Sea of Thieves dell’inglese Rare, gioco prodotto da Microsoft in esclusiva per Xbox One e Windows 10, è un vero e proprio inno allo slow gaming, e nonostante faccia parte di quella categoria di giochi che più spesso si trova a fronteggiare la rapidità con la quale gli acquirenti fagocitano missioni e segreti. La sua struttura può sembrare totalmente controcorrente, ma a guardar bene affonda le sue radici in un passato che in troppi sembrano aver dimenticato. In questo strambo quanto ironico simulatore di pirati manca per esempio una reale e per alcuni fondamentale progressione; Rare invita i suoi utenti a giocare non per collezionare strumenti che li rendano più forti e prima degli altri, ma per il semplice gusto dell’avventura. Questo approccio ha degli aspetti decisamente positivi perché non lascia indietro nessuno: si può smettere di giocare per settimane o mesi senza per questo motivo sentirsi in qualche modo penalizzati, cosa che rende la vita virtuale in Sea of Thieves compatibile con una vita reale fatta d’impegni ben più importanti come lo studio e il lavoro. Scardinando l’ossessione tipica di chi gioca online, e offrendo un fine ultimo che per una volta non è un’effimera vittoria sugli altri, il gioco Rare si ritrova anche libero dalla schiavitù delle classiche espansioni a pagamento, ovvero altri contenuti da bruciare in una notte; gli basta invece inserire nuovi pochi strumenti, in modo da moltiplicare le possibili interazioni con il suo mondo e tra gli utenti, per avere un effetto rivoluzionario e duraturo.

Volete un esempio? Col pretesto di una caccia al megalodonte, leggendario squalo di grosse dimensioni che con i suoi attacchi a sorpresa rende meno rilassanti i viaggi in nave richiesti dal gioco, è stato aggiunto un apparentemente inutile megafono che, nel suo piccolo, ha invece radicalmente cambiato il modo in cui le ciurme di giocatori avrebbero da lì in poi comunicato tra loro; aumentando la distanza in cui è possibile dialogare tra diversi equipaggi, questo la sua funzione, Rare ha anche attenuato l’iperaggressività iniziale degli stessi, incentivando alleanza ma anche eventuali tradimenti. Del resto comunicare è molto importante, a volte essenziale, in Sea of Thieves. Bisogna saper scegliere le parole durante una situazione di stallo di plomatico, perché non sempre far litigare i cannoni è la mossa migliore; e bisogna sapersi approcciare anche in nave, per esempio avvicinandosi in modo da non rappresentare un chiaro pericolo, sempre se è questo il vostro obiettivo, naturalmente. Anche un pirata deve insomma sapersi comportare, e questo vale sia quando si è in cerca di amicizia e alleanze, che di nuovi sotterfugi da realizzare.

Se tutto questo non bastasse a rendere Sea of Thieves un importante tassello dello slow gaming, ecco la sua paradisiaca ambientazione; i lunghi viaggi controvento in cui la ciurma può rilassarsi suonando contemporaneamente i diversi strumenti musicali presenti, oltretutto arrangiati in tempo reale. Sea of Thieves ti culla tra onde e nuvole, ti scalda con tramonti esagerati e spiagge idilliache, per poi strattonarti con tempeste che fanno impazzire le bussole, impenetrabili quanto magiche nebbie che obbligano a navigare a vista, mastodontici kraken pronti a ingoiare marinai e tesori. Per sopravvivere è necessario che tutti i giocatori facciano la loro parte, gestendo le vele, rattoppando eventuali buchi nello scafo, e stando sempre attenti agli ordini del capitano. Quella del gioco Rare è una rappresentazione semplificata della navigazione, ma comunque in grado di tenerti sempre sulle spine, specialmente se deciderete di navigare in solitaria. Sea of Thieves è un gioco fatto di storie da raccontare, di uscite per mare sempre diverse: una sessione potrebbe riservarvi gli scontri più cruenti della vostra carriera da pirati, e la successiva mare piatto e nessuno all’orizzonte. Tra i mari di Sea of Thieves, un attimo prima sei lì sul ponte del tuo galeone a danzare insieme agli amici tra i numerosi tesori trovati, e quello dopo tutto solo su una barca a remi, cercando di limitare le perdite pagaiando verso il nord indicato dalla luce della stella polare, o ancora peggio: triste naufrago all’ombra di una palma, e con una sola gallina a farti compagnia. A un anno dalla sua uscita, quando venne giustamente criticato per la sua offerta fin troppo essenziale, Sea of Thieves si presenta più maturo che mai, pronto a ricevere il più grande update di sempre (il 30 aprile saranno aggiunte canne da pesca, arpioni, cucine, oltre a nuovi pericoli e missioni), e ancora l’unico ad offrire situazioni di gioco simili, dove l’intelligenza del giocatore è premiata al pari della sua abilità con i comandi. L’assenza di microtransazioni, lo stile grafico rassicurante e la cooperazione richiesta, lo rendono anche uno gioco in cui genitori e figli possono una volta tanti parlare la stessa lingua, stare per una volta insieme anche in quell’altroquando virtuale da cui i più grandi spesso vengono esclusi. E poi non c’è niente di meglio che il mare di Sea of Thieves per curare una dipendenza da Fortnite…