Che cosa rende “intelligente” un contratto qualsiasi? Si tratta di contratti che funzionano in maniera simile a tutti i normali accordi scritti; un accordo con validità legale basato su un insieme concordato di termini e condizioni che legano diverse prestazioni di servizi. Si tratta di un istituto assolutamente rilevante per tutte le economie sviluppate, come testimonia anche il recente premio Nobel assegnato proprio a due studiosi dell’architettura dei contratti – Oliver Hart e Bengt Holmstroem. Gli smart contracts hanno la peculiarità di essere programmati elettronicamente e basati su registri distribuiti, come quelli resi possibili da una tecnologia come la blockchain, che permettono di attivare automaticamente alcune azioni – come la stipula del contratto o il pagamento – non appena vengono riscontrate le condizioni concordate e senza necessità di verifiche indipendenti o di procedure cartacee o manuali.

Insomma, montagne di carte e centinaia di migliaia di firme sono superate dio colpo grazie alla blockchain, la tecnologia che permette una certificazione distribuita nella rete, rendendo più semplici e agili le procedure di finalizzazione e attivazione dei contratti, con conseguenti risparmi, riduzione del rischio di errore e maggiori efficienze per l’intero sistema economico. Vantaggi che sono difficili da quantificare con esattezza, ma che sono comunque difficilmente contestabili. Prova a valutarli con metodo più analitico Capgemini nel report Smart contracts in Financial services: getting from hype to reality, che analizza nel dettaglio alcune aree in cui si prevede che l’impatto degli smart contract su consumatori e aziende sia particolarmente significativo.

Retail banking. Per le banche commerciali mutui e prestiti possono beneficiare dell’adozione degli smart contract, in una misura che viene valutata in un risparmio tra 480 e 960 dollari, ovvero tra l’11 e il 22% dei costi per l’accensione di un mutuo, Il rapporto calcola che la maggior efficienza potrebbe valere tra 3 e 11 miliardi di dollari per le procedure solamente in Stati Uniti ed Europa. Gli smart contract possono infatti contribuire a eliminare le lungaggini burocratici in termini di procedure di valutazione e documentazione su carta, riducendo il tempo necessario per le verifiche sui dati delle parti coinvolte e sulla titolarità delle proprietà e abbreviando i processi legati al trasferimento della proprietà.

Assicurazioni. Il risparmio globale per le compagnie potrebbe arrivare alla cifra di 21 miliardi di dollari l’anno, con un riduzione media dei premi pari a 45 dollari l’anno se le compagnie trasferissero ai consumatori ancyhe solo metà di quei risparmi. Anche in questo caso i benefici arriverebbero dalla maggior efficienza per le pratiche di rimborso per le polizze, riducendo le pratiche cartacee e le interazioni tra assicuratore e danneggiato. A velocizzare le pratiche contribuirebbe in maniera decisiva un sistema che riunisce in un’unica piattaforma tutte le componenti della value chain assicurativa, dai consumatori alle compagnie, dai periti ai fornitori.

Investment banking. Nel trading dei prestiti sindacati, la riduzione dei tempi di regolamento potrebbe essere quantificata da venti a sei-dieci giorni per i clienti corporate, il che potrebbe condurre a un’ulteriore crescita del 5% nella richiesta  – pari a un valore tra 2 e 7 miliardi di dollari . con maggiori guadagni e minori costi operativi per le banche di investimento.

L’adozione della tecnologia blockchain per gli smart contract appare dietro l’angolo, essendo indicata dal report nel 2020, anche se non mancano sfide come quelle relative alla privacy, alla sicurezza della tecnologia stessa e alle normative.

Che la tecnologia stia trasformando il mondo finanziario è chiaro anche dai dati del World Payments Report, sempre pubblicato da Capgemini con il supporto di Bnp Paribas: la forte crescita dei Paesi in via di sviluppo, insieme all’evoluzione in termini di sicurezza e agli incentivi per l’abbandono del contante, ha dato vita a una espansione del 10% dei pagamenti digitali, che hanno raggiunto l’anno scorso i 426,3 miliardi di transazioni a livello globale. Con un consiglio molto chiaro per l’evoluzione: le banche devono “pensare digitale” per conservare e aumentare la quota di mercato delle transazioni.