Quando si pensa ai soldi, si pensa quasi sempre alle banche. Ci viene naturale, sono il soggetto che riscuote la maggior fiducia in questo ambito. Vengono prima di tutti: prima dei circuiti delle carte di credito, prima dei sistemi di pagamento alternativi come Paypal, Apple Pay o Amazon Payments, prima delle soluzioni alternative per il trasferimento del denaro. Dopotutto, è nel conto corrente che riceviamo i soldi e dal conto corrente li spostiamo per effettuare i pagamenti. Per questo l’annuncio di una infrastruttura che permette l’attivazione di un meccanismo di pagamenti istantanei da parte di Eba Clearing, con tempi compressi a venti secondi e attraverso tutta l’area dell’euro più gli altri paesi dell’Unione (come la Gran Bretagna, Brexit permettendo) è una notizia destinata a portare cambiamenti concreti.

Il settore dei pagamenti, grazie all’ecommerce, è in costante evoluzione. Spuntano in continuazione nuove soluzioni e meccanismi per spostare i soldi. Quella messa assieme da Eba Clearing è particolarmente strategica. Ma cos’è Eba Clearing? Lo spiega il Ceo dell’azienda, lo statunitense Hays Littlejohn: «Eba Clearing è stata fondata nel 1998 da 53 banche europee che si sono accordate per lavorare assieme anziché creare infrastrutture individuali per ogni Paese. Così, per il lancio dell’euro nel 1999 hanno creato una infrastruttura tecnica privata e di proprietà del settore bancario per processare i grandi pagamenti in euro sia a livello di singolo Paese che crossborder. Con questo spirito i nostri azionisti e le banche clienti del servizio hanno continuato a sviluppare un sistema di pagamenti paneuropeo sotto l’egida di Eba Clearing, basato su un approccio collaborativo: all’inizio per il Sepa e oggi per i pagamenti in tempo reale».

LARIZZA
Hays Littlejohn

L’obiettivo di Eba Clearing è quello di creare soluzioni tecnologiche per i pagamenti interbancari in euro: «Quello che facciamo – dice Littlejohn – non è visibile al pubblico perché forniamo un servizio a chi i servizi di pagamento a sua volta li eroga al pubblico». Però è Eba Clearing alla base delle attività delle banche: grazie alla sua infrastruttura e alla sua capacità le banche possono lavorare a sistemi di pagamento differenti, innovativi. I pagamenti istantanei sono uno di questi. Avvengono in venti secondi e chiudono effettivamente la transazione: in questo modo si possono fare molte cose. Ad esempio permettere a chi deve ricevere un pagamento di avere i soldi senza ritardi o intoppi. «Questo – dice Littlejohn – è uno sviluppo molto importante sia per i consumatori che per le aziende. Ci possiamo immaginare, ad esempio, quanta differenza faccia per le piccole e medie imprese avere la certezza di veder entrare i soldi nel proprio conto bancario istantaneamente». Inoltre, le banche possono attivare questo meccanismo per fare pagamenti direttamente dal conto corrente, cioè con l’uso del solo Iban, senza bisogno di carte di credito o altro. Un metodo a bassa commissione per comprare ad esempio qualcosa su internet fra privati o B2C. «Dal punto di vista dei clienti è una specie di “cashless cash”. Possono, ad esempio, avviare un pagamento istantaneo anziché pagare alla consegna di un bene spedito per posta. E la bellezza di questo strumento è che il venditore riceve immediatamente il pagamento sul suo conto corrente senza bisogno di far viaggiare i suoi soldi con chi ha effettuato la consegna».

È l’esempio del Cash on Delivery, al quale sta lavorando anche in Italia MyBank, la filiale di Preta, società controllata da Eba Clearing. In pratica, si compra qualcosa su Internet, arriva alla porta il postino con il pacco. Chi lo riceve lo apre, verifica rapidamente che il bene sia quello che voleva, preme un bottone sul palmare e istantaneamente il pagamento viene avviato e chiuso, con tanto di ricevuta di autorizzazione al postino, che può così lasciare il pacco al destinatario. Semplice dirlo, ma in realtà estremamente complesso farlo. Il pagamento istantaneo di Eba Clearing segue lo SCTInst Scheme dell’European Payments Council (Epc), che verrà lanciato a novembre di quest’anno. La sperimentazione è avviata (la parte con gli utenti inizierà ad aprile), con una fase a Milano che usa le tecnologie di Sia. «Oggi – dice Littlejohn – l’infrastruttura dei pagamenti Sepa è costruita sulla logica del D+1, cioè il trasferimento del credito raggiunge il conto del beneficiario al massimo un giorno lavorativo dopo che è stato avviato. L’obiettivo è quello di arrivare a 10 secondi per spostare i soldi sul conto della banca ricevente. È praticamente come il contante, solo che è digitale».

