Il cuore industriale della meccatronica italiana batte sempre più forte. Tra il 2015 e il 2017, il numero delle società di capitali attive nel settore è cresciuto del 32,8%, passando da 23.359 a 31.021 imprese. Nello stesso periodo sono cresciuti i dipendenti (883.082, +23,8% rispetto al 2015), mentre il fatturato complessivo è balzato del 42,4%, superando i 270 miliardi di euro.

I dati che disegnano un settore in fermento sono un’anticipazione dell’ultima edizione del rapporto Antares Il cuore industriale della meccatronica in Italia. Lo studio completo sarà reso pubblico in occasione del Premio italiano meccatronica, giunto alla dodicesima edizione, promosso da Unindustria Reggio Emilia in collaborazione con Nòva-Il Sole 24 Ore», Club Meccatronica e Community Group (nelle schede in pagina le cinque imprese candidate: la cerimonia di consegna del premio si terrà il 10 dicembre durante il convegno di fine anno di Unindustria Reggio Emilia, ndr).

Il rapporto Antares misura anche un aumento, nel periodo osservato, del valore aggiunto che la diffusione di tecnologie della meccatronica negli impianti di produzione ha portato in tutti i settori industriali, che a livello nazionale passa da 50 a 70 miliardi. Le regioni i cui tessuti industriali più beneficiano degli investimenti in meccatronica sono la Lombardia (19,1 milioni di valore aggiunto), l’Emilia Romagna (12,5 milioni), il Piemonte (11,3 milioni) e il Veneto (8,6 milioni).

L’aumento della produttività media per dipendente, che passa da 69.546 a 80.254 euro, permette poi di dare una lettura interpretativa della crescita del settore nell’ultimo triennio. «Il Piano Industria 4.0 messo in campo dal Governo ha avuto sicuramente un ruolo in questa dinamica – spiega Alessandro Dardanelli, ricercatore del centro Antares che ha curato il rapporto insieme a Lorenzo Ciappetti, direttore del Centro –. L’aumento della produttività media di circa 10mila euro per dipendente è l’effetto della diffusione della tecnologie dell’industria 4.0, capaci di generare processi di produzione automatizzati ed efficienti. La meccatronica è per definizione permeata di industria 4.0: incentivare questo tipo di innovazione significa incentivare il settore della meccatronica e i dati lo dimostrano». Lo studio del centro Antares si concentra solo sulle società di capitale che ricadono nel settore della meccatronica (secondo i codici Ateco) presenti nel database Aida, la metodologia esclude quindi realtà piccole e aziende individuali. «L’aumento del 32,8% del numero di imprese di capitali misurato nel triennio a criteri di selezione invariati – spiega Dardanelli – ci dice quindi che sono nate nuove imprese o che sono diventate società di capitale imprese che prima non lo erano: questo tipicamente è indice di rafforzamento di un settore». Un settore fatto sempre più di imprese che, avendo buone prospettive industriali, decidono di aprirsi al mercato dei capitali per supportare la crescita.

Come altri settori in Italia, anche quello della meccatronica deve fare i conti con il mismatch di competenze tra domanda del mondo del lavoro e offerta di personale dotato di una formazione tecnica avanzata. «I dati favorevoli che emergono dal rapporto Antares sullo stato della meccatronica in Italia – spiega Maurizio Brevini, Presidente Club Meccatronica di Unindustria Reggio Emilia – si scontrano purtroppo con un dato allarmante: la mancanza di sufficienti risorse umane da inserire nelle aziende, nonostante gli sforzi rilevanti profusi dal sistema Confindustria in collaborazione con gli istituti tecnici, gli Ifts e le università».

Le proiezioni per i prossimi anni sembrano confermare il momento positivo della meccatronica italiana, ma nonostante questo Brevini avverte: «Le imprese non devono perdere l’attitudine a innovare: è fondamentale saper capire e adeguarsi velocemente alle repentine mutazioni della domanda del mercato, alla continua ricerca di prodotti sempre più avanzati, in grado di dialogare tra loro, interagendo per massimizzare le proprie prestazioni o quelle del sistema o servizio in cui sono collocati». A Reggio Emilia lo sanno bene: l’ecosistema dell’innovazione non procede senza la voglia di innovare dei suoi imprenditori.

