In una caverna non lontano da Johannesburg è ben custodita una collezione di corna di rinoceronte, ognuna delle quali è stata pesata, misurata, fotografata e contrassegnata con un microchip, mentre il suo Dna è stato campionato, decodificato e registrato in un database. Tutte insieme, le corna – provenienti da rinoceronti allevati su terreni privati – pesano oltre 100 chili. «In termini di risorse sottovalutate, è una follia», afferma Alexander Wilcocks, direttore di Cornu Logistics, la società proprietaria della scorta, che da sola varrebbe più di un milione di dollari sul mercato nero. Wilcocks si riferisce al fatto che il corno di rinoceronte venduto illegalmente – usato per produrre gioielli o macinato come “medicinale” senza alcun effetto comprovato – è attualmente uno dei prodotti più preziosi del pianeta, fino a 125 dollari per grammo sui mercati asiatici.

Il commercio internazionale del corno di rinoceronte è stato bandito da decenni, ma ciò non toglie che il bracconaggio continui ad alimentare il mercato nero, rendendo questi possenti animali una delle specie più minacciate dall’estinzione. In Sud Africa vive l’80% della popolazione mondiale di rinoceronti, tra 15.000 e 20.000 esemplari bianchi e neri, ma i bracconieri ne uccidono più di 1.000 all’anno e molti dei 330 proprietari di rinoceronti del Paese – che si prendono cura di oltre 7.000 esemplari – stanno andando in rovina per pagare squadre di sicurezza pesantemente armate, in perenne lotta contro i bracconieri, che massacrano i loro animali per strapparne le corna.

Nasce da qui l’idea di Wilcocks e del suo socio Jacques du Randt, che hanno inventato il Rhino Coin, la “criptovaluta con una coscienza ambientale”, come la chiamano loro. L’obiettivo è di generare una nuova fonte di reddito per aiutare gli sforzi di conservazione del rinoceronte. Comprando Rhino Coin – una valuta virtuale scambiata su piattaforma blockchain – chiunque può possedere una quota delle corna conservate nel caveau di Cornu per circa 10 dollari al grammo, una piccola frazione del valore attuale sul mercato nero. «Rhino Coin tenta di dare valore al corno di rinoceronte legale, convertendolo in criptovaluta, con un rapporto di 1 moneta per 1 grammo, dando così ai conservazionisti la possibilità di sbloccare il valore del corno e di portarlo sul mercato internazionale», spiega Wilcocks. Un possessore di monete può scambiarle su Cornuex, il mercato del Rhino Coin, che è già salito del 25% dalla sua fondazione nel luglio 2018, oppure riscattarlo in cambio di rand sudafricani.

Con questo sistema, chi è in possesso di corna di rinoceronte ottenute legalmente, perloppiù al decesso naturale dell’animale, può inserirle nel sistema di Rhino Coin vendendole a Cornu Logistics. Le corna vengono pesate, controllate e riposte nel caveau di Cornu. Le monete digitali corrispondenti al numero di grammi misurati vengono generate via blockchain, in modo da registrarle in un database distribuito e verificabile, che fa da base al mercato, dove i prezzi variano a seconda dell’offerta e della domanda. Il proprietario del corno riceve il 54% dei Rhino Coin generati e può trattenerli o venderli in cambio di contanti in qualsiasi momento. Il resto dei Rhino Coin viene assegnato a una fondazione per la conservazione dei rinoceronti, a una scuola locale e ai costi di gestione del sistema. Per adesso tutti i Rhino Coin generati dai 108 chili di corno depositati nel caveau di Cornu sono in circolazione e nessuna moneta è stata riscattata.

Nel frattempo, il sistema si allarga: altri 500 chili di corna aspettano le verifiche per essere aggiunti al sistema. «Le riserve private hanno speso ben oltre 100 milioni di dollari negli ultimi dieci anni per proteggere questi animali, abbiamo un disperato bisogno di un flusso di entrate costante», sostiene Pelham Jones, presidente della Private Rhino Owners Aassociation. Jones stima che circa 30 tonnellate di corno siano attualmente stoccate in Sud Africa: 10 del settore privato e da 17 a 20 tonnellate provenienti da riserve statali, detenute dal governo.

Negli ultimi anni è diventato comune per le riserve e i ranch tagliare il corno ai rinoceronti per ridurre il valore degli animali e proteggerli così dai bracconieri. I rinoceronti sono in genere tranquillizzati con una freccia di sonnifero da un veterinario e le loro corna vengono segate senza dolore pochi centimetri sopra la base. Questa operazione può essere ripetuta ogni due o tre anni, perché le corna ricrescono. Jones sostiene che la vendita di queste corna potrebbe generare un colossale ricavato di oltre 4 miliardi di dollari, se il commercio fosse legale. In Sud Africa il commercio interno è di nuovo legale dal 2009 e il governo ha costruito un complesso sistema in grado di regolamentare gli scambi, con un registro del Dna delle corna, un database nazionale e un sistema di permessi in base al quale gli acquirenti e i venditori registrati possono commerciare legalmente in Sud Africa: 860 corna di rinoceronte sono state scambiate internamente nel 2018, secondo il ministero per gli Affari Ambientali.

Molti ambientalisti – tra cui alcune agenzie governative per la conservazione e la maggior parte dei proprietari di rinoceronti privati – sostengono che la legalizzazione del commercio potrebbe incentivare la conservazione dei rinoceronti, rendendo più efficace la lotta al bracconaggio. Altri invece sono contrari agli scambi internazionali, perché temono che il sistema venga travolto dalla gigantesca domanda cinese, e sono scettici sulle motivazioni dei proprietari di riