«Voglio che gli Stati Uniti vincano attraverso la competizione, e non bloccando le tecnologie più avanzate». Il segnale di pace di Donald Trump alla Cina, e alle reti 5G di Huawei, è arrivato via Twitter. Mercoledì e giovedì il presidente americano volerà in Vietnam dove incontrerà per la seconda volta il leader nordcoreano Kim Jong-un, con un importante correlato di accordi economici che si riporterà a casa. Venerdì, il primo marzo, il giorno della scadenza della tregua di 90 giorni sulla guerra commerciale con la Cina, alla Casa Bianca alle 14 e 30 americane, Trump incontrerà di nuovo il vice premier cinese Liu He, il 67enne economista, uomo di fiducia del presidente Xi Jinping e capo negoziatore di Pechino. Al termine del quarto round negoziale ad alto livello che le delegazioni delle due super potenze terranno a Washington la prossima settimana. E proprio ieri Xi Jinping ha scritto una lettera a Trump auspicando che vengano raddoppiati gli sforzi per trovare un compromesso al tavolo dei negoziati in corso a Waashington.

I mercati finanziari e tutti gli analisti credono in un accordo tra Cina e Stati Uniti. Un’altra indiscrezione emersa in queste ore da alti esponenti del partito comunista cinese che contribuisce a rasserenare gli animi è quella secondo la quale gli americani all’inizio di aprile potrebbero far decadere tutte le accuse contro Sabrina Meng Wanzhou, 46 anni, cfo e figlia del fondatore di Huawei, detenuta in Canada dal primo dicembre – è agli arresti domiciliari – in attesa dell’estradizione chiesta dall’amministrazione Usa. I capi di imputazione penali avanzati contro Meng e Huawei sono 23, tra cui: violazione delle sanzioni con l’Iran, riciclaggio, frode, cospirazione, furto della proprietà intellettuale.

La pace in arrivo con i cinesi, oltre all’ottimismo dei mercati, ha fatto risalire la popolarità di Trump nei sondaggi. Per Gallup e per il sito FiveThirtyEight il gradimento del presidente è ora al 42,3% negli Usa, e oltre il 50% in 17 stati: era sceso ai minimi, sotto il 37%, nei giorni neri dello shutdown.

Il 3 marzo, due giorni dopo l’incontro alla Casa Bianca, a Pechino è previsto l’appuntamento più importante dell’anno per il governo cinese che presenta al Politburo i risultati 2018 e la manovra per il 2019. Da quanto si sa, non verrà fatta menzione della guerra commerciale, né dei cambiamenti strutturali chiesti dagli americani. Ma al centro delle linee di politica economica di Pechino ci sarà la stabilità su tutto, con un accento su investimenti, mercati finanziari e commercio estero per far ripartire la crescita.

L’aumento dei dazi minacciato dagli Usa dal 10 al 25% non scatterà. La scorsa settimana a Pechino si è concluso il terzo round negoziale. I diplomatici americani presenti hanno raccontato che l’atmosfera alla cena finale era «amichevole e rilassata». L’appuntamento per le due delegazioni dunque è a Washington, negli uffici governativi vicino alla Casa Bianca, di fronte al palazzo del Tesoro, mercoledì e giovedì della prossima settimana.

Le delegazioni sono al lavoro su sei diversi memorandum d’intesa. Saranno alla base dell’accordo che sospenderà la guerra commerciale tra i due Paesi. Sei memorandum sui vari punti aperti: agricoltura, barriere non tariffarie, servizi, trasferimento di tecnologie, proprietà intellettuale, surplus commerciale.

La Cina proporrà ulteriori acquisti di prodotti agricoli americani per 30 miliardi di dollari l’anno: soia, riso, mais e grano. Un capitolo dell’intesa sarà dedicato ai semiconduttori per risolvere il contenzioso tra Micron Technology e Fujian Jinhua. Da parte cinese potrebbe arrivare un’apertura all’import di poly-silicone Usa, componente usato nelle celle dei pannelli solari, sul quale Pechino ha posto restrizioni dopo l’aumento dei dazi. La banca centrale cinese, nei servizi finanziari, potrebbe dare il via libera a Visa e Mastercard per operare nel Paese, ponendo fine a un’attesa che dura da 20 anni. I capi delegazione Usa, in ultimo, fanno pressione sulla Cina per stabilizzare lo yuan ed evitare ulteriori svalutazioni contro il dollaro.

Diversi analisti e studiosi sostengono tuttavia che, nonostante la pace in arrivo, le relazioni tra Cina e Stati Uniti nel lungo termine resteranno volatili e improntate alla competizione, più che alla cooperazione. Dopo l’accordo della prossima settimana a Washington i negoziati tra le due delegazioni continueranno nei successivi tre mesi per i punti che resteranno fuori dall’intesa.

NEW YORK – «Voglio che gli Stati Uniti vincano attraverso la competizione, e non bloccando le tecnologie più avanzate». Il segnale di pace di Donald Trump alla Cina, e alle reti 5G di Huawei, è arrivato via Twitter. I mercati finanziari e tutti gli analisti credono in un accordo tra Cina e Stati Uniti.

