Il 19 ottobre 2016 resterà negli annali come il giorno dell’incontro-scontro fra l’Europa e Marte, che gelosamente vuole conservare i suoi segreti. Dopo 7 mesi di viaggio, e mezzo miliardo di chilometri, tre giorni fa la sonda Exomars di Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, è giunta proprio nei pressi del pianeta rosso. Si compone di due parti, TGO, Trace Gas Orbiter una sonda madre da 2000 chili al lancio oltre al propellente, e un piccolo, relativamente, dimostratore di 500 chili dalla forma di una padella da wok cinese. Alle 16:42 del 16 scorso il distacco tra le due parti: è letteralmente caduto verso il pianeta il dimostratore, chiamato Schiaparelli in onore del grande astronomo italiano che fece la prima carta moderna del suolo marziano osservandolo dai tetti del palazzo di Brera a Milano a fine 1800. Una caduta balistica, come quella di un pallone da calcio spedito in aria da una bella pedata. Il Tgo invece ha iniziato le manovre per restare in orbita attorno a Marte.

Destini divisi nello spazio

Per tutto il giorno qui a Darmstadt ad Esoc, il centro di controllo spaziale di Esa, si è alternata grande felicità per la perfetta manovra del grande e pesante TGO, che si è posto nell’orbita definitiva che terrà per anni attorno a Marte, e sgomento per il silenzio della sonda Schiaparelli, che porta con sé un bel po’ di strumentazione scientifica italiana.

Dopo un segnale di conferma dell’avvenuto distacco tre giorni fa e oggi con un altro segnale di inizio della fase finale di entrata nell’atmosfera di Marte, tutto perfettamente su valori nominali, cioè in regola con quanto previsto, la sonda è scomparsa sia dai monitor terrestri, della grande radio antenna da 35 metri di Pune in India, sia per le antenne di Mars Express, un’altra sonda europea che gira attorno a Marte da molti anni. Dopo molto entusiasmo per la riuscita della prima parte della missione è subentrato un bel po’ di scoramento per la seconda parte, anche più importante: arrivare sulla superficie di Marte non è fondamentale solo per la scienza, ma soprattutto perché con questo l’Europa prova una tecnologia di atterraggio su Marte che proprio non abbiamo e che è fondamentale per la seconda parte della missione Exomars, nel 2021, quando manderemo come europei un sofisticato rover già in costruzione per cercare la vita almeno batterica sul pianeta rosso (riepiloga la cronaca della giornata).

Preoccupazione quindi e dalle 18:30 che era l’ora stabilita per confermare i segnali dal suolo marziano siamo arrivati alle 21:30, quando ospiti e giornalisti sono stati congedati dall’italiano Paolo Ferri, responsabile del centro di Esoc, con una promessa: lavoreremo tutta la notte per analizzare i dati e capire cosa è successo, forse si può rimediare. Ovviamente questo è nei voti di tutti, soprattutto degli italiani che hanno partecipato massicciamente come finanziamento, il 33%, tecnologia e scienza alla missione Exomars 2016.

Le ipotesi sull’accaduto

Ma cosa può essere successo? Difficile da dire: oggi alle 16:42 Schiaparelli ha iniziato la discesa, pericolosissima ma fondamentale. È entrato nella tenue atmosfera marziana a 120 chilometri di altezza e alla fantastica velocità relativa di 21mila chilometri all’ora. Per quanto tenue l’atmosfera porta al calor rosso lo scudo termico di cui è stata dotata la sonda, poi un paracadute supersonico, pure questo di ideazione e fabbricazione nazionale, lo deve aver frenato in modo robusto finché, come un’ostrica, la sonda si deve essere aperta lasciando uscire la piattaforma tecnologica vera e propria che, con i propri retrorazzi, si pensa sia arrivata come previsto a 2 metri dal suolo alla velocità di 4 chilometri all’ora, grosso modo quella di una passeggiata un po’ veloce.

A quel punto il colpo di teatro, frutto di un’idea dei nostri ingegneri, la sonda dai 2 metri “cadrà” sulla superfice di Marte, che ha una gravità molto ridotta, circa un terzo di quella terrestre, e si appoggerà al terreno aiutata nell’assorbire l’impatto da una specie di paraurti. Il primo tamponamento marziano se vogliamo vederla così. Schiaparelli dovrebbe essere atterrato in una zona piana, dove già sono “ammarati” anni fa gli americani. Una volta arrivato gli strumenti si devono essere messi freneticamente a misurare temperatura, umidità, composizione dell’atmosfera marziana.

Siamo ai “se” e qui ci fermiamo, nel caso più positivo, come ha detto Paolo Ferri ai giornalisti, potrebbe essere che l’antenna che deve comunicare con i satelliti che poi ritrasmettono a terra si è danneggiata, ma è riparabile da terra. Altro al momento non si può dire quindi grande soddisfazione per la prima parte della missione, l’Europa ha ora un nuovo satellite perfettamente in orbita attorno a Marte, e perplessità ma voglia di vederci chiaro per il modulo Schiaparelli, in cui noi italiani abbiamo profuso tanta energia. In mattinata, dopo la notte di lavoro degli ingegneri spaziali, ne sapremo di più. Incrociamo le dita.

Il blog di Leopoldo Benacchio