Personalizzabili e fruibili in mobilità, interattivi attraverso test di apprendimento spalmati durante le lezioni, flessibili con una durata più limitata rispetto al passato ma con una moltiplicazione in più aree tematiche. La nuova generazione di contenuti per l’e-learning segue l’evoluzione di questi anni liquidi, rivolgendosi ad uno studente o manager anagraficamente più maturo e oggi costantemente connesso. E così la formazione si sposta su un terreno diverso rispetto al passato, mutuando linguaggi e formati tipici dei social network e adottando un design ottimizzato per la fruizione da smartphone e tablet.

Tutti i numeri dell’e-learning

Una didattica digitale che cambia pelle: i contenuti diventano più coinvolgenti per cercare di intercettare un pubblico multitasking, provando a ritagliarsi un posto al sole nell’indistinto buzz quotidiano di stimoli digitali. Ancora oggi l’e-learning si distingue come una delle industrie in più rapida e continua crescita: dal 2000 il tasso è stato del +900%, con una dimensione del mercato del Learning Management System destinata a crescere dai 5,22 miliardi di dollari del 2016 a 15,72 miliardi di dollari entro il 2021 secondo una ricerca di Markets and Markets.

Anche la fotografia scattata dal report del Politecnico di Milano per Osservatori.net segnala un mercato in stabile crescita. I budget per le aziende sulla formazione registrano un +20%, con una attività tradizionale in aula che ha ancora un peso rilevante nelle modalità di fruizione: su una media di 5 giornate annuali di formazione per dipendenti 3,32 sono fisiche. C’è da dire però che cresce l’interesse per i nuovi canali digitali: una recente indagine europea di Brandon Hall Group ha evidenziato come il 48% delle imprese abbia innestato di fatto il digitale per le proprie strategie di formazione e apprendimento, con un 43% che si forma su piattaforme collaborative e social tool formativi.

Così al South West College nella contea inglese di Cookstown è nata una classe virtuale protesa a sviluppare soft skills per il mondo del lavoro, ricreando di fatto dinamiche professionali per i futuri manager della City londinese. O ancora all’’Università di Westminster si sperimenta la “smart teaching”: di fatto si ripensa la classe come spazio fisico per facilitare il lavoro di gruppo. La tecnologia si trasforma in un abilitatore e consente la creazione di un social learning, ovvero di una formazione erogata come in un social network.

Formazione continua e su misura

Dalla formazione didascalica al gioco e all’interazione: crescono i contenuti di gaming nel pacchetto offerto dalle società di consulenza e da aziende specializzate. Perché formarsi fa rima oggi anche con divertirsi. «Nonostante si parli di contenuti digitali la percezione è che in questa fase non si tratti più di e-learning inteso come concetto di formazione a distanza, quanto piuttosto di digital learning, con una formazione che diventa pervasiva e quotidiana», afferma Paolo Zambon, country manager per l’Italia di Blackboard, multinazionale nata vent’anni fa in America e impegnata nell’erogazione di formazione a distanza per manager e studenti. Si tratta di una realtà leader nella fornitura di servizi per la digitalizzazione dei processi di apprendimento e di istruzione: Blackboard oggi eroga formazione a più di 16mila istituzioni scolastiche e organizzazioni private in 90 Paesi, per quasi 100 milioni di utenti nel mondo.

Proprio nei giorni scorsi – dal 21 al 24 marzo e per la prima volta in Italia – ­­si è svolto all’Università Bocconi di Milano l’evento internazionale Teaching & Learning Conference 2017, promosso proprio da Blackboard. Un momento di confronto con centinaia di manager provenienti da ogni angolo del mondo per conoscere i nuovi trend della formazione ed istruzione. Oltre trecento delegati delle cento università più importanti al mondo, insieme ai referenti aziendali di grandi organizzazioni, hanno declinato le strategie di formazione ed “empowering” per studenti e lavoratori. Ne è emerso che delle leve differenzianti è l’immediatezza del servizio di formazione, con i tempi di attesa che di fatto si abbattono. Un tempo personalizzato, perché la gente oggi studia in qualsiasi luogo o momento, senza distinzione rispetto al passato. «La tecnologia risponde così a bisogni e sistemi educativi diversi e copre tutte le casistiche. Ma la chiave vincente è comprendere le necessità espresse e latenti dello studente, attraverso una strategia personalizzata e mobile di erogazione della formazione», afferma Zambon.

Il futuro del digital learning

È una questione di risparmio di tempo e anche di impatto economico. Sempre lo studio Brandon Hall ha evidenziato come l’apprendimento attraverso e-learning richieda dal 40% al 60% in meno della disponibilità di tempo da parte dei discenti per imparare gli stessi concetti dell’aula. E nel 42% la formazione a distanza si è tradotta  in un vantaggio competitivo economico: ad affermarlo è l’indagine Ibm, che ha evidenziato come ogni dollaro investito nei risultati di formazione online equivalga a 30 dollari. Una formazione che esce anche dall’aula, approdando nei dispositivi indossabili, nelle tecnologie emergenti della gamification e nella Realtà Virtuale: set che ricostruiscono mondi anche lontani e che servono per testare le abilità del lavoratore. Ma c’è di più: in un’ottica di contenimento costi e di pervasiva diffusione degli strumenti digitali si moltiplicano le pratiche descritte dall’acronimo inglese Byod, ovvero Bring Your Own Device. Si tratta dell’adozione dei propri strumenti tecnologici anche nelle attività professionali.

La rivoluzione del digital learning è per studenti di ogni ordine e grado che oggi vivono una dimensione connessa. «In azienda e nelle università si viene con smartphone, tablet, laptop e si cercano informazioni prima online, navigando tra le piattaforme. Di fatto le politiche di mobilità e il telelavoro sono diventate prassi. Ecco perché la nuova formazione virtuale non può che presidiare questi fattori di cambiamento», precisa Zambon. Dalle piattaforme e dai dispositivi ai contenuti. Le nuove frontiere dell’e-learning passano necessariamente per una internazionalizzazione delle pratiche, che valorizza però esigenze locali. Una formazione di taglio glocal. «La nostra community è internazionale, ampia, diversificata. Cerchiamo di intercettare i trend della formazione e anticiparli e questo è un vantaggio competitivo».

E la tecnologia aiuta gli studenti a limitare l’abbandono perché diventa predittiva:  supporta la comprensione del comportamento digitale, monitora il percorso, addirittura aiuta a relazionarsi con gli altri. Già, perché l’e-learning si esplicita in una formazione blended: aula fisica e virtuale si intersecano tra loro. «Quello che stiamo vedendo è un insieme dei modelli: ci possono essere corsi di aula e collaborazioni da remoto». Anche nei mondi connessi l’elemento fisico fa ancora la differenza.