Da qualche settimana, gli operai della Camozzi spa hanno un nuovo collega: il robot collaborativo YuMi, sviluppato da Abb. Lavora “gomito a gomito” con un operatore umano nello stabilimento di Polpenazze, in provincia di Brescia, dove assembla una servo valvola, immerso in un processo produttivo digitalizzato e ad altissima efficienza.

Inizialmente, tra i lavoratori, c’è stata un po’ di diffidenza ma soprattutto molta curiosità. “Le persone passavano in reparto a guardarlo, alcuni si avvicinavano per toccarlo”, raccontano in azienda. Presto, la curiosità è stata sostituita dall’abitudine: il nuovo collega è diventato un membro della squadra, integrato e discreto, come accade con i migliori compagni di lavoro.

Il test pilota avviato in Camozzi – una delle prime applicazioni di robot-collaborativo (cobot) implementate al di fuori del settore dell’automotive – dimostra che YuMi affianca l’operaio. Ma non lo sostituisce. Anzi, di più: ne ha bisogno. Il suo vero valore aggiunto è generato dall’intelligenza dell’uomo con cui condivide il turno: l’operaio specializzato capace, grazie a un mix di conoscenze avanzate ed esperienza quasi artigianale, di rendere davvero efficiente l’azione di YuMi.

Ora che il robot industriale è uscito dalla gabbia di sicurezza e si è fatto cobot, automi e persone si trovano fianco a fianco e insieme realizzano il prodotto. L’intelligenza delle persone aggiunge valore al robot. L’efficienza del robot non toglie all’uomo la centralità all’interno dell’ecosistema produttivo. “Quello che emerge – spiega Lodovico Camozzi, presidente del Gruppo Camozzi – è che il lavoratore ha più tempo per applicare le conoscenze di valore che possiede, delegando al cobot la parte del lavoro più ripetitiva o che richiede sforzi fisici”. La capacità, l’esperienza, la creatività: in una parola, il genio italiano. “Queste qualità, essenza del made in Italy, trovano ora una maggiore possibilità di espressione, in un contesto dove uomo e robot collaborano”, continua Camozzi.

“L’Italia è il paese che più di altri potrebbe trarre benefici dalla diffusione della robotica collaborativa”, conferma Leonardo Leani, global channel manager di Abb Robotics, che ha seguito tutte le fasi dell’arrivo di YuMi in Camozzi. “Stiamo assistendo – continua Leani – al rientro in Italia di attività manifatturiera un tempo delocalizzata e che ora, proprio grazie ai fattori abilitanti della robotica, può tornare ad essere svolta nel nostro Paese in modo competitivo. Nel nostro radar annoveriamo diversi casi di imprenditori italiani che hanno investito nella robotica collaborativa e hanno aumentato la produzione. E anche i posti di lavoro”.

Camozzi è un gruppo italiano attivo nel campo dell’automazione industriale. I processi di automazione intelligente e digitalizzazione della produzione fanno parte del dna dell’azienda, sia al suo interno che nei prodotto che vende al mercato. Dal 2011 Camozzi investe in tecnologie Iot, per migliorare la produttività e anche per offrire valore aggiunto ai propri clienti.

L’ultimo passo compiuto lungo il percorso della digitalizzazione è stato quello che ha dato vita a Camozzi digital, una divisione dedicata alle tematiche della produzione intelligente: nata come spinoff di un reparto all’avanguardia che produce macchine utensili per il settore tessile, oggi la società offre consulenza anche all’esterno a imprese interessate a soluzioni per monitorare le performance degli impianti produttivi, anche attraverso la raccolta, l’analisi e l’elaborazione di grandi quantità di dati.

“La Camozzi digital non è una software house, ma nasce all’interno di un gruppo industriale dove le persone hanno il grasso sulle mani. Questo è quello che fa la differenza e dà valore aggiunto alle soluzioni per l’automazione che proponiamo al mercato”, spiegano orgogliosi in Camozzi. Mentre YuMi si sporca le “mani” collaborando con il suo nuovo compagno di lavoro.