La strategia consumer di Microsoft subirà qualche modifica di rotta con l’avvento del nuovo Ceo, Satya Nadella? “No, devices and service rimane la linea. Con Nadella avremo una maggiore focalizzazione in ambito cloud, sia a livello di dispositivi che a livello di soluzioni, per gli utenti privati come in orbita aziendale. Le nostre oppurtunità di new business sono sia in ambito dispositivi che nei servizi online, nel mercato consumer come in quello enterprise”. Questa l’analisi, sintetica ma esplicita, regalata a Nòva da Chris Capossela, fino a ieri Corporate Vice President Consumer Channels Group di Microsoft e ora assunto, con il rimpasto al vertice voluto da Nadella, alla carica di Executive Vice Presidente e Chief Marketing Officer della società di Redmond.

Provare a capire come sta cercando di cambiar pelle il colosso nordamericano non è operazione delle più facili. Se partiamo dalla strettissima attualità si può dire a ragion veduta che Microsoft sta rinnovando completamente o quasi il cosiddetto “Senior Leadership Team”, e cioè il gruppo dei dirigenti con maggiore esperienza e ruoli di primo piano. Fuori dall’organigramma societario sono finiti nelle scorse ore l’ex numero uno di Skype Tony Bates e la numero uno del marketing Tami Reller (entrambi, fra l’altro, nella lista dei papabili candidati per prendere il posto di Steve Ballmer) mentre l’ex Ceo di Nokia Stephen Elop (che prende, come annunciato da tempo, la responsabilità della sezione device, sostituendo Julie Larson-Green, passata al gruppo Servizi ed Applicazioni) e Mark Penn (che da responsabile della comunicazione diventa Chief strategy officer) e il già citato Capossela guadagnano posizioni nella stanza del potere di Redmond.

Il ribaltone del management

Nadella, annunciando il nuovo ribaltone in una lettera molto pragmatica inviata a tutti i dipendenti, conferma di aver preso in mano in modo molto deciso il timone della compagnia a un mese dal suo insediamento al comando e di guardare oltre le “tradizionali” competenze che hanno fatto la storia di Microsoft. Un esempio? La promozione del 60enne Penn si spiega con le sue doti di analizzare ed utilizzare i dati a fini di migliorare le campagne promozionali, doti che – scrive Nadella – hanno portato all’azienda nuove capacità cognitive da sfruttare in diversi settori. In altre parole, le prossime mosse strategiche di Microsoft sfrutteranno appieno anche la potenza predittiva delle analytics e dei Big data. Un altro esempio, più di carattere organizzativo? Alla guida del marketing (al posto della dimissionaria  Reller) ci sarà una sola figura, Capossela per l’appunto (che gestirà anche il budget della comunicazione), e la sua nomina segna una grande discontinuità rispetto alla gestione Ballmer, che accentrava sotto la sua direzione diverse competenze in quest’area. Sorprende (come fu sorprendente, del resto, l’addio di Steven Synofsky all’indomani del lancio di Windows 8, nell’ottobre 2012) il commiato di Bates, l’uomo di Skype, cui succederà Eric Rudder (già detentore della carica di executive vice president of Advanced strategy)? Forse, ma Nadella è stato lapidario: “Tony ha deciso che per lui è arrivato il momento di cercare una nuova opportunità… e sarà sempre a portata di Skype”. Come dire, un sacrificio indolore, o quasi. La cosa importante, si legge ancora nella lettera, è che tutto il management si muova come corpo compatto nella stessa direzione. Era questa, forse, l’idea di One Microsoft che l’ex Ceo Steve Ballmer battezzava ufficialmente la scorsa estate?

La visione di un’It “people centrica”

La nomina di Satya Nadella ha coinciso con il ritorno in azienda di Bill Gates, che lo affiancherà part time con il ruolo di technology advisor per coordinare le attività di product development. La nuova era del colosso del software, questo l’imprinting dato dal 46enne nuovo Ceo (da 22 anni in azienda), ha due priorità: mobile e cloud. E la ferma volontà di entrare, come ha sentenziato il fondatore di Microsoft, “nella prossima fase di innovazione e crescita”. Punto fermo del Nadella pensiero è in tal senso la necessità di “accelerare la capacità dell’azienda di portare prodotti innovativi ai clienti”. Riuscirà in questo intento il nuovo timoniere di Redmond, sfidando la popolarità mediatica e la forza tecnologica di Apple e Google. Sul suo conto gli analisti si sono espressi positivamente e c’è chi, come gli esperti di Forbes, si sono dilettati nel consigliarlo sulle azioni da intraprendere (un vademecum di sei punti, esplicitamente “disruptive” in almeno la metà di questi). Per il momento parla il suo curriculum, che allinea esperienze nel campo della ricerca e sviluppo e conoscenze approfondite in tema di infrastrutture informatiche. Sarà l’uomo giusto per ridare slancio a Microsoft? Lo diranno i risultati.

