A volte “lo zio d’America” esiste veramente e capita anche che lasci una cospicua eredità. Per Betta Maggio però non si è trattato di un conto in banca, ma di un brevetto che sta portando buoni frutti. Ultimo in ordine di apparizione il premio ritirato sul palco del 9° Forum nazionale dell’imprenditoria femminile e giovanile GammaDonna dedicato alle “Intelligenze e competenze nuove per fare impresa nell’era digitale”. Lei è la Ceo e fondatrice di U-earth Biotechnologies, realtà italo-svizzera con sede anche a Torino.

“Mio zio è uno scienziato americano specializzato in biotecnologie. Una decina di anni fa ho deciso di portare una sua invenzione pensata per contrastare eventuale attacchi batteriologici o chimici al mercato professionale. Dopotutto siamo esposti costantemente a piccole dosi di inquinamento che ci sta uccidendo lentamente e silenziosamente. Quindi mi sono concentrata sulla creazione di un prodotto scalabile. Ed è nata U-earth che è un sistema che cattura e digerisce – attraverso l’uso di batteri naturali, non patogeni e non geneticamente modificati – ogni tipo di inquinamento dell’aria, senza limite di tipo o misura, liberando ossigeno”. Sia tra le pareti domestiche o degli spazi pubblici, sia outdoor.

Torino, la sua città di elezione, ne sa qualcosa perché è la palestra del progetto Pure Air Zone: “Torino Smart City con il progetto Living Lab è stata una valida piattaforma di innovazione di scambio di idee e ci ha dato la possibilità di dimostrare cosa possiamo fare attraverso la creazione della prima Pure Air Zone in outdoor. Ora ci siamo spostando su Milano per la fase di lancio e di espansione”.

Le due città, a volte in competizione, sono afflitte dallo stesso tema comune anche ad altri centri italiani: quello dell’inquinamento. Secondo l’ Air Quality in Europe 2017 redatto dall’Agenzia Europea dell’Ambiente l’Italia è il Paese europeo in cui l’aria cattiva fa più vittime, circa 80.000 morti premature (ultimo dato rilevato nel 2014).

La realtà fondata dalla Maggio è di grande attualità dal momento che le soluzioni ideate attuano una sorta di “detox” dell’aria. Immaginatevi dei concentrati di foresta in oggetti di piccole proporzioni: nell’ U-earth alto meno di un metro si sprigiona una potenza pari a 276 querce; la versione grande rende come 6.000 alberi e assorbe fino a 71kg di contaminanti al giorni.

La quarta rivoluzione industriale è questa: produrre qualcosa con il minimo impatto ambientale e la massima azione contro tutto ciò che le precedenti rivoluzioni industriali hanno prodotto in termini di inquinamento.

E questa rivoluzione è anche donna, come dimostra il premio GammaDonna che ha scelto questo progetto tra una selezione di sei tutti al femminile.

Da imprenditrice alla Maggio sta a cuore la competenza e soprattutto “il dare il buon esempio. Dimostrare di sapersi rialzare e affrontare le difficoltà come lezioni che ci rendono più forti, anche perché non è facile avventurarsi nel mondo dell’innovazione e i rischi di non farcela sono moltissimi. Ogni giorno è un giorno più vicino a una chiara visione su cui si è focalizzata la mia vita. Tutto ciò che posso fare per arrivarci è non mollare e affrontare le sfide una alla volta”.

Così da donna a donna la manager stuzzicata a proposito si sente di dare dei consigli a un’altra donna, la sindachessa della sua città, Chiara Appendino: “La invito a coinvolgere le tantissime piccole aziende che a Torino fanno innovazione con una concentrazione di proposte di altissimo valore. Le chiedo di dare loro la possibilità di crescere e nel contempo aiutare la città a risolvere i problemi. A mio parere il progetto Living Lab e iniziative simili sono una strada vincente”. L’importante è non tirarsi mai indietro.