Positiva visione dell’uomo – Jean-Jacques Rousseau

L’educazione serve per mantenere l’uomo in uno stato naturale, inteso come opposto alla cultura, che tende  a imporre bisogni e passioni all’individuo, imposizioni che sono alla base della disuguaglianza che si contrappone all’uguaglianza e alla libertà dello stato di natura. Il metodo pedagogico di Jean-Jacques Rousseau, come illustrato nell’Èmile, si fonda sull’individuo e sul suo sviluppo psicologico: l’insegnante deve quindi rispettare l’evoluzione naturale del singolo, senza forzature. In una prima fase l’educazione deve evitare interventi contrari allo sviluppo naturale del bambino. Solo in età adolescenziale si può passare a interventi “positivi”, di proposta di valori.

Il valore del gioco – Friedrich Froebel

Le intuizioni pedagogiche teoriche d’inizio 800 vengono sperimentate da Friedrich Froebel nei primi Kindergarten, i giardini d’infanzia. Il bambino deve essere salvaguardato nella sua spontaneità: dal momento che l’uomo tende a esprimersi attraverso la creatività, il gioco diventa uno strumento educativo fondamentale, mirato a far emergere l’interiorità del bambino. Anche in Froebel, l’educazione in una seconda fase ha una funzione opposta, finalizzata alla interiorizzazione attraverso la curiosità e l’interesse. L’insegnante diventa un mediatore che facilita questi processi.

L’educazione del cuore – Johann Heinrich Pestalozzi

Proseguendo sul solco avviato da Rousseau, Johann Heinrich Pestalozzi affina il concetto di educazione naturale: nella sua concezione, però, questa doveva perfezionare la natura dell’uomo e che l’educatore dovesse accompagnarlo nell’evoluzione secondo un’unità di cuore, mente e mano.  Fu lui a introdurre il concetto di educazione del cuore ed educazione familiare. Pestalozzi punta a semplificare il metodo didattico tradizionale puntando sugli elementi fondamentali parola-numero-forma, a patto che fosse in primo luogo vicina all’esperienza degli studenti. In quest’ottica cercò di introdurre nella didattica la formazione professionale.

Scuola di vita fondata sull’esperienza – John Dewey

John Dewey propone una scuola nuova, democratica, basata sull’uguaglianza. Ma soprattutto dove il sapere viene trasmesso basandosi sull’esperienza, concetto allora estraneo alla scuola del tempo. Il bambino e poi l’uomo non è uno spettatore passivo ma interagisce con l’ambiente che lo circonda: il so pensiero nasce quindi dall’esperienza, dall’interazione sociale. L’educazione deve partire quindi dalla quotidianità e dal vissuto del bambino, da cui si parte per espandere e sviluppare l’individuo, un processo che non può prescindere dall’ambiente in cui vive. In questa logica il lavoro viene introdotto come elemento formativo.

Il metodo dei progetti – William Kilpatrick

Allievo e collaboratore di Dewey,  William Kilpatrick, che ebbe grande influenza sullo scuola americana nella prima metà del 900. Secondo lui l’insegnamento è efficace solo se segue un ordine psicologico, in modo che l’apprendimento nasca dall’esperienza diretta dello studente. La scuola deve quindi cambiare prospetiva e partire dagli studenti, partendo dall’organizzazione secondo progetti, che partono da problemi reali di cui si cerca la soluzione, con un metodo rigoroso che parte dall’ideazione alla fattibilità all’esecuzione per concludersi con il giudizio-verifica.

Il lavoro di gruppo – Roger Cousinet

Lo sviluppo di attività libere arricchito dalla socializzazione è al centro della nuova educazione di Roger Cousinet. La sua intuizione fondamentale è la creazione di gruppi di lavoro attorno ai quali si aggregano gli studenti in base agli stimoli di interesse. Le attività si dividono in attività di creazione, basati sul lavoro manuale, e di conoscenza. La socializzazione diventa cruciale per conciliare l’opposizione tra individuo ed essere sociale, sviluppandosi attraverso la collaborazione tra studenti sull’obiettivo da perseguire. All’insegnante spetta il ruolo cruciale di guida del processo di maturazione che si gioca tra persona e gruppo da cui emerge il sapere.

Il percorso di autocostruzione – Maria Montessori

Il metodo pedagogico di Maria Montessori si sviluppa attorno al principio della libertà del bambino, il solo elemento che permette di sviluppare la creatività già presente nella sua natura. Da questo processo emerge la disciplina, cui il bambino arriva in maniera naturale. Senza compiere alcuno sforzo cognitivo, il bambino cresce assorbendo le caratteristiche dell’ambiente circostante, in maniera spontanea e autonoma. La scuola diventa così una casa dei bambini, in cui l’insegnante assiste i bambini nella loro attività di conoscenza  sulla base dell’attività libera e creativa.