Anche le multinazionali del petrolio scommettono sull’auto elettrica. Proprio in questi giorni Shell e Total hanno annunciato di volersi gettare in questa nuova avventura. La major anglo-olandese inizierà quest’anno a realizzare punti di ricarica in alcune stazioni di servizio della propria rete in Europa, partendo da Regno Unito e Paesi Bassi.  “Stiamo valutando in che modo partecipare alla transizione energetica. Non ci sarà una sola soluzione: idrogeno, veicoli elettrici e biocarburanti avranno un ruolo”, ha spiegato il direttore delle attività dowstream, John Abbott. La francese Total ha dichiarato di aver deciso di lanciarsi su questo mercato. “Le grandi compagnie petrolifere sembrano aver compreso che devono scendere a compromessi con la tendenza a favore delle vetture elettriche”, scrive il quotidiano Le Monde, riferendo che presto le stazioni di servizio francese offriranno anche colonnine di ricarica.

Due notizie che insieme fanno capire quanto nel Vecchio Continente il mondo della mobilità stia vivendo una vera e propria trasformazione. Cosa succede in Italia? La “rivoluzione” promessa da Shell e Total non la vedremo, visto che la prima non è più presente sul nostro territorio e la seconda ha annunciato l’abbandono del mercato italiano. In Italia inoltre persistono ancora grossi ostacoli allo sviluppo del settore. In primis mancano le infrastrutture: le colonnine elettriche sono ancora pochissime e lontane tra di loro. La stessa Corte dei Conti ha denunciato di recente un ritardo, di circa un anno e mezzo, sull’approvazione del Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli elettrici. Inoltre le tecnologie sono ancora poco sviluppate, con batterie che durano poco e tempi di ricarica troppo lunghi. Tutto ciò rappresenta un deterrente importante per i consumatori.

Nonostante ciò molte società continuano a credere nel potenziale di questo nuovo mercato anche in Italia. A cominciare da Enel, che dal 2010 ha avviato una serie di progetti pilota investendo nella ricerca di tecnologie e standard, stringendo partnership con case automobilistiche, operatori del settore e istituzioni e realizzando una rete di ricarica su tutto il territorio nazionale. Ad oggi in Italia sono state installate circa 2500 stazioni di ricarica, da 3,7 fino a 50 kW, con tecnologia Enel.

Negli anni il gruppo ha stretto accordi con le società energetiche e automobilistiche. Come quello per la sperimentazione di colonnine sulla stazione di servizio Eni a Pomezia, che consente di ricaricare tre auto contemporaneamente sia in corrente continua che alternata, rispettivamente a 50kW, 22kW e 43 kW. In meno di mezz’ora è possibile rifornire quasi completamente la vettura. Altro accordo, quello firmato con Aiscat, nell’ambito del progetto Eva+, per avviare un tavolo di lavoro sulla mobilità elettrica lungo la rete autostradale. Le colonnine saranno del tipo Fast Recharge Plus, una tecnologia che permette di ricaricare in 20-30 minuti. E ancora, c’è l’intesa con il gruppo Api per la realizzazione di punti di ricarica veloce in sei aree di servizio a marchio Ip, tre a Roma e tre a Milano.

Oltre a quelle di Enel, ci sono anche altre iniziative che, seppur di minor portata, esprimono la volontà del Paese di andare verso una mobilità sempre più elettrica, partendo proprio dalle infrastrutture. Tra queste, quella della nuova start up “People have the power” che vede una rete di privati cittadini condividere le proprie colonnine di ricarica domestiche, rendendole localizzabili attraverso un’app. L’adesione al progetto può avvenire a titolo volontario o in cambio di un corrispettivo in denaro per il servizio di ricarica messo a disposizione. La startup veicola questa attività attraverso una app su cui è possibile indicare lo spazio offerto ai diversi tipi di veicoli ed eventuali servizi aggiuntivi attivabili. Gli utenti, possessori di un’auto elettrica, potranno così trovare il punto di ricarica più vicino. “People have the power” offrirà ai possessori di auto e di colonnine tutte le informazioni necessarie per attivare il servizio a livello tecnico.