Ilurker” sono attorno a noi: silenziosi, osservano come agiamo su un social network e cosa scriviamo, apprendendo informazioni e dati senza dare nulla in cambio. In un prossimo futuro, tuttavia, potrebbero trasformarsi in una risorsa preziosa.

La traduzione italiana del termine inglese lurker è quella di colui che sta appostato ed osserva furtivamente, come un guardone. In realtà, la definizione di lurker si presta a diverse interpretazioni, che variano da negative a neutrali, e che potrebbero anche essere positive nel caso dei nuovi iscritti a un social network che, ad esempio, possono essere invitati a non intervenire per un certo tempo per apprendere al meglio la “netiquette” di quella specifica comunità online.

I lurker, come spiega Andrea Tagarelli, ricercatore di ingegneria informatica all’Università della Calabria, sono quegli “individui che traggono servizi e benefici dalle informazioni prodotte da altre persone senza a loro volta contribuire in maniera significativa alla creazione e diffusione dell’informazione”. Sono utenti che non forniscono contributi tangibili come post, commenti o foto,  ma che non sono affatto passivi, perché si muovono sulla rete cercando le notizie di loro interesse, senza tuttavia pubblicare le proprie opinioni.

Tagarelli, assieme al suo studente di dottorato Roberto Interdonato, da due anni si è messo a caccia di lurker, per comprendere l’importanza di questo fenomeno e il peso che ha all’interno delle dinamiche proprie dei social network.

Fino ad oggi, infatti, “l’analisi dei social network in ambito di computer science ha puntato l’attenzione principalmente sugli utenti influenti o più attivi, e meno su quelli reticenti”. La prima esigenza, continua, “era quella di definire un modello computazionale per identificare vari stadi di lurking tra gli iscritti ad un social network”, passando quindi da una descrizione del fenomeno qualitativa, o sociologica, a una più quantitativa.

L’analisi quantitativa serve anche a verificare se la cosiddetta legge dello “1:9:90” sia valida, ossia che il 90% dei membri di un social media  è silente, il 9% vi contribuisce saltuariamente, mentre la maggior parte dei contenuti deriva unicamente dall’attività dell’1% degli utenti. Una legge che sembra funzionare abbastanza, anche se con proporzioni diverse a seconda delle comunità online.

Per misurare l’impatto dei lurker all’interno di un social network, Tagarelli ha utilizzato tecniche di analisi e mining che valutano l’importanza dei nodi sulla base della loro centralità e della struttura dei loro collegamenti, definendo procedure di calcolo che quantificano il ranking, ossia il peso, degli utenti. Questi algoritmi funzionano secondo alcuni principi che prendono in considerazione la sproporzione tra l’informazione “utilizzata”, o “consumata”, dai lurker stessi rispetto a quella “prodotta”, assieme all’autorevolezza degli utenti dai quali l’informazione viene acquisita o ancora distribuita.

Applicando tali algoritmi i ricercatori calabresi, che hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista  “Social Network Analysis and Mining”, hanno prodotto una mappatura dei lurker all’interno di social media come Twitter, Flickr o GooglePlus.

I risultati ottenuti sono stati validati sia attraverso criteri statistici standard, sia con l’ispezione e il controllo manuale dei “profili social dei top utenti individuati come lurker”. I ricercatori hanno anche potuto dimostrare come il livello di lurking sia maggiore su Twitter che in un social media come Flickr

“Queste ricerche – spiega ancora Tagarelli – hanno un valore di marketing, perché il lurker è anche depositario di parte della conoscenza fruita attraverso un social network, ed è quindi detentore di un capitale sociale”. Individuare dove sono i lurker e qual è il loro peso permetterà in un prossimo futuro di progettare azioni mirate di “de-lurking” per questi utenti, “cercando così di incoraggiarli a diventare utilizzatori attivi”.

L’audience silente dei social network è così la prossima miniera d’oro per il marketing su Web: il tesoro nascosto che si spera un giorno di poter raggiungere.