Così come gli altri Paesi europei, anche l’Italia inizia a credere nell’auto elettrica. E’ infatti finalmente pronto il documento con le linee guida per lo sviluppo della mobilità elettrica (“Carta di Arese”), elaborato dalla filiera del settore (Enel, Hera, A2A, Class Onlus) nell’ambito di un tavolo ad hoc istituito dal Governo. Il piano è stato presentato il 27 maggio, in occasione degli Stati Generali della Mobilità Elettrica che si sono svolti appunto ad Arese, vicino Milano. Il Governo ora studierà i dettagli e, soprattutto, stabilirà le somme da mettere in campo.

Tra le misure principali proposte, troviamo sconti a chi acquista l’auto elettrica (a carico sia delle case automobilistiche che dello Stato), l’Iva agevolata, una riduzione del costo dell’energia elettrica per autotrazione e l’introduzione di un sistema di detrazione fiscale (Irpef/Ires) in analogia a quanto già effettuato per le ristrutturazioni edilizie e l’acquisto di grandi elettrodomestici. Ma al di là dell’incentivo economico, il piano punta a sviluppare le infrastrutture di ricarica, prevedendo anche accordi di programma territoriali a carattere regionale o almeno con aggregazione di più Comuni.

L’obiettivo di questo programma è quello di far recuperare all’Italia il gap con gli altri Paesi europei, che già da tempo hanno visto decollare il settore grazie ad adeguate politiche di sostegno. Secondo i dati di Cives (Commissione Italiana Veicoli Elettrici e Stradali a Batteria, Ibridi e a Celle Combustibili), la Norvegia è arrivata nel 2015 a 68.600 (23,6% delle vetture immatricolate), l’Olanda a 87.500 (9,9%) la Svezia a 21.200 (2,5%), la Francia a 54.300 (1,2%), il Regno unito a 47.000 (1,2%), l’Austria a 6.500 (0,9%), la Germania a 45.700 (0,7%) la Spagna a 6.400 (0,2%). Ultima per quota di mercato l’Italia che ha raggiunto 5.500 immatricolazioni (0,13%). “Gli altri Paesi sono partiti molto prima perché hanno visto nell’auto elettrica un’opportunità di crescita”, commenta Pietro Menga, presidente di Cives, che aggiunge: “spero che ora il Governo italiano faccia qualcosa che non sia solo simbolica”.

A marzo di quest’anno la Norvegia ha addirittura venduto più auto elettriche che tradizionali: sei nuove vetture immatricolate su dieci erano elettriche, ibride o ibrid plug in, secondo i dati del magazine Dinside. I norvegesi sono esenti dall’imposta sul valore aggiunto (IVA) e dalle tasse di acquistonon pagano il pedaggio stradale, le spese di utilizzo dei tunnel e le spese di trasporto in traghetto. Possono parcheggiare gratuitamente, effettuare liberamente la ricarica nei punti disseminati per le città e utilizzare le corsie degli autobus.

Ma senza arrivare ai livelli del Paese scandinavo, sono anche altri gli Stati membri che, non solo si sono mossi prima di noi, ma ora stanno anche rilanciando. La Francia prevede un bonus da 10.000 euro per chi acquista un’auto elettrica, che si estende anche a coloro che rottamano un diesel con almeno 10 anni di vita, contro i 15 anni stabiliti nell’aprile scorso. Oppure, il Regno Unito, uno dei Paesi Ue che nel 2015 ha visto crescere maggiormente i veicoli elettrici, ha esteso gli incentivi fino al 2018 rispetto alla fine prevista per marzo 2016. Gli aiuti vanno dalle 2.500 sterline alle 4.500. I proprietari potranno richiedere anche l’incentivo pari a 500 sterline per l’installazione di un punto di ricarica domestica.

Situazione diversa per la Germania che, come noi è scesa in campo tardi, ma adesso ha varato un piano davvero ambizioso, mettendo sul piatto un miliardo di incentivi: 600 milioni per l’acquisto fino al 2019; 300 per la costruzione delle infrastrutture di ricarica nelle città e lungo le autostrade; infine 100 milioni per sostituire le flotte del governo federale. I costi di queste misure saranno sostenuti a metà dalle casse pubbliche e dai produttori di auto. Obiettivo: un milione di auto elettriche su strada entro il 2020.