Durante la conferenza annuale dedicata agli sviluppatori di Facebook, la cosiddetta F8, Zuckerberg ha deciso di affrontare gli strascichi della vicenda Cambridge Analytica con un mix di ironia e soluzioni concrete.  La prima emerge nel corso della presentazione dei nuovi prodotti, quando Mark, per presentare il nuovo sistema di partecipazione ai video, usa una sua foto della convocazione al congresso USA come per pubblicizzare il nuovo “Mark’s Party”.

La concretezza, invece, attraversa tutta la struttura dell’evento. Si comincia subito con la proiezione di un video che riassume per i presenti gli ultimi avvenimenti legati a Facebook e al problema della gestione dei dati. In questo frangente emerge lo Zuckerberg della responsabilità concreta: Mark rassicura la platea ribadendo ancora una volta che la piattaforma di Menlo Park è conscia del problema (che sta monitorando dal 2014) e sta indirizzando tutti i suoi sforzi nel tentativo di superarlo.

La differenza dal 2017 è palpabile: l’anno dell’augmented reality, della virtual reality e del wifi che avrebbe connesso il mondo intero ha lasciato il passo al 2018, dove problemi e soluzioni concrete dettano l’agenda. Il discorso, quindi, è decisamente più orientato a mettere in evidenza i servizi delle app principali e il loro rapporto con la gestione delle informazioni. Zuckerberg non si limita solo a rassicurare il pubblico a parole, ma presenta risultati: nel corso delle elezioni francesi e tedesche il team di Facebook ha bloccato migliaia di account fake grazie al sistema di AI e ha implementato un sistema di transparency nelle Ads in Canada. Inoltre, nel 2018 – spiega il Ceo di Facebook – il team ha bloccato un sistema di account fake in Russia e conta, per fine anno, di inserire ventimila security and content reviewers in azienda.

Anche gli utenti verranno coinvolti direttamente: i permessi ottenuti dalle app terze, per accedere ai dati degli utenti loggati con Facebook, saranno da rinnovare periodicamente (indicativamente ogni tre mesi) in modo che le app non utilizzate non abbiano più accesso ai dati. Inoltre, le informazioni che si riusciranno a recuperare saranno limitate e comunque gestite dalla piattaforma e non più esportabili in blocco come in passato.

Ma la novità più eclatante a disposizione degli utenti in ambito dati sarà una nuova funzionalità che permetterà la pulizia della history, la principale fonte dati per la targetizzazione della pubblicità, attraverso un semplice tasto. Si tratta di un accorgimento che può apparire quasi scontato, ma che in realtà pone nelle mani dell’utente la possibilità di intaccare una delle principali fonti di utili del social network, mettendo a rischio la targettizzazione – e la conseguente vendita – di pubblicità mirata.

Un tema affine e ugualmente sensibile è stato, poi, quello delle fake news. Anche su questo tema Zuckerberg parte dai risultati per poi arrivare a parlare dei progetti. Nel 2017 Menlo Park ha bloccato le Ads da pagine che ripetutamente proponevano fake news a scopo promozionale e bloccato i pagamenti per i publishers che sfruttavano fake news. Inoltre, nel primo trimestre 2018 ha lanciato un sistema di machine learning che li aiuta a rilevare e gestire operativamente i fake accounts. Questo per riuscire a rendere più attendibili i contenuti sulla loro piattaforma.

In aggiunta, Facebook ha fatto un accordo con fact-checker di terzi, indipendenti e certificati da un network esterno (l’International Fact-Checking Network) per integrare il fact checking nelle news sulla loro piattaforma e a breve sarà integrato tramite un tasto visibile nelle news esterne (link) e interne (scritte nativamente) al social network. Nel nuovo feed di News di Facebook si potranno, oltretutto, avere informazioni relative alla fonte che ha pubblicato l’articolo. L’utente potrà sapere di chi si tratta, da chi è sovvenzionata e dove sono i suoi uffici.

