Il prossimo miliardo di utenti internet verrà dai paesi in via di sviluppo e di quelli circa la metà dall’Africa nei prossimi dieci anni. Ma l’internet che avranno loro rischia di essere molto diversa da quella che conosciamo noi e che finora ha cambiato il mondo. Una internet più ristretta, recintata, tanto che alcuni dei nuovi utenti nemmeno la riconosceranno come tale.
Sta prendendo forma questa consapevolezza tra esperti e analisti, mentre cresce l’impegno di vendor tecnologici e aziende web sui Paesi poveri.

È inevitabile, dato che Europa, Nord America e Giappone sono mercati sempre meno promettenti, per crescita di utenti internet e cellulari. Secondo Ovum, invece, i primi passeranno da 167 a 600 milioni, in Africa, mentre quelli con smartphone aumenteranno da 67 a 360 milioni da qui al 2025.
Anche Microsoft si è fatta avanti, con uno smartphone da 19 euro (Nokia 130) in India, Cina e Nigeria. Google ha lanciato la gamma Android One in India (sotto i 100 euro). L’ecosistema Firefox Os di Mozilla espande quest’anno la portata, grazie ad accordi con altri operatori e vendor (tra cui Lg) in un crescente numero di Paesi in via di sviluppo.

Il ruolo degli operatori mobili sarà essenziale, dato che al momento l’accesso a internet è troppo costoso per le tasche di quei nuovi utenti. Alcuni smartphone low cost cominciano quindi a includere un piani dati omaggio (lo farà Orange con l’Alcatel Klif in alcuni Paesi africani).

Ma già da tempo sono in azione le strategia di Google e Facebook che in accordo con gli operatori locali permettono di navigare gratis o a tariffe molto scontate in alcuni Paesi. Piani “Facebook only” nelle Filippine e in India costano un quinto di quelli “full internet”. In certi Paesi africani, come il Ghana, è possibile navigare gratis in in recinto di siti e servizi scelti da Facebook (tra cui, oltre ai suoi, c’è Wikipedia e poco altro).

Ebbene, cominciamo già a misurare gli effetti di queste strategie. In India, Filippine, Thailandia, Nigeria c’è un crescente numero di persone per cui internet coincide con Facebook. Lo dimostrano alcuni sondaggi svolti in questi Paesi (da Lirneasia, Geopol, Ict Africa). In media un utente Facebook su dieci, alla domanda “usi internet” ha risposto no.

Ci si comincia a interrogare sugli effetti, sul piano geopolitico.

“Queste strategia sono il male. È come offrire Coca-Cola in cambio dell’impegno a dare la propria vita per la pubblicità, a chi non ha soldi per la bolletta dell’acqua”, commenta a Nòva24 l’esperto di internet Stefano Quintarelli (anche deputato di Scelta Civica). “Nei mercati che crescono  esponenzialmente, chi è  favorito all’inizio
rischia di restare dominante (se sfrutta lockin, come spesso accade)”, continua.
“Chi può permettersi di entrare nel bouquet dei servizi accessibili gratis ha un grande vantaggio a scapito degli altri. I fondi di marketing prevalgono, ma ci rimettono le startup. È uno status quo non tutelante per chi non c’è  ancora, ovvero per il futuro”.

Conferma Juan Carlos de Martin,  docente del Politecnico di Torino e sostenitore dei diritti di internet: “Fornire accesso solo a specifici servizi, come Facebook, invece che all’intera Rete, non solo è una flagrante violazione del diritto dei cittadini ad avere accesso a Internet, ma è anche una vera e propria aggressione alla Rete”.
“Dopo aver sfruttato la libertà di Internet per nascere e affermarsi, alcuni Leviatani digitali ora sono ora tentati dal cannibalizzarla, dal sostituirsi ad essa. Come Novelli Re Sole esclamano: ‘La Net c’est moi!'”.