi di transazione tra quelli su cui la Banca centrale è pronta a raccogliere idee.