Passi da gigante su questo tema, se lo scenario ipotizzato non tradirà le attese. Gli utenti avranno molti più strumenti per avere un’idea più chiara della notizia e di chi la pubblica.

Affrontati i “temi caldi” legati alla cronaca, si passa alle novità della piattaforma: uno dei grandi temi è il raggruppamento di persone: Facebook ha aggiunto la possibilità per gli utenti di invitare e di chiedere l’accesso ai gruppi che non saranno più utilizzati esclusivamente per vedere dei feed aggiunti dagli utenti, ma che raccoglieranno intorno a sé diverse funzioni.

Tra queste, l’entrata di Facebook nel mondo degli incontri online, il cosiddetto “dating”. Facebook lancerà un’app o integrerà una funzione direttamente sulla piattaforma, che permetterà di vedere informazioni legate al dating. Sarà una funzione slegata dalle informazioni attualmente visibili sul proprio profilo, nella quale sarà possibile settare che cosa si vuole mostrare.

Anche in questo ambito il tema del rispetto della privacy gioca un ruolo da protagonista: Zuckerberg non è sceso in particolari dettagli per chiarire se sarà implementato anche un engine di match, quel che è certo è che si potrà chattare con la persona che interessa senza appoggiarsi a nessuna piattaforma di messaggistica attualmente esistente, per favorire la protezione dei dati. Inoltre, su questa chat non sarà possibile mandare contenuti multimediali, per evitare azioni scorrette.

Chi ha in mente un’app per cercare l’amante rimarrà deluso. Zuckerberg è stato chiaro al riguardo: l’obiettivo sarà costruire amicizie che durino una vita e non “far conoscere due utenti per una notte”. Sembra che la sfida a Tinder e alle altre applicazioni di dating online sia ufficialmente incominciata.

Sul fronte Instagram entra in campo la video chat (che, per ora, prevede un massimo di 4 persone) la cui libreria software è stata inserita anche in Messenger.

Novità anche sul fronte di Whatsapp: la video chat di Instagram sarà integrata per i gruppi, ma la vera novità sarà la possibilità di avere una versione Business di Whatsapp per potere comunicare con i propri clienti e dare informazioni sulle attività. Inoltre, sarà possibile integrare contenuti di terze parti nelle “stories” che usa Whatsapp. A questo proposito è interessante rilevare che Zuckerberg non ha fatto nessun commento “live” sulla recente uscita di Jan Koum, uno dei due fondatori dell’app di messaggistica, da Whatsapp.

Le ultime due novità presentate sono state l’annuncio dell’uscita sul mercato, entro un mese, degli Oculus per la realtà virtuale e la possibilità futura di scattare e pubblicare foto 3D (anche se non è ancora chiaro quali device saranno compatibili per questa funzione; dettaglio non proprio di secondo piano se si considera che il grosso del lavoro sarà proprio a carico del device).

A differenza di altri competitors, Facebook uscirà già con mille applicazioni disponibili per gli Oculus e con due funzionalità pensate per avvicinare anche gli utenti meno esperti. La prima è la possibilità di vedere un film emulando un televisore da 100’’ (in seguito sarà anche possibile invitare gli amici a una visione collettiva, potendoli vedere in realtà virtuale, commentando con loro i film nel corso della proiezione). La seconda è la possibilità di assistere virtualmente agli eventi come concerti o partite, anche in questo caso in compagnia degli avatar degli amici presenti in realtà virtuale. La visione degli eventi, per finire, sarà a 180° grazie alle riprese in camera a 360°. Negli Usa saranno disponibili a breve a 199$ e la partnership con Xiaomi permetterà, entro l’anno, di entrare anche nel mercato cinese.

Alla fine gli applausi da parte del pubblico non mancano, applausi che rivelano un mondo che in parte non si sente molto scosso dagli ultimi avvenimenti, ma che dall’altra ha trovato la forza di reagire nel cercare soluzioni e impegnarsi a portarle avanti.