Rendere efficiente l’illuminotecnica: ovvero catturare la luce in accesso e trasformarla in energia. È quanto promette di fare il progetto della costituenda start up Ribes Technologies guidata da Guglielmo Lanzani, direttore del Centro di Nanotecnologie del Politecnico di Milano.

“Molti spazi interni, esposizioni, show room, grandi magazzini, ospedali, musei sono costantemente illuminati – è l’incipit del professore che lavora con il suo team nei laboratori dell’Iit di Milano all’interno del centro Cnst -. La luce che permea tutto lo spazio illuminato trasporta energia. Perchè non recuperarla, almeno in parte, per alimentare piccoli accessori?”.

FOTOVOLTAICO

 

Alla domanda segue una risposta concreta: “Si può fare” con una tecnologia che parte dalla ricerca base del fotovoltaico molecolare e che qui si esprime con una pellicola di plastica stampabile, molto probabilmente a costi contenuti anche se tutto dipenderà anche dai volumi di produzione:  “L’obiettivo è produrre oggetti che costino poche decine di centesimi di euro al centimetro quadrato”.

Produzione che a breve dovrebbe uscire dalla fase laboratoriale per diventare realtà grazie alla collaborazione della Omet, azienda di Lecco, operativa nel settore delle macchina da stampa. La stessa azienda ha cofinanziato la fase di R&D e quella di prototipazione.

Ora il business plan prevede la fondazione di Ribes Technologies, vero e proprio spinoff dell’Istituto Italiano di Tecnologia, che si occuperà della produzione dei moduli fotovoltaici in plastica e della loro commercializzazione. “In una prima fase l’approccio sarà business to business – continua il docente – dove i nostri clienti saranno le aziende interessate a integrare i nostri fogli fotovoltaici nei loro prodotti, in modo da aggiungere funzionalità e renderli energeticamente indipendenti”.

La creatività applicativa deve tenere conto del meccanismo insito nel progetto dove l’energia luminosa è assorbita dalle molecole contenute nei fogli di plastica. Le stesse molecole convertono l’energia luminosa in energia elettrica condotta ai capi del foglio (elettrodi) sotto forma di corrente.  “Le celle fotovoltaiche – termina di raccontare il  ricercatore – utilizzano come materiale attivo un polimero semiconduttore mescolato con delle nanosfere di carbonio (fullereni). Il materiale attivo è depositato su un substrato plastico. Altri strati compongono il dispositivo, che rimane tuttavia leggero e flessibile”. Completano il processo degli elettrodi metallici ottenuti a partire da nanoparticelle: da qui, appunto, “sia fatta l’energia”.