Alla fine la vecchia politica con la P maiuscola, la politica che coinvolgeva le persone nei dibattiti, che le chiamava a raccolta, che non si stancava di dialogare, torna a fare capolino sotto nuove vesti. “Nelle opere pubbliche ciò che fa la differenza nella buona riuscita dei progetti è la credibilità dell’impegno del decisore politico. Il cittadino non deve avere l’impressione che le decisioni siano già state prese altrove. Il processo partecipativo di dibattito deve essere reale, non ci possono essere margini di ambiguità” spiega Antonio Floridia, dirigente dell’ufficio Politiche per la partecipazione della Regione Toscana. Regione che per prima ha approvato in Italia (già nel 2007) una legge sulla partecipazione. Perché in Italia la sindrome Nimby (Not In My Back Yard) ha fatto tante vittime, con veti incrociati, opposizioni e scontri. Che non hanno fatto bene alla ricerca di soluzioni di buon senso. Attualmente sono  336 le infrastrutture e gli impianti oggetto di contestazioni in Italia, secondo il Nimby Forum.

La prima legge regionale toscana (Norme sulla promozione della partecipazione all’elaborazione delle politiche regionali e locali, n. 69 del 2007)  ha avuto effetti parziali, con alcuni successi significativi come Castelfalfi, un paese medioevale dove qualche anno fa la multinazionale Tui aveva proposto al Comune di Montaione un piano di 300 milioni di euro di investimenti, per recuperare l’antico borgo e costruire nuovi villaggi per l’accoglienza turistica. Il Comune, dopo un no iniziale, ha avviato un dibattito pubblico strutturato coinvolgendo la popolazione. Si è arrivati a un documento che ha evidenziato anche aspetti critici e individuato possibili correttivi. Lo stesso documento è stato poi portato in Comune in sede di discussione e approvazione del progetto e oggi il borgo è diventato un punto di riferimento per il turismo in Toscana.

Grazie alla prima legge – che poi ha ispirato altre regioni come l’Emilia Romagna, Il Trentino e la Sardegna – sono stati avviati 116 processi locali. Nell’agosto di due anni fa è stata approvata una nuova legge che rafforza il ruolo del dibattito pubblico ispirato al débat public francese.  “Per esempio diventa obbligatorio per le opere sopra ai 50 milioni di euro” aggiunge Floridia. E sono già un’ottantina i processi locali avviati con opere significative, grazie anche al supporto di partecipazione online nella sezione Open Data del sito della Regione Toscana, in cui i cittadini possono partecipare alle diverse stanze di discussione. Tra i tanti progetti il parco urbano di Cisanello e il quartiere Porta a Mare di Livorno. La Toscana è riuscita laddove lo Stato ancora latita: il disegno di legge – presentato dagli onorevoli Stefano Esposito, Daniele Borioli e Stefano Vaccari – è ancora in discussione al Senato dove dovrebbe concludere il suo iter nei prossimi giorni.

“E’ molto importante per il successo del dialogo che il processo locale non arrivi troppo tardi, quando ormai le posizioni si sono inasprite, come per esempio è successo nel caso della Val Susa” aggiunge Floridia. Insomma, i possibili conflitti vanno prevenuti. Per questo è previsto un organismo indipendente che ha proprio il compito di valutare i requisiti per l’apertura o meno di un processo partecipativo locale. Nell’ottica della democrazia deliberativa – su cui Floridia ha scritto un libro uscito due anni fa per Carrocci (Democrazia deliberativa. Teorie, processi e sistemi) –  le opinioni si possono trasformare in seguito a un dialogo, che avviene prima che vengano prese le decisioni: “Non è quindi né un processo di marketing né di comunicazione”, precisa Floridia.

Ma quanto questo metodo può funzionare con opere che evocano paure ed emotività profonde come il nucleare? “Ribadisco: bisogna iniziare con il dialogo all’inizio. Poi non basta mica convocare un’assemblea, il processo partecipativo va strutturato anche ricorrendo a facilitatori professionisti. E strutturato significa che vanno seguite regole e tempi adeguati: vanno fornite informazioni preliminari, vanno organizzate sia assemblee plenarie sia incontri in piccoli gruppi, i materiali prodotti vanno diffusi in maniera imparziale e tanto altro”.

Insomma la democrazia è un lavorio continuo che richiede sforzo e attenzione. Le scorciatoie si fermano nel cortile dietro casa.