Il mondo della tecnologia ovviamente permette di percorrere anche altre strade per i pagamenti. Una di queste è quella che viene abilitata da blockchain, la buzzword del momento nel settore del Fintech. La blockchain è in realtà un sistema distribuito per mettere in sicurezza dei dati, non solo e non necessariamente denaro, ma anche altri tipi di informazione (ad esempio contratti in forma che diventa così autentica). Ma non sono certo l’unico modo. «Blockchain? È qualcosa che guardiamo – dice Littlejohn –  ma non è ancora il momento per la sua implementazione: la tecnologia secondo noi non è pronta e richiede ancora investimenti per lo sviluppo. Invece, quel che è necessario adesso è utilizzare soluzioni tecnologiche più veloci ed economiche per i pagamenti istantanei: abbiamo preferito lavorare con soluzioni tecnologiche consolidate e scalabili e, quando possibile, riutilizzare le componenti che le banche avevano già installato per Sepa. Quando blockchain diventerà più “stabile” e matura ne riparleremo».

C’è anche un altro fronte dove Eba Clearing vede una opportunità. «Chiunque – dice Littlejohn – può aprire un account su un social media senza dire chi è. Invece, le banche quando apri un conto ti identificano e sanno chi sei, devono avere una documentazione rigorosa. Questa è una opportunità per le banche per fornire servizi di valore ai loro clienti, permettendo di sapere che quella persona è veramente chi dice».

Nella ridda di sistemi di pagamento e nuove tecnologie che si stanno accumulando sul mercato la posizione delle banche è certamente in crescita ed è legata anche all’evoluzione della normativa europea, che introdurrà nel 2018 nuove possibilità e requisiti di funzionamento, aprendo la strada a ulteriori innovazioni. Le banche inoltre oggi non stanno attraversando uno dei loro momenti migliori: la redditività è in calo: il Roe è arrivato al 5,7% a livello europeo, ben al di sotto del costo del capitale. Colpa della crisi economica e del lungo periodo a tasso zero, ma anche l’evoluzione della tecnologia, che ha cambiato le carte in tavola e introdotto nuovi competitor come PayPal e Apple ma anche Google, Facebook, Alibaba e decine di altre startup.

Due esempi. Il primo, Amazon Payments; in questo periodo è cresciuta significativamente: 33 milioni di utenti lo usano, con 10 milioni di nuovi utenti solo nel solo 2016. E invece “mVisa”, la soluzione di pagamento con codici QR, si è appena espanso in altri dieci paesi: il servizio di pagamento mobile basato sulla tecnologia QR, è attualmente attivo per i commercianti in India, Kenya e Rwanda e lo sarà a breve anche in Egitto, Ghana, Indonesia, Kazakistan, Nigeria, Pakistan e altri paesi emergenti.

La visione di Eba Clearing è però positiva. «L’arrivo di Internet – dice Littlejohn – e delle nuove tecnologie ha avuto e continua ad avere un notevole impatto sull’ecosistema dei pagamenti ma, assieme alle banche centrali, i fornitori di servizi di pagamento hanno sempre fornito la dorsale per processare i pagamenti e hanno anche continuato a migliorare i loro servizi. Inoltre le banche hanno anche il grande vantaggio che i loro servizi di pagamento ispirano fiducia nei consumatori quando si arriva all’uso di questi strumenti e non solo, anche per altri aspetti come ad esempio la gestione dei dati relativi alla clientela». Insomma, quando si pensa ai soldi si pensa sempre alle banche: nell’era di Internet la fiducia è un bene prezioso, la vera valuta immateriale.