Martedì 5 luglio 2016, alle ore 5:35 italiane, la sonda Nasa Juno arriverà a soli 5.000 km dalla superficie gassosa di Giove ed entrerà in orbita attorno a quel pianeta per studiarlo per un anno con i molti strumenti che ha a bordo, due dei quali, fra i più importanti, sono italiani. Farà una mappa della chimica del gas che compone Giove, studierà l’andamento della sua imponente forza di attrazione gravitazionale e dell’intenso campo magnetico del pianeta. Giove ha una rotazione rapidissima, in 10 ore ruota su sé stesso nonostante abbia un diametro 10 volte maggiore della Terra, e la presunta esistenza di un nucleo metallico, anche se a livello di plasma, sembra essere la causa di questo campo magnetico così importante ed esteso, una gigantesca dinamo spaziale insomma. Seguendo un’orbita polare, passando cioè sopra ai poli gioviani, farà molti cicli di misura di due settimane alla volta, per un anno circa, per carpire i segreti del gigante del sistema solare, il più grande di tutti, talmente grande che potrebbe contenere 1300 volte la nostra Terra.

Il vero momento di brivido per tecnici e scienziati, e di pericolo reale per la sonda, sarà proprio il 5 luglio quando dovrà cambiare rotta ed entrare in orbita attorno a Giove, dopo 3 miliardi di chilometri percorsi. La situazione da quelle parti, a soli 5000 km dalla superficie, non è per niente tranquilla, ci sono vortici di particelle molto energetiche e radiazioni che potrebbero investire la sonda e mandare in tilt tutta l’elettronica, facendo probabilmente precipitare dentro Giove i 3600 chili di Juno, costati poco meno di un miliardo di dollari tutto compreso. Se qualcosa andrà male, a causa della forza di attrazione terribile di quel pianeta, è quella la fine che aspetta la sonda, ma tutte le precauzioni sono state prese, in particolare il computer di bordo è blindato entro una sorta di cassaforte di titanio, per evitare per quanto possibile ogni interferenza. Quando sarà in orbita attorno al pianeta si troverà comunque in un’atmosfera molto ostile piena di particelle pericolose e una forza di gravità che è almeno tre volte più forte di quella della Terra: per fare un esempio una persona di 80 kg ne peserebbe su Giove quasi 300.

Una stupenda aurora boreale su Giove catturata da Hubble Space Telescope
Una stupenda aurora boreale su Giove catturata da Hubble Space Telescope

Studiare Giove è importante e utile anche per il nostro di pianeta, la Terra in cui viviamo, i planetologi infatti pensano che sia stato il primo che si è formato nel sistema solare e quindi studiarlo significa anche andare a vedere le origini del sistema, in cui poi siamo arrivati noi. Giove poi, anche se distante miliardi di chilometri, è molto importante per la vita sulla Terra, infatti ci ripara da tanti urti cosmici perché attrae entro di sé, con la sua tremenda attrazione gravitazionale, meteore asteroidi e comete che passano da quelle parti. Per venire alla parte italiana della missione, finanziata da Asi, la nostra Agenzia spaziale, abbiamo sulla sonda lo spettrometro Jiram, Jovian InfraRed Auroral Mapper, realizzato da Leonardo-Finmeccanica sotto la responsabilità scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (Iaps/Inaf). È costituito da una camera fotografica nell’infrarosso e uno spettrografo nelle stesse lunghezze d’onda, con quest’ultimo la radiazione che parte da Giove verrà esaminata praticamente in loco, per conoscere quali siano gli elementi chimici principali e come giocano nella atmosfera gioviana.

Le aurore che si svolgono ai poli sono poi il principale fenomeno che verrà indagato, dato che permettono di studiare il campo magnetico di Giove, come ci dice il responsabile scientifico dello strumento Alberto Adriani, che da giorni è a Pasadena presso Nasa. “Dopo 5 anni di viaggio interplanetario della sonda e 11 di lavoro stiamo entrando in orbita attorno a Giove. Tutti noi del team Juno ci siamo riuniti qui al Jet Propulsion Laboratory per attendere insieme il momento più difficile di tutta la missione: l’inserzione in orbita del pianeta più grande e più ostile del sistema solare”.  L’altro strumento italiano di Juno è KaT, Ka-Band Translator, realizzato da Thales Alenia Space con il supporto del team scientifico dell’Università di Roma “La Sapienza”. Lo strumento KaT effettuerà esperimenti di radio-scienza in grado di fornire informazioni sulla composizione interna del pianeta e fornirà una mappa del campo gravitazionale di Giove.

I due strumenti italiani non sono certamente gli unici a bordo, ma sono quelli da cui ci si aspetta le risposte più importanti.  Un terzo sistema italiano invece è lo Star Trekker, anch’esso fornito da Leonardo Finmeccanica, che serve per indirizzare la sonda nella perfetta orbita interplanetaria che finora ha seguito. Si tratta di un sistema molto collaudato che viene montato sulla quasi totalità delle sonde Nasa. Osserva le stelle e traccia la rotta, come facevano i naviganti in passato quando il Gps era un sogno.

I passeggeri di Juno forniti da Lego: Giove, Giunone e Galileo Galilei
I passeggeri di Juno forniti da Lego: Giove, Giunone e Galileo Galilei

Juno infine trasporta tre passeggeri di eccezione: sono tre figurine Lego che rappresentano Giove, Juno, che per noi italiani fa Giunone la sposa di Giove e infine Galileo Galilei,  un buffo Galileo Galilei di plastica con in mano il suo cannocchiale. La scelta non è certo casuale dato che nel gennaio 1610 l’osservazione di Giove con il cannocchiale aprì definitivamente gli occhi al grande astronomo sul fatto che la Terra non era al centro dell’Universo, ma girava attorno al Sole. La pagina in cui Galileo descrive la scoperta dei satelliti di Giove, considerata una delle più importanti pagine della scienza, è presente su Juno grazie a una piccola placca che la Agenzia Spaziale italiana ha voluto mettere a bordo della sonda.