Una delle priorità delle città del futuro è quella di decentralizzare i servizi per avvicinarne la gestione agli utenti che devono nel contempo essere chiamati a collaborare per metterle a punto. Poiché nei servizi pubblici produzione ed erogazione sono contemporanee, il coinvolgimento delle persone è uno strumento che consente un rapido miglioramento dell’efficienza.

Un esempio di questo tipo di policy si può incontrare a Buenos Aires, dove tra gli obiettivi tematici dichiarati dalla città c’è quello del pubblico coinvolgimento e cambiamento culturale: “Spargere l’idea che la soluzione ai problemi che la città deve affrontare debba venire non solo dal governo, ma anche dai cambiamenti nel modo in cui le persone si comportano e interagiscono tra loro”.

Come ha spiegato il sottosegretario argentino alla modernizzazione, Fernando Benegas, questi risultati sono stati ottenuti  sviluppando metodologie a partire dalle tecniche più recenti come quelle del “lean startup” (che prevede il miglioramento iterativo di un prodotto attraverso una sperimentazione sul campo, con misurazione della performance e feedback da parte dei clienti) o del “design thinking” (cioè la progettazione che procede attraverso l’esplorazione contemporanea di varie possibili soluzioni per far emergere nuove idee non contemplate inizialmente). “Lavoriamo insieme ai cittadini durante l’intero processo. Creiamo piccoli prototipi insieme a loro e li mettiamo sul mercato molto rapidamente. Dai manager pubblici vogliamo un atteggiamento ‘fail fast’: non è un problema fallire, nemmeno molte volte, purché si identifichi rapidamente la soluzione che contiene meno errori e ha richiesto meno correzioni, che possa essere applicata su scala più grande”. Ogni soluzione trovata continua comunque a rimanere allo stato “beta” e a essere monitorata e ottimizzata.

La ricerca di partecipazione è presente anche a Johannesburg, come ha spiegato Nontokozo Adebe, capogruppo per il coordinamento delle policy e strategie della città. “Se in precedenza cercavamo di fornire direttamente i servizi alle comunità locali, ora ci rivolgiamo alle comunità stesse perché siano loro ad erogarli. Abbiamo detto loro: coproduciamo i servizi, progettiamoli insieme. Le abbiamo organizzate in piccole cooperative che si autogestiscono. Per esempio, invece che inviare camion municipali a ritirare le immondizie, ogni comunità ritira le proprie. Questo diventa anche un mezzo per combattere povertà e disoccupazione, dato che il budget che una volta veniva usato per i camion ora viene erogato direttamente alle comunità”.