Il tempo vola, si sa, e nel caso di Galileo, il nuovissimo sistema di posizionamento globale europeo, sta a 23000 chilometri di altezza dal suolo ed è scandito, nei 18 satelliti a oggi in orbita sui 30 previsti, da orologi atomici italiani costruiti da Leonardo, 2 per ogni satellite.

Ora però si aggiunge un altro importante pezzo del sistema complessivo, affidato anche questo all’Italia, tramite l’Inrim, l’Istituto di metrologia di Torino all’avanguardia da sempre nel controllo e diffusione del tempo, a iniziare dal vecchio caro segnale orario, cessato, con dolore per i nostalgici, il 1 gennaio.  Il tutto è stato formalizzato giovedì scorso a Torino, con la firma di un accordo tra la joint-venture italo-tedesca, Thales Alenia Space Francia (Tasf) e l’Inrim. A sottolineare l’importanza e l’interesse italiano il presidente dell’Agenzia spaziale italiana, Asi, Roberto Battiston.

Compito di Inrim sarà controllare il tempo che gli orologi atomici segnano a bordo dei satelliti e accordarlo con quello terrestre. Lo farà all’interno di un progetto, Tsp, cui partecipano anche la società italiana Aizoon, la spagnola Indra e la francese Sii, e a cui, soprattutto, collaborano il Politecnico di Torino e i maggiori istituti metrologici europei: il tedesco Physikalisch-Technische Bundesanstalt (Ptb), l’Observatoire de Paris (Op) in Francia, lo spagnolo Royal Institute and Observatory of the Armada (Roa), il Royal Observatory del Belgio (Orb) e il Technical Research Institute (Sp) della Svezia.

Detto così sembrerebbe quasi dover rimettere a posto le lancette dell’orologio ogni tanto, come si faceva nel 1875 quando fu introdotto il tempo civile unico per i vari fusi orari che usiamo anche oggi. “Qui parliamo di differenze che non devono superare il nanosecondo al giorno” ci dice Patrizia Tavella,  che coordina il gruppo di ricercatori Inrim impegnati nella realizzazione del sistema di navigazione promosso dall’Unione europea, facendo notare che 1 nanosecondo, miliardesimo di secondo tempo per noi inimmaginabile equivale, nel calcolo della distanza e posizione ad esempio della nostra automobile, a 30 centimetri, dato che questo è, arrotondando, il percorso fatto dalla luce in quell’intervallo minuscolo di tempo.  Errore, o approssimazione se vogliamo dire meglio, accettabile, ma se i nanosecondi diventano 10 l’errore di posizione inizia ad avere un preoccupante valore di 3 metri. Occorre quindi stare sotto al nanosecondo, o al massimo tollerare questa differenza fra gli orologi a bordo dei satelliti galileo e tempo standard. Per gli standard umani sembra ridicolo ma, per esempio, in questo tempuscolo il nostro pc è capace di fare anche un centinaio di operazioni e i sistemi finanziari automatici, come è successo alla City di Londra, possono alterare le contrattazioni a favore di questo o quell’altro agente. È successo ed è stato sanzionato.

Fondamentale quindi il tempuscolo di cui abbiamo parlato dato che i sistemi di posizionamento, come l’americano Gps, il nostro Galileo o il russo Glonass lavorano principalmente sulla posizione dei satelliti, nota, e il tempo segnato dai loro orologi atomici a bordo: la nostra automobile o il nostro cellulare capta i segnali di più satelliti e dalla loro identificazione e tempo inviato calcolano la nostra posizione. Per inciso ricordiamo come, dati i tempi in gioco e l’altezza dei satelliti rispetto a terra, devono essere applicate correzioni previste dalla teoria della relatività di Einstein: lassù infatti il tempo scorre più velocemente  che fra noi comuni mortali terrestri. Anche per queste correzioni parliamo ovviamente di tempuscoli minimi ma, per quanto detto sopra, sufficienti a farci finire fuoristrada per un errato calcolo del nostro sistema in auto.

Un bel compito per Inrim che entro l’anno dovrà consegnare ai due centri di controllo di Galileo, quello italiano di Telespazio al Fucino e quello tedesco  dell’Agenzia spaziale tedesca Dlr, tramite una controllata, a Oberpfaffenhofen, Monaco di Baviera, il Galileo time service provider (Tsp), un complesso hardware software e ovviamente know how, per effettuare il confronto costante e la sincronizzazione tra l’ora di Galileo e la scala di tempo internazionale, noto come  Tempo universale coordinato (Utc).

“L’Inrim, che assicura in Italia il riferimento per tutte le misure, vanta una solida expertise nei servizi di timing: i suoi laboratori contribuiscono infatti a elaborare la scala di tempo internazionale Utc e generano il segnale dell’ora esatta per il nostro Paese. L’Istituto è inoltre coinvolto nel progetto Galileo fin dai suoi albori”, conclude Patrizia Tavella che sottolinea la folta partecipazione di partner europei a questo compito che darà, tramite Galileo, il segnale orario a tutti noi del vecchio continente.

È solo l’inizio, la prima pietra miliare per un mondo nuovo di servizi che Galileo fornirà, quelli di base li eroga già dato che negli ultimissimi cellulari è possibile scegliere la costellazione europea come provider e non il Gps finora utilizzato. Il mondo delle telecomunicazioni, la finanza, le reti di distribuzione dell’energia, i trasporti, gli operatori per la sicurezza e il soccorso sono solo alcuni dei campi in cui si sta già lavorando per usufruire di questa spaventosa, ma come abbiamo visto realisticamente utile, precisione.