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Il presidente americano ha confermato che non ha intenzione di far scattare l’aumento dei dazi il primo marzo e che sono stati fatti enormi progressi per arrivare a una pace commerciale tra le due superpotenze. Trump ieri alla Casa Bianca ha incontrato per la seconda volta – la prima era stata a fine gennaio – il vice premier cinese Liu He, il 67enne economista, uomo di fiducia di Xi Jinping e capo negoziatore di Pechino. Il presidente Xi per l’occasione ha inviato una lettera a Trump auspicando che vengano raddoppiati gli sforzi per trovare un compromesso al tavolo dei negoziati.

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Verso apertura su Meng WanzhouUn’altra indiscrezione emersa in queste ore da alti esponenti del partito comunista cinese che contribuisce a rasserenare gli animi è quella secondo la quale gli americani all’inizio di aprile potrebbero far decadere tutte le accuse contro Sabrina Meng Wanzhou, 46 anni, la cfo e figlia del fondatore di Huawei, detenuta in Canada dal primo dicembre – è agli arresti domiciliari – in attesa dell’estradizione chiesta dall’amministrazione Usa. I capi di imputazione penali avanzati contro Meng e Huawei sono 23, tra cui: violazione delle sanzioni con l’Iran, riciclaggio, frode, cospirazione, furto della proprietà intellettuale.

Il round dei negoziati a WashingtonL’aumento dei dazi americani dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi il primo marzo non scatterà, come ha confermato il presidente Trump durante l’incontro con il capo negoziatore cinese. Le due delegazioni estenderanno i negoziati di questo round anche durante il fine settimana per tentare di trovare una convergenza sui vari punti ancora aperti. Il capo della delegazione cinese ha detto che resterà anche la prossima settimana a Washington se necessario. «Entrambi le parti vogliono raggiungere un accordo – ha confermato Trump – e noi vogliamo che sia un accordo significativo».

Sei memorandum d’intesaLe due delegazioni stanno lavorando su sei diversi memorandum d’intesa che saranno alla base dell’accordo che sospenderà la guerra commerciale tra i due Paesi. Sei memorandum sui vari punti aperti: agricoltura, barriere non tariffarie, servizi, trasferimento di tecnologie, proprietà intellettuale, surplus e moneta. L’accordo verrà firmato in un incontro tra Trump e il presidente cinese nel mese di marzo, che potrebbe avvenire secondo quanto auspicato dal segretario al Tesoro Steve Mnuchin nel resort di Mar-a-Lago, a Palm Beach, in Florida, entro il mese di marzo. L’unico che frena sull’intesa è Robert Lighthizer, il capo negoziatore Usa, che parla ancora di ostacoli nel negoziato sulle riforme strutturali chieste a Pechino.

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Le concessioni cinesiTrump ha annunciato che è stato raggiunto un accordo sul capitolo valutario: gli americani vogliono che la Cina stabilizzi lo yuan per evitare ulteriori svalutazioni contro il dollaro. Pechino proporrà ulteriori acquisti di prodotti agricoli americani per 30 miliardi di dollari l’anno: soia, riso, mais e grano. Un capitolo dell’intesa sarà dedicato ai semiconduttori per risolvere il contenzioso tra Micron Technology e Fujian Jinhua. Da parte cinese potrebbe arrivare un’apertura all’import di poly-silicone Usa, componente usato nelle celle dei pannelli solari, sul quale Pechino ha posto restrizioni dopo l’aumento dei dazi. In ultimo, La banca centrale cinese potrebbe dare il via libera a Visa e Mastercard per operare nel Paese, ponendo fine a un’attesa che dura da 20 anni.

Trump risale nei sondaggiLa pace in arrivo con i cinesi, oltre all’ottimismo dei mercati, ha fatto risalire la popolarità di Trump nei sondaggi. Per Gallup e per il sito FiveThirtyEight il gradimento del presidente è ora al 42,3% negli Usa, e oltre il 50% in 17 stati: era sceso ai minimi, sotto il 37%, nei giorni neri dello shutdown.

La manovra finanziaria della CinaLa prima settimana di marzo a Pechino si svolgerà l’Assemblea del partito comunista, l’appuntamento più importante dell’anno per il governo cinese che presenta al Politburo i risultati 2018 e la manovra per il 2019. Da quanto si sa, non verrà fatta menzione della guerra commerciale, né dei cambiamenti strutturali chiesti dagli americani. Ma al centro delle linee di politica economica di Pechino ci sarà la stabilità su tutto, con un accento su investimenti, mercati finanziari e commercio estero per far ripartire la crescita.

I negoziati continueranno dopo l’accordoDiversi analisti e studiosi sostengono tuttavia che, nonostante la pace in arrivo, le relazioni tra Cina e Stati Uniti nel lungo termine resteranno volatili e improntate alla competizione più che alla cooperazione. Dopo la firma dei due presidenti i negoziati tra le due delegazioni continueranno nei successivi tre mesi per i punti che resteranno fuori dall’intesa.