I dati appena rilasciati dall’Unesco sull’analfabetismo mondiale nel nuovo studio “Education for All. Global Monitoring Report 2013/14″, stilato anche inglobando gli esiti delle analisi Ocse-Piaac sulle competenze alfanumeriche degli adulti, informano che sul pianeta 781 milioni di persone continuano a non sapere né leggere né scrivere.

Se in Occidente tuttavia la mancanza di un’alfabetizzazione di base è un fenomeno ormai da tempo marginale, ciò che invece preoccupa è la crescita dell’analfabetismo funzionale, con conseguente incapacità di gestire adeguatamente la propria vita quotidiana e lavorativa.

Per contrastare questo fenomeno, le scuole possono fare evidentemente molto, non perdendo mai di vista il necessario traguardo delle competenze fondamentali. Ma quali sono le soluzioni per chi è ormai fuori dai percorsi scolastici, ed è già – bene o male – inserito nel mondo del lavoro, ma suda freddo quando deve compilare un modulo o fare un semplice calcolo?

Un esempio di buone pratiche viene dalla Germania, dove vivono 7,5 milioni di adulti che non sanno leggere e scrivere adeguatamente (il 14,5% della popolazione in età lavorativa) e dove 21 milioni di persone hanno problemi di ortografia: il ministero per l’Istruzione e la ricerca ha messo in campo una sorta di maestro Alberto Manzi virtuale. Ciò che infatti negli anni ’60 poteva e voleva fare la televisione per l’alfabetizzazione di una nazione (in Italia con la trasmissione “Non è mai troppo tardi”), oggi lo può fare efficacemente internet, assicurando l’anonimato a chi viva le difficoltà dell’analfabetismo funzionale e non possa o non voglia esporsi: “Alla pubblicazione di questi dati, l’opinione pubblica ha reagito con irritazione – dice Anke Grotlüschen, docente di pedagogia all’università di Amburgo -, nel “Paese dei poeti e dei pensatori” sono dati considerati scandalosi. Ed effettivamente gli analfabeti di ritorno sono una popolazione pari a quelle di Berlino, Amburgo, Colonia e Francoforte messe insieme. Inoltre, l’80% di essi ha in mano un diploma. Da qui la necessità di agire senza indugi”.

Il gran numero di corsi offerti da scuole e istituti non aveva tuttavia sortito effetti consistenti: solo lo 0,3% degli illetterati tedeschi ha provato a frequentarli, abbandonandoli spesso dopo poche settimane.

Ecco allora la virata verso internet e le sue possibilità, con l’offensiva statale “Lesen & Schreiben – Mein Schlüssel zur Welt“ (Leggere e scrivere, la mia chiave per il mondo): 60 progetti finanziati per 20 milioni di euro tra il 2012 e il 2015, e la creazione del sito ich-will-lernen.de (voglio imparare): 31mila esercizi e audioesercizi interattivi di base, appositamente modulati, la possibilità di essere seguiti anonimamente e gratuitamente da un tutor e di chattare con altri utenti.

E c’è anche la variante appositamente concepita per i 15,4 cittadini tedeschi di origini straniere, con 11.000 esercizi e test online per ogni livello di apprendimento:  www.ich-will-deutsch-lernen.de, mentre il sito grundbildung.de offre materiali di lavoro graduati da elementare ad avanzato, per fonetica e ortografia, grammatica e sintassi, lessico, e aritmetica. Per i giovani tedeschi che siano passati attraverso la scuola senza acquisire le competenze di base necessarie alla vita sia lavorativa che sociale, iCHANCE.de offre materiali di varia tipologia, confezionati in modo adeguato al target dei teenager.

Una quantità impressionante di materiale interattivo, che da solo narra della gravità e della diffusione di un problema dai rischi sociali ed economici potenzialmente devastanti, ma che trova nella virtualità di internet la possibilità di soluzioni operative discrete ed efficaci, agevoli nell’uso, riutilizzabili all’infinito, ma anche sempre modificabili per adeguarsi al variare delle necessità, e dai costi estremamente contenuti, oltre che dall’elevata sostenibilità in termini ecologici. E con il non indifferente vantaggio collaterale di poter servire egregiamente a chi insegna il tedesco come lingua straniera al di fuori dei paesi germanici.