L’azione di spionaggio della Nsa “tradisce la promessa originaria di internet: uno spazio libero per la collaborazione e la sperimentazione, e un luogo libero dalla paura”. Così  il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales ha motivato la decisione di Wikimedia, la fondazione che gestisce l’enciclopedia online, insieme a una decina di organizzazioni di difesa dei diritti umani, di portare in tribunale la National Security Agency e il Dipartimento della giustizia americano per la vicenda del Datagate.

Motivo? La massiccia operazione di sorveglianza e spionaggio attuata dall’agenzia americana mediante un’intercettazione – “un sequestro” – generalizzata e indiscriminata delle comunicazioni via web colpisce direttamente le libertà individuali ed è quindi anticostituzionale. “Mettendo sotto controllo l’infrastruttura di internet la Nsa mette a rischio la struttura fondamentale della democrazia”, afferma Lila Tretikov, direttore esecutivo della  Wikimedia Foundation sintetizzando le ragioni del ricorso presentato per mezzo dell’American Civil Liberties Union (Aclu).

D’altra parte la stessa Wikipedia è nata coraggiosamente proprio sfruttando la libertà di espressione, di informazione e di indagine che lo spazio del web offre: non sarebbe infatti potuta nascere e svilupparsi un’enciclopedia costruita dagli utenti sulla base del volontariato e della condivisione di saperi. Che già deve scontrarsi quotidianamente con il problema dell’autorevolezza di fronte alla volontà di soggetti diversi di modificare la realtà o semplicemente di fornire la propria versione. “Con la violazione della privacy dei nostri utenti, la Nsa minaccia la libertà intellettuale che è fondamentale per la possibilità delle persone di creare e comprendere la conoscenza”, aggiunge Tretikov nel difendere la visione di Wikipedia di permettere ai singoli di mettere a disposizione e condividere le proprie competenze per creare la conoscenza che si materializzain Wikipedia.

Il ricorso sul Datagate è incentrato sul fatto che l’operazione della Nsa, condotta sotto il potere concesso dalla modifica dal 2008 al Foreign Intelligence Surveillance Act ed emersa cinque anni dopo con le confessioni di Edward Snowden, permeteva intercettazioni di comunicazioni senza che fossero legate a specifiche notizie di reato o sospetti, colpendo quindi in maniera generica la libertà di espressione dei singoli sul web. In contrasto con quanto stabilisce il Primo emendamento della Costituzione Usa in fatto di libertà di parola e di associazione e il Quarto in materia di giustificazione e di copertura di provvedimenti dell’autorità giudiziaria, essendo in contrasto con l’art. 3 della Carta proprio in relazione alla necessità che provvedimenti limitativi della libertà personale siano attuati sulla base di specifici atti della magistratura.

Tra l’altro proprio questa settimana The Intercept, la testata per cui lavora oggi Glenn Greenwald, il giornalista che ha raccolto le confessioni di Snowden, ha svelato che da anni la Cia cerca di rompere le protezioni di sicurezza poste da Apple a difesa della privacy in mobilità di milioni di utenti di iPhone e iPad in tutto il mondo.

Il compito di Wikimedia nell’affrontare la causa non sarà semplice. Già due anni fa la Corte Suprema aveva respinto una causa analoga intentata da Amnesty International perché a quest’ultima non è stata riconosciuto lo “standing”, vale a dire la motivazione al ricorso sulla base di un danno specifico subito dall’associazione, Wikipedia mette le mani avanti mostrando una slide segreta della stessa Nsa in cui il logo dell’enciclopedia online, fatta di 34 milioni di articoli scritti in 288 lingue diverse, è indicato tra quelli che erano considerati target delle intercettazioni. L’azione di Wikimedia, spiegata da Wales e Tretikov in un editoriale a quattro mani pubblicato dal New York Times, costituisce in ogni caso un’importante cartina di tornasole nel momento in cui si dibatte di net neutrality e di libertà della rete.