È in corso un risiko sotterraneo tra i pesi massimi delle comunicazioni, sul mercato dei video, mentre tutti sono con il fiato sospeso alla finestra attendendo che esploda anche in Italia la banda ultra larga di massa.

La sua killer application più ovvia, per il grande pubblico, è infatti proprio il video. E in particolare quello “premium”- film, serie tv, eventi live – che in Italia ha avuto finora un ruolo minoritario, scontando la scarsità della banda ultra larga.

Sono in corso due movimenti paralleli, che si riveleranno con chiarezza a partire da quest’anno. Da una parte, un crescente numero di accordi tra operatori telefonici e emittenti tv. Dall’altra, il rafforzamento dei servizi internet video specializzati. È dei giorni scorsi il rilancio di TimVision (ex Cubovision), di Telecom Italia, con nuovi contenuti (ora 6mila). Nel 2014 ha avuto 260mila clienti, in crescita del 64 per cento sul 2013, secondo i dati appena comunicati dall’azienda.

Il risiko in realtà potrebbe diventare ancora più intricato, se davvero – come si vocifera – Netflix arriverà in Italia (tra fine 2015 e inizi 2016) alleandosi con un operatore (Telecom è in prima fila nelle indiscrezioni).

Tutto lascia pensare che l’offerta è disposta a maturare di pari passo con le infrastrutture abilitanti, cioè la banda ultra larga. Le due cose sono del resto collegate e gli operatori vogliono dare un motivo forte, agli utenti, per passare dai 20 megabit dell’Adsl ai 30 o 100 della fibra. Motivo che adesso non c’è, considerato il sovrapprezzo di 5-10 euro al mese.

Non è insomma difficile da spiegare perché Telecom Italia stia giocando su diversi piani. Ha già annunciato che porterà tutta l’offerta Sky su TimVision (agli stessi prezzi del satellite), nel 2015. “Verso la primavera”, fanno sapere da Telecom a Nòva24. Fastweb invece ha un accordo storico con Sky per offrire un pacchetto di offerta unica: banda larga più canali tv sulla classica piattaforma satellitare.

Sono due impostazioni diverse che si fronteggeranno nel 2015 e si vedrà quale sarà preferita dagli utenti (quella di Telecom è più d’avanguardia ma al tempo stesso più rischiosa).

«Non c’è dubbio che adesso sia vitale per gli operatori accorciare le distanze con le emittenti tv», dice Bruno Zambardino, che si occupa di questi temi all’università Sapienza di Roma e all’osservatorio I-Com. All’estero lo stanno facendo in modi diversi, ma il fine è lo stesso. «Lo si vede con l’acquisto di broadcaster e imprese televisive specializzate nella fornitura dei servizi via cavo, come ha fatto Vodafone nei confronti di Ono e Kabel Deutschland. Negli Stati Uniti AT&T compra, per 50 miliardi di dollari, l’operatore americano Direct tv, fornitore di servizi di pay-tv negli USA e in America latina». « Bt, in tal senso, ha aperto il sentiero due anni fa acquistando in esclusiva i diritti di 350 partite di Champions League e Uefa League in Gran Bretagna per la stagione 2015-2016 al prezzo di circa un miliardo di euro, lasciando di stucco Sky/Itv. L’intento è ampliare il business sulla rete a banda larga e diversificare al tempo stesso le entrate», dice Zambardino. Al tempo stesso, le emittenti non stanno a guardare e potenziano le proprie piattaforme online tv: Mediaset Infinity; Sky on Demand.

È un risiko complesso, si diceva, anche perché le stesse aziende sono concorrenti e alleati. Hanno offerte online tv in competizione, ma fanno accordi di aggregazione (Sky-Fastweb-Telecom) o, almeno, di distribuzione. Già, distribuzione: emittenti e over the top hanno bisogno di assicurarsi che i loro contenuti arrivino senza problemi agli utenti (che pagano, per questo). Lo possono fare mettendo i propri contenuti sulle content delivery network di operatori internazionali (come Akamai: questa è stata la via classica degli over the top internet, nel mondo). Oppure usando quelle degli operatori telefonici locali (come fanno Rai, Mediaset, Sky, adesso pure considerabili nel rango di “over the top”). Per gli operatori telefonici ci sono insomma tre vie per recuperare gli investimenti della fibra, sul mercato residenziale: oltre ai semplici abbonamenti per l’accesso internet, si impegneranno a vendere sempre più contenuti agli utenti e accordi di distribuzione agli over the top. È su questi binari che la rete in fibra ottica si riempirà di contenuti che ne giustifichino l’esistenza. In due sensi: che giustifichino l’abbonamento da parte degli utenti e gli investimenti da parte degli operatori.