Il cuore industriale della meccatronica italiana batte sempre più forte. Tra il 2015 e il 2017, il numero delle società di capitali attive nel settore è cresciuto del 32,8%, passando da 23.359 a 31.021 imprese. Nello stesso periodo sono cresciuti i dipendenti (883.082, +23,8% rispetto al 2015), mentre il fatturato complessivo è balzato del 42,4%, superando i 270 miliardi di euro.

I dati che disegnano un settore in fermento sono un’anticipazione dell’ultima edizione del rapporto Antares Il cuore industriale della meccatronica in Italia. Lo studio completo sarà reso pubblico in occasione del Premio italiano meccatronica, giunto alla dodicesima edizione, promosso da Unindustria Reggio Emilia in collaborazione con Nòva-Il Sole 24 Ore», Club Meccatronica e Community Group (nelle schede in pagina le cinque imprese candidate: la cerimonia di consegna del premio si terrà il 10 dicembre durante il convegno di fine anno di Unindustria Reggio Emilia, ndr).

Il rapporto Antares misura anche un aumento, nel periodo osservato, del valore aggiunto che la diffusione di tecnologie della meccatronica negli impianti di produzione ha portato in tutti i settori industriali, che a livello nazionale passa da 50 a 70 miliardi. Le regioni i cui tessuti industriali più beneficiano degli investimenti in meccatronica sono la Lombardia (19,1 milioni di valore aggiunto), l’Emilia Romagna (12,5 milioni), il Piemonte (11,3 milioni) e il Veneto (8,6 milioni).

L’aumento della produttività media per dipendente, che passa da 69.546 a 80.254 euro, permette poi di dare una lettura interpretativa della crescita del settore nell’ultimo triennio. «Il Piano Industria 4.0 messo in campo dal Governo ha avuto sicuramente un ruolo in questa dinamica – spiega Alessandro Dardanelli, ricercatore del centro Antares che ha curato il rapporto insieme a Lorenzo Ciappetti, direttore del Centro –. L’aumento della produttività media di circa 10mila euro per dipendente è l’effetto della diffusione della tecnologie dell’industria 4.0, capaci di generare processi di produzione automatizzati ed efficienti. La meccatronica è per definizione permeata di industria 4.0: incentivare questo tipo di innovazione significa incentivare il settore della meccatronica e i dati lo dimostrano».

Lo studio del centro Antares si concentra solo sulle società di capitale che ricadono nel settore della meccatronica (secondo i codici Ateco) presenti nel database Aida, la metodologia esclude quindi realtà piccole e aziende individuali. «L’aumento del 32,8% del numero di imprese di capitali misurato nel triennio a criteri di selezione invariati – spiega Dardanelli – ci dice quindi che sono nate nuove imprese o che sono diventate società di capitale imprese che prima non lo erano: questo tipicamente è indice di rafforzamento di un settore». Un settore fatto sempre più di imprese che, avendo buone prospettive industriali, decidono di aprirsi al mercato dei capitali per supportare la crescita.

Come altri settori in Italia, anche quello della meccatronica deve fare i conti con il mismatch di competenze tra domanda del mondo del lavoro e offerta di personale dotato di una formazione tecnica avanzata. «I dati favorevoli che emergono dal rapporto Antares sullo stato della meccatronica in Italia – spiega Maurizio Brevini, Presidente Club Meccatronica di Unindustria Reggio Emilia – si scontrano purtroppo con un dato allarmante: la mancanza di sufficienti risorse umane da inserire nelle aziende, nonostante gli sforzi rilevanti profusi dal sistema Confindustria in collaborazione con gli istituti tecnici, gli Ifts e le università».

Le proiezioni per i prossimi anni sembrano confermare il momento positivo della meccatronica italiana, ma nonostante questo Brevini avverte: «Le imprese non devono perdere l’attitudine a innovare: è fondamentale saper capire e adeguarsi velocemente alle repentine mutazioni della domanda del mercato, alla continua ricerca di prodotti sempre più avanzati, in grado di dialogare tra loro, interagendo per massimizzare le proprie prestazioni o quelle del sistema o servizio in cui sono collocati». A Reggio Emilia lo sanno bene: l’ecosistema dell’innovazione non procede senza la voglia di innovare dei suoi imprenditori.