Era un periodo in cui in Sardegna si erano susseguiti diversi incidenti stradali gravi. Francesca Banchiero, Margherita Pinna e Alessandra Papa, compagne all’Itis Giua di Cagliari avevano appena letto dell’auto senza guidatore e si chiedevano quanto avrebbe potuto essere sicura. E’ nata così l’idea di mettere insieme un dispositivo che potesse migliorare la sicurezza dell’auto: ne è uscito un sistema multifunzionale – il “4+1″ – che hanno presentato all’Isef di Los Angeles. E che è stato reso possibile dall’opera paterna e paziente di Antonello Zizi, il professore che segue il laboratorio di informatica dell’istituto cagliaritano che ha ormai una tradizione di lavori di qualità.

Il fulcro del sistema di sicurezza è una piattaforma Arduino. A fianco del volante è inserita una cannuccia dentro il quale il conducente deve soffiare prima di ripartire dopo una sosta prolungata. A tutti gli effetti un etilometro che, però, non è foriero di multe e di punti eliminati, ma che in maniera più efficace blocca l’accensione del motore e contemporaneamente invia le coordinate Gps del veicolo a un numero di telefono preimpostato. Il quale non sarà quello della polizia stradale ma di un qualche parente o amico che si dovrà fare carico di andare a recuperare il guidatore in stato di ebbrezza. L’auto “a prova di sbronza” è in grado di capire, mediante un vibratore cellulare, anche se la si vuole truffare con un soffio diverso da come dovrebbe essere. Allo stesso tempo un messaggio informa i passeggeri sullo stato del guidatore mettendoli in guardia dai rischi che corrono.

Da questo apparecchio centrale le tre ragazze – Francesca e Alessandra sono al penultimo anno, mentre Margherita ha finito e si è presa un anno sabbatico – hanno ampliato i servizi di sicurezza. E’ nato così un sistema a raggi infrarossi che invia il segnale di attivazione del freno di una macchina ai veicoli che la seguono propagandosi dall’una all’altra, sempre che tutte siano dotate dello stesso sistema. Evitando così il più possibile il rischio di tamponamento. E non si sono fermate qui! Inventato il sistema del messaggio alle auto retrostanti, le tre ragazze hanno applicato la stessa idea al segnale del semaforo, in modo che anche i veicoli più lontani possano sapere quando è il momento di muoversi, riducendo così i tempi di permanenza in coda. Già che ci siamo hanno anche aggiunto lo studio di un sistema contro i colpi di sonno al volante: un sistema di riconoscimento facciale è in grado di riconoscere il momento in cui gli occhi si stanno per chiudere, emetteno un segnale acustico che possa svegliare il conducente e ricondurlo a più miti consigli.

Margherita non ha ancora deciso “cosa farà da grande”, anche se probabilmente non seguirà la strada dell’informatica, mentre Francesca e Alessandra hanno ancora un anno per pensarci. Ma intanto una cosa l’hanno già dimostrata a loro stesse e agli altri: “Ci siamo imposte di risolvere un problema e l’abbiamo fatto. E abbiamo dimostrato che la scuola funziona e serve”.