In un mondo di “ bank as a service ” arriva il momento del “ license as a service ”: consentire a qualsiasi attore non bancario di utilizzare servizi

basati su licenza senza doversi dotare di quell’apposita licenza. È questa la nuova frontiera dei servizi finanziari così come la propone Fabrick, pioniere dell’open banking del gruppo Sella, che ha ottenuto da Banca d’Italia una licenza come istituto di pagamento. Che ora può essere integrata nei servizi messi a disposizione sotto forma di Api sulla sua piattaforma.

«Il concetto di license as a service apre nuove opportunità per il mondo fintech e corporate – penso per esempio a Gdo e assicurazioni – che possono essere abilitati a gestire i flussi finanziari dei clienti, il cui vero valore è rappresentato dall’informazione, dalla storia transazionale del cliente», spiega Paolo Zaccardi, Ceo di Fabrick. Così un operatore

qualunque – corporate, assicurazione o fintech – può fare da account aggregator o da inizializzatore di pagamenti: tutti soggetti che non possono farsi carico di temi regolamentari o di gestione del rischio. È lo stesso modello applicato con Hype quando ha preso la licenza Imel.

Le Api sono software che permettono di far dialogare sistemi diversi e nel comparto bancario sono diventate lo strumento principe per realizzare il nuovo scenario dell’open banking così come delineato sulla base della Psd2. Finora queste applicazioni si sono concentrate sulla compliance degli obblighi di comunicazione di dati previsti dalla direttiva Ue sui pagamenti. Ma ormai si va sviluppando un insieme di servizi a valore aggiunto che possano avvicinare il cliente, consumatore o corporate che sia, a modalità che ne soddisfino le esigenze, in maniera semplice, efficace, immediata e conveniente. E ovviamente digitalizzata. Tanto più alla luce dell’accelerazione imposta dal Covid. I numeri testimoniano il successo del modello. La sola Fabrick registrava un anno fa un milione di transazioni al mese sulle sue Api, a maggio 2020 sono un milione al giorno, 1,3 milioni nell’ultima settimana. L’obiettivo è arrivare a 100 milioni al mese entro fine anno. L’unico confronto è il mercato Uk, partito un anno prima con basi più strutturate, arrivato a 400 milioni di “chiamate” via Api al mese.

«Dall’inizio Fabrick ha scommesso sulla capacità di innovare insieme agli altri soggetti e sulla creazione dell’ecosistema in cui la crescita di ciascun attore alimenta la crescita di tutti gli altri: più operatori riesco a coinvolgere, più si espande l’ecosistema, più è possibile sviluppare servizi innovativi. Ora possiamo dire di avere visto giusto: oggi è impossibile un’innovazione in ambito finanziario che prescinda da quel modello di open banking», aggiunge Zaccardi snocciolando con orgoglio i numeri. Oggi sulla sua piattaforma sono presenti 500 Api differenti, con duecento controparti connesse che le possono utilizzare, tra cui la quasi totalità delle banche italiane. Dalla semplice compliance il mix di applicazioni va orientandosi sempre più su quelle attive a partire dall’account aggregation, l’accesso alle informazioni su più conti connesso alla capacità di inizializzare i pagamenti su altre banche del cliente a partire dalla stessa app. Qualche istituto ha iniziato a fornire questo tipo di servizi. La possibilità di aggregare le informazioni su più conti, con la categorizzazione di tutte le spese e i movimenti del singolo clienta, filtrata dalle capacità di analisi del machine learning, sta allargando la possibilità di servizi personalizzati di gestione, il personal financial management. Ma gli “use case” vanno ampliandosi alle gestione dei pagamenti, all’onboarding digitale, alla gestione delle carte di credito, all’instant lending, ai servizi assicurativi fino ai wallet per criptovalute.

«Il trend ci mostra che chi utilizza la logica di piattaforma non riesce più a farne a meno. Anzi, ci sono istituti innovativi che spostano sempre di più anche i servizi tradizionali sulle Api, ampliando così l’offerta a servizi accessori e nuovi, costruiti da zero, ma anche a servizi accessibili su più banche o a servizi bancari erogabili anche da operatori non bancari», aggiunge il Ceo di Fabrick. D’altra parte ormai è chiaro che, per essere adeguata alle sfide di domani, la banca deve imparare a scomporsi e a ricomporsi a pezzi.