Il podcast sarà il media del futuro: lo dicono i dati di una indagine Nielsen, secondo cui negli ultimi 3 anni gli ascoltatori abituali di podcast sono passati da 850mila a 2,7 milioni, con una crescita del 217%. E lo dice anche Manuela Ronchi, Ceo di Action Media Ltd, media company italiana che ha deciso di puntare sul podcasting e sulla centralità della voce. In un’epoca in cui interroghiamo Siri o Alexa per sapere che tempo fa, in cui non leggiamo più libri ma ce li facciamo leggere da una voce sconosciuta, in cui invece di scrivere una mail preferiamo dire «ti mando un vocale di 10minuti» (citando il cantante dei TheGiornalisti, Tommaso Paradiso) la voce è diventata la porta di accesso per la comunicazione.

«È anche un’epoca in cui il tempo è un lusso – spiega Manuela Ronchi – e quindi cerchiamo costantemente di guadagnarne un po’. In questo contesto, il podcast si inserisce perfettamente perché la sua forza sta nel modello di fruizione: si può ascoltare facendo altro». C’è chi li ascolta passeggiando con il cane, chi al mattino mentre si lava i denti, chi si fa trasportare da una storia mentre è a bordo della metropolitana. «Il segreto dei podcast – aggiunge Ronchi – è quello di poter essere molto “verticali”, per raggiungere piccole nicchie di ascoltatori interessati a quel tema e quindi fedeli».

La scommessa di Action Media Ltd è duplice e ambiziosa: da una parte si propone di creare una “accademia della voce” per formare persone che sappiano usare questo strumento in maniera efficace, calibrandolo a seconda del messaggio che si vuole divulgare; dall’altra vuole aiutare le aziende a creare dei podcast “interni”. «C’è un grande mercato – spiega Ronchi – perché le imprese possono utilizzare i podcast come strumento per comunicare con i dipendenti, ma anche per formarli e per motivarli». Non solo: attraverso i podcast i brand possono “raccontarsi” ai consumatori: «Oggi – sottolinea Manuela Ronchi – il consumatore non sceglie che cosa comprare in base al prezzo, ma in base all’emozione che quel prodotto o quel marchio gli provoca. Ecco perché bisogna imparare a raccontare le storie dei brand, le storie dei singoli prodotti e di chi li fa».

A delineare la strategia di Action Media è il filosofo esecutivo Raffaele Tovazzi, che fa della filosofia uno strumento pratico di innovazione. «Il filosofo esecutivo non è un teorico e non è nemmeno un intrattenitore – spiega Tovazzi: è un professionista che in qualità di speaker e di coach viene chiamato dalle imprese per tradurre la filosofia personale in risultati concreti e monitorabili».

«Mi ha convinto con un video su Snapchat – racconta Manuela Ronchi spiegando come è nata la collaborazione con Tovazzi (assieme a loro c’è anche l’ex calciatore Demetrio Albertini, socio di Manuela Ronchi in DEMA4) -. Dal Regno Unito mi aveva spedito questo file in cui mi spiegava che 80 anni prima proprio lì era nata Radio Londra, e che adesso c’era l’esigenzia di far nascere un nuovo strumento di comunicazione». Da allora è partita l’avventura di Action Media, che sta lavorando anche sulla parte tecnologica. Tecnici del suono e matematici si occupano di creare il suono perfetto per i vari brand, utilizzando anche gli algoritmi.

«La diffusione della robotica e dell’intelligenza artificiale trova nell’attivazione vocale la sua dimensione ideale – spiega Ronchi -. L’udito rappresenta il primo canale sensoriale, la voce rappresenta il nostro primo strumento comunicativo, attraverso cui esprimiamo le nostre sensazioni ed emozioni. La nascente era della robotica creerà strumenti il più possibili affini alla struttura cognitiva e funzionale dell’essere umano. In pratica stiamo riscoprendo i cinque sensi».