«Quella umana è una razza resiliente», recita con tono drammatico la voce narrante del bellissimo video introduttivo di Division 2. E resiliente è anche il titolo di Ubisoft che nonostante i numerosi miglioramenti non riesce a compiere un decisio salto di qualità rispetto al primo deludente capitolo. Intendiamoci, lo sparatutto d’azione online open-world con elementi Gdr sviluppato da Massive Entertainment è una spanna sopra la media dei giochi spara-e-raccogli sul modello Anthem e Destiny. Ma dalla serie ispirata ai romanzi di Tom Clancy ti aspetti sempre qualcosa di più, come una storia che stia in piedi, ambientazioni mozzafiato e un gioco sfidante dal punto di vista tattico. Quest’ultimo punto è il vero salto in avanti di questo capitolo. La storia un po’ meno.

Non siamo più a New York e non c’è la neve. Siamo a Wahsington D.C. ed è quasi estate. L’umanità sopravvissuta al terribile virus che l’ha decimata ha imparato ad adattarsi in un ambiente ostile, in cui la prima minaccia non è l’agente patogeno ma il gruppo paramilitare chiamato le Iene. Siamo circa sette mesi dopo l’attacco bioterroristico del Black Friday. la capitale degli Stati Uniti d’America non è sexy come la grande mela ma è stata “progettata” come campo giochi ideale per essere tra le migliori mappe di guerriglia urbana in circolazione.

Più si gioca più si perde il senso di quello che sta accadendo, nel senso che ci riduciamo a combattere per ottenere un’arma o pezzi dell’ equipaggiamento migliore. Rimane però particolarmente appagante l’approccio strategico di The Division. L’intelligenza artificiale del nemico è migliorata, i boss, cioè i cattivi da abbattere alla fine delle singole missioni, non devono più essere crivellati da centinaia di colpi prima di andare giù, anche la varietà delle armi e le specializzazioni dei personaggi si confermano all’altezza delle aspettative della serie.

Per dirla in modo più diretto lo sparatutto di Ubisoft non è mai volgare e garantisce ore e ore di intrattenimento vero. Ogni quartiere richiede una analisi attenta prima di aprire il fuoco. Tocca studiare le posizioni dei nemici, le copertura e le armi che possiamo mettere in campo.

Dopo una cinquantina di ore la campagna principale che può essere giocata da soli o in squadra fino a quattro amici finisce. Il nostro guerriero a livello 30 potrà così accedere a nuove missioni. In pratica Washington verrà invasa da una nuova fazione particolarmente cattiva. Si può dire che il gioco verò inizia solo ora. Sarà anche possibile accedere anche alla modaltià PvP dove lo scontro e tra giocatori umani. Parliamo delle famose “Zone Nere“ che si sono rivelate nel primo capitolo il vero punto debole del gioco. In Division 2 non migliorano più tanto, presentano ancora problemi di bilanciamento. Ma, come la razza umana, anche i game designer sono una specie resiliente. Anche nei difetti.