Piazza dei Colori si apre tra le case popolari che ospitano 500 famiglie, duemila abitanti, nel quartiere di San Donato a Bologna. Attorno alla piazza, tre dormitori. Ad ottocento metri, in via Mattei, l’hub di prima accoglienza dei migranti, mentre a cinque minuti a piedi si trova la moschea più grande dell’Emilia Romagna, in via Pallavicini. Gli ipermercati costruiti nelle vicinanze, a partire dagli anni 80, fecero abbassare poco per volta le serrande dei quaranta negozi intorno alla piazza: spazi che dal 2009 il Comune sta assegnando ad associazioni e imprese, a canone ridotto.

Il quartiere della Bolognina, dove il Pci diventò Pd, oggi si chiama Navile, dal nome del canale che vi scorre attraverso. Accanto al quadrilatero composto da via Serra, via Tiarini, via Dall’Arca, via Albani, attorno alle case popolari dell’Azienda Casa Emilia Romagna, è arrivata l’alta velocità, ed il rischio della speculazione edilizia cresce.

Più a est, si estende il quartiere Pilastro, ricordato per l’eccidio della banda della Uno Bianca: fondato nel 1966, ha compiuto da poco cinquant’anni e dal 2014 è protagonista di un progetto di sviluppo promosso dal Comune col contributo della Regione e della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna: accanto agli interventi di riqualificazione come l’illuminazione a led, attività di mediazione sociale e spazi di vicinato.

Tre quartieri con identità mobile su cui si stanno sperimentando processi di coprogettazione: da dicembre 2015, associazioni e cittadini hanno pensato insieme il giardino tra la moschea e piazza dei Colori, e insieme se ne prendono cura, grazie al patto di collaborazione firmato sulla base del regolamento comunale per i beni comuni urbani istituito nel 2014, che rientra nella politica “Collaborare è Bologna”.

Piazza dei Colori, Bolognina e Pilastro sono stati inseriti in un programma di sperimentazione amministrativa oggetto di un patto di collaborazione tra Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e Comune di Bologna, sostenuto anche da Federcasa, di cui LabGov è coordinatore e curatore scientifico.

A Bolognina, tra giugno e ottobre, si sono riuniti attorno ad un tavolo sei famiglie che abitano nei condomini Acer, otto che rappresentano l’Associazione Sindacale dei Piccoli Proprietari Immobiliari, dodici tra commercianti e organizzazioni, e hanno deciso di condividere i locali vuoti dei condominii, di progettare insieme il giardino intorno, di ripensare il giornalino del quartiere, di partecipare ai bandi regionali sui processi di gestione condivisa, con la prospettiva di creare un Distretto Urbano di Miglioramento. «Si è aperto un dialogo» racconta Giancarlo Morisi, albergatore, del Comitato delle Strade degli Artisti, che riunisce 25 persone. «Anche se i laboratori erano rivolti più ai condomini, abbiamo cominciato a pensare ad un comitato a statuto aperto, registrato a febbraio, per una collaborazione pubblico-privato che ci ha portato a chiedere di inserire e gestire un chiosco di gelati dentro un palazzo, aprendo il giardino a tutto il quartiere».

Apripista il progetto Pilastro: qui i laboratori, sedici ore tra febbraio e marzo, si sono focalizzati sulla creazione del business model per l’associazione Mastro Pilastro, formata da ragazzi dai 18 ai 30 anni che si dedicano a servizi di manutenzione, traslochi, pulizie e riparazioni, a cui si affiancano azioni di agricoltura sociale. «Vogliamo trovare la forma giuridica più adatta a questa impresa sociale, che si costituirà come socio sostenitore dell’Agenzia di Sviluppo Pilastro Distretto Nord-Est»: racconta Ilaria Daolio, funzionaria del Comune e direttrice da marzo scorso dell’Agenzia, che riunisce tra i soci fondatori il Dipartimento di Agraria dell’università, il Centro Agroalimentare, il Comune, il Quartiere, il parco commerciale Meravil, l’Azienda Casa Emilia-Romagna, Unipol ed Emil Banca. La sede è una Casa di Comunità, concessa dal Comune in comodato d’uso. «In primavera partirà la coltivazione dei sei ettari messi a disposizione da Acer – spiega -.Con cento orti dati alle famiglie del quartiere; intanto, prosegue la cura del parco da parte della cittadinanza attiva, lo sportello di orientamento al lavoro a cura di Mastro Pilastro e il blog partecipato Pilastro 2016. Abbiamo anche partecipato al bando Periferie del Governo, aspettiamo risposta». Perché il rischio di creare scatole vuote è alto… «È la partecipazione dei cittadini a fare la differenza. Noi condividiamo gli strumenti, poi ognuno deve fare la propria parte» spiega Daolio.

Anche gli incontri su Piazza dei Colori, cinque, da giugno a settembre, che hanno coinvolto il Comune e tredici tra associazioni, cooperative, srl, si sono focalizzati sulla condivisione del rischio e dell’azione: «Avevamo priorità diverse» racconta Annabella Losco di “Piazza dei Colori 21”, 50 tra fondatori e volontari. «Ma insieme siamo riusciti a trovare un punto di incontro sul valore della nostra piazza, che non è un luogo di fantasia, e di comunicarlo attraverso la partecipazione a bandi per la cittadinanza attiva, un piano editoriale, la cura della piazza stessa». L’associazione di Annabella si occupa di bambini e famiglie interculturali, dal doposcuola gratuito a corsi di italiano per le mamme. «Ognuno può rivolgersi a persone diverse, ma comunicare quanto c’è di buono aiuta tutti: piazza dei Colori è un luogo dove la convivenza pacifica è possibile, dalla moschea che ci aiuta col campo estivo al giardino che curiamo tutti insieme». Il luogo degli incontri, e degli incroci possibili.