Agrodolce. Stamattina, dopo la conferenza stampa dei responsabili dell’Agenzia Spaziale Europea, Esa, al centro Controllo di Darmstadt il sapore della missione europea Exomars è decisamente agrodolce.

Una parte infatti è perfettamente riuscita, l’altra, quella in cui più forte batte il cuore, specie quello italiano, probabilmente fallita in modo quasi completo.
I vertici Esa hanno stressato più volte nei loro discorsi che la prima parte della missione, fondamentale anche per proseguire nel programma che ne prevede una seconda parte nel 2021, è stata un successo pieno.

Tgo, il grande Trace Gas Orbiter che ha trasportato la piccola sonda Schiaparelli fino a Marte in 7 mesi e con un viaggio da mezzo miliardo di chilometri, funziona perfettamente. Ha infatti compiuto con pieno successo la difficile serie di manovre per passare dall’orbita molto ellittica iniziale, assunta al suo arrivo nei pressi del pianeta rosso, in quella definitiva stabile che terrà per vari anni. In quell’orbita Tgo deve assolvere due compiti importanti: studiare l’atmosfera marziana, che tuttora presenta vari punti interrogativi nella sua composizione e dinamica e fare da ponte radio con i futuri mezzi che andranno su Marte, come ad esempio il sofisticato rover che l’Europa pensa di spedire su Marte con la seconda parte della missione Exomars nel 2021. Certo su questa seconda parte ora pende un interrogativo non da poco, a dicembre i ministri europei che si occupano di Spazio si ritroveranno come ogni anno: conceranno il finanziamento aggiuntivo di 300 milioni di euro necessari, dopo l’esito poco felice del tentativo di arrivare sul suolo del Pianeta rosso?

Speriamo di sì, ovviamente, ma è un fatto che la sonda Schiaparelli, intitolata al grande astronomo italiano che per primo, a fine 1800, disegnò la prima carta topografica moderna del pianeta, ha fallito la missione negli ultimi 50 secondi della discesa e, con tutta probabilità, è andata in caduta libera dall’altezza di 5 chilometri e con una velocità che possiamo stimare in 300 chilometri all’ora. Diciamo che si tratta di supposizioni, ma molto realistiche, che troveranno o meno conferma quando l’analisi dei 600 megabyte di dati ricevuti durante la notte sarà terminata, ci vorranno un paio di giorni almeno.

Quel che si sa è che tutto è andato alla perfezione fino a un certo punto. Schiaparelli è entrato nell’atmosfera a 120 chilometri di altezza dal suolo, dopo una fase iniziale di circa 1 minuto ha aperto il paracadute che è stato rilasciato però al momento sbagliato. Qualcosa, a 5 chilometri dal suolo circa, è andato storto: forse il software ha interpretato male i dati provenienti dal radar che stimava la distanza dal suolo marziano, forse gli accelerometri hanno fallito, al momento non lo sappiamo.

Quel che è più probabile è che, rilasciato il paracadute, i razzi hanno funzionato per pochi secondi e poi si sono spenti. Probabilmente Schiaparelli “pensava” di essere arrivato al suolo e invece ne era ben distante. Facce tese su questo da parte Esa, di gente che è stata sveglia tutta la notte e facce professionalmente tristi quelle degli italiani, quasi tutti relativamente giovani, che hanno realizzato la strumentazione scientifica che era a bordo di Schiaparelli. Francesca Esposito, di Inaf Napoli, responsabile della strumentazione Dreams per la misura di pressione, temperatura, umidità e campi elettrici generati dai vortici di sabbia marziana la prende con filosofia tutta partenopea, o forse dissimula la delusione in modo appunto molto professionale. “Comunque noi ora abbiamo pronte tutte le tecnologie e la strumentazione per la seconda parte della missione nel 2021”. Certo è un fatto pure questo, ma per una che si è fatta settimane e settimane di deserto africano con il suo gruppo per provare i macchinari in condizioni simili a quelle di Marte la disillusione di non vedere coronati tanti sforzi non deve essere banale.

Il blog di Leopoldo Benacchio

La strumentazione Dreams peraltro, assicura Paolo Bastianini, ingegnere del Centro Studi Spaziali, Cisas, dell’Università di Padova, era stata testata e funzionava perfettamente, anche in volo fino all’entrata nell’atmosfera marziana, quando ovviamente era spenta. Chi potrebbe portare a casa qualcosa è un’altra italiana, Francesca Ferri sempre Università di Padova, che col suo esperimento ha misurato le condizioni dell’atmosfera mentre Schiaparelli scendeva, 5 minuti di dati su 6 previsti potrebbero essere salvi.

Marte non è mai stato un pianeta facile da raggiungere, i russi, ex sovietici, hanno fallito otto volte su otto tentativi, solo gli americani ci sono arrivati, sette volte su otto tentativi.

Nei prossimi giorni si saprà di più, passata la delusione per il mancato “ammartaggio” forse si vedrà con più chiarezza la parte dolce di questa missione, che ci ha tenuto col cuore sospeso nelle ultime 24 ore.