Su Venere, pianeta terribilmente inospitale, potrebbe esserci della vita, microbi che fluttuano nell’atmosfera, a 50-60 chilometri di altezza dal suolo. Notizia sbalorditiva, e anche imbarazzante dato che non si capisce proprio chi generi la fosfina, un composto del fosforo e dell’idrogeno, che scienziati di alto livello hanno visto con due dei più importanti telescopi esistenti: quello ottico alle Hawaii e quello radio millimetrico nel deserto di Atacama, in Cile.

Il gruppo, composto di astrofisici inglesi di Cardiff e americani di MIT, Boston, è sicuro di quello che ha visto, la firma diciamo così di questa importante molecola, ma non sa come giustificarla. È un esempio classico di come la scienza ponga più domande di quanto possa avere risposte. Andando con ordine: la fosfina ce l’abbiamo anche qui sulla Terra, e non è una gran molecola, dato che in natura si forma in ambienti senza ossigeno, come lo stomaco di alcuni animali o nei processi di decomposizione, sempre animale, e oltretutto ha un odore forte. Diciamola tutta: puzza. È però, proprio per questa sua origine, considerata un segno della presenza di vita, almeno microbica sia chiaro, niente venusiani, al massimo microbi, con le caratteristiche dette sopra, che nuotano nell’atmosfera acida di Venere. A questo punto ci si chiede come facciano a resistere dato che l’acidità dell’atmosfera venusiana, micidiale, dovrebbe ammazzare qualunque microbo in poco tempo.

L’altra via per cui si può formare la fosfina, ossia in procedimenti industriali, è ovviamente fuori discussione. Quindi o c’è un modo per produrre questa benedetta molecola che non conosciamo ancora o deve per forza esserci qualcosa che la produce e la rimpiazza continuamente. E qui nasce il secondo problema: Venere è certamente molto simile alla Terra, come dimensioni, natura del suolo e massa, molto più del piccolo Marte per dire, ma ha una temperatura al suolo sui 400 gradi, dovuta allo spesso strato di nubi che lo coprono e provocano un effetto serra da record. In parole povere la luce e il calore del sole entrano attraverso le nubi, ma vengono rimbalzate fra il terreno e gli strati alti dell’atmosfera stessa da cui non riescono a uscire, come palline da ping pong che rimbalzano fra due muri. Di fatto tutti i satelliti che hanno tentato di posarsi sul suolo di Venere hanno avuto una vita brevissima, di secondi o qualche minuto.

Altro problema, a parte la temperatura, è: come possono vivere, a breve o a lungo, questi microbi in una atmosfera che è, a quell’altezza fra le nubi, all’80% composta di acido solforico? Gli scienziati inglesi pongono questa domanda, evidentemente, se è vero che sono microbi allora si comportano ed hanno una vita completamente diversa dai nostri microbi terrestri. Insomma, il lavoro pubblicato sulla rivista Nature dal gruppo di quotati scienziati pone più domande di quelle che risolve, ma anche questo è un meccanismo tipico della ricerca scientifica e la scoperta, pare senz’altro confermata, è comunque importante. “Scoperta intrigante, anche se occorre andare coi piedi di piombo, non basta una molecola per quanto interessante per trarre conclusioni”, ci dice Jhon Brucato, il maggior astrobiologo italiano. Per capirci di più bisognerebbe andare con un pallone sonda su Venere e analizzare quei particolari strati di atmosfera. La Nasa ci sta pensando da tempo per la verità. Niente omini verdi su Venere quindi ma, al massimo, strani microbi e pure poco gradevoli. Si continua ad indagare, come sempre.