Il primo compito del manager (per lui uno stipendio base iniziale di 1,2 milioni di dollari l’anno) appare quello di indirizzare gli sforzi della compagnia in orbita mobile. Windows Phone sta crescendo, ha conquistato e già consolidato a spese di BlackBerry lo scettro di terza forza nelle piattaforme operative ma non è ancora chiaro quanto possa realmente insidiare Android e iOs. L’avere acquisito i telefonini di Nokia è sicuramente un asset importante ma va capitalizzato al meglio. L’altra sua priorità è sicuramente il cloud, in tutte le sue forme: i software enterprise Windows Server e Sequel Server confluiranno nella piattaforma Windows Azure, mentre Office verrà rimodellato intorno a Office 365, la versione nella nuvola (e accessibile da qualsiasi dispositivo) della suite di produttività che comprende Word, Excel e via dicendo.

Nel corso del suo primo intervento pubblico da numero uno, Nadella si è parzialmente sbilanciato promettendo ai clienti una visione di It “people centrica”, e quindi attenta a recepire gli imput che arrivano direttamente dagli utenti (Windows 8 è nato, ufficialmente, sulla base di questa filosofia). L’idea di fondo non è certo originale: Microsoft vuole sforzarsi di creare prodotti e servizi per cui l’utente finale ottiene l’esperienza d’uso desiderata e l’It si garantisce il controllo di quello che gli utenti vogliono. Il software rimane in buona sostanza l’elemento centrale della strategia Microsoft e c’è curiosità per capire esattamente quali potranno essere le nuove partnership che il manager ha ventilato per affrontare meglio i nuovi scenari di mercato. Ci sarà comunque continuità, ha sottolineato Nadella, con la strategia inerente cloud e dispositivi messa in atto da Steve Ballmer negli ultimi mesi.

Microsoft sta effettuando, questo il messaggio che arriva da Redmond, una transizione ordinata, in stretto contatto con clienti, partner e investitori .

 La strategia consumer

“Un’unica piattaforma operativa, un unico account, tutto il mondo dei servizi cloud e delle app di Microsoft”. Chiedendo a Capossela come si configura l’evoluzione dell’offering rivolto agli utenti privati ecco che la risposta si sposta in modo convinto sul concetto di ecosistema, anche se l’ecosistema di Windows è ancora decisamente più povero (quantitativamente per lo meno) rispetto a quelli di Apple e Google. Perchè allora giocarsi sul terreno più congeniale alla concorrenza la “credibilità” di una proposta che ancora deve radicarsi e convincere appieno della sua bontà? Il filologico di Capossela è lineare è ci facilita la comprensione: “i device rappresentano la porta d’accesso a una serie di servizi e applicazioni software che, grazie al cloud, saranno utilizzabili e replicabili a prescindere dal terminale che si sta utilizzando. L’importante è conquistare il favore di chi si avvicina per la prima volta alla tecnologia”.  Gli utenti dei Paesi emergenti cui si rivolge il nuovo Nokia X, per esempio? Risposta esatta: il nuovo smartphone “ibrido” è ritenuto da Microsoft perfetto per far entrare i suoi servizi online a un livello di prezzo (del terminale) che i Windows Phone non potranno mai arrivare. E milioni e milioni di nuovi user sono un valore inestimabile se in mano avranno (queste le speranze) un device Nokia, società che si può considerare il “braccio mobile” di Microsoft.

 

Dal mobile al pc, la filosofia del neo capo del marketing non cambia. Occorre convincere l’utente, a cominciare dai più giovani esponenti della categoria “digital native”, che l’ecosistema Windows li può seguire dappertutto, in punta di dito, attraverso l’interfaccia touch a mattonelle oggi disponibile non solo sugli smartphone ma anche su notebook, desktop e tablet. Un ecosistema di app e servizi (Skype, OneDrive e via dicendo) che abbraccia naturalmente anche la Xbox, nella sua veste di prodotto connesso (agli altri device Windows) capace di offrire un’esperienza di intrattenimento a tutto tondo.

Trovare l’equilibrio fra questo approccio di grande respiro e la necessità di far quadrare i conti alla voce venduto è una delle sfide che Microsoft è chiamata a vincere. I numeri di mercato in campo smartphone e tablet sono noti anche se il concetto di vendor dominante (Samsung nei telefonini, Apple nelle tavolette) è a detta di Capossela relativo rispetto a market share che non superano il 30% (Windows ha il 90% nei pc e Android l’80% nei telefonini). L’ottimismo di chi in Microsoft vende Surface e promuove i Windows Phone Italia comunque non manca e neppure la consapevolezza che il punto di svolta per affermare il computer a tavoletta a proprio marchio sia vicino, partendo da presupposti ben precisi. Surface non può e non deve essere considerato un prodotto rivale dell’iPad, il modello Pro va inteso come un vero e proprio notebook replacement e la versione Rt (con Office preinstallato di serie) può essere il nuovo computer per una parte degli utenti privati che in Italia ancora usano Windows Xp. Saprà Microsoft renderlo un prodotto realmente appetibile al mercato di massa anche posizionandolo sui listini a prezzi decisamente sopra la media? É una delle scommesse da vincere. Ma nel paniere di Windows ci sono molti altri device utili a sviluppare l’ecosistema: i notebook convertibili due in uno i tablet a firma delle varie Dell, Acer, Lenovo e Asus (nella lista c’è anche l’italiana Olidata), gli smartphone Lumia di Nokia, i desktop all in one. L’importante, questa la beneagurante (per Microsoft) chiosa di Capossela, “è che un consumatore, quando entra in uno store per acquistare un nuovo device, compri un device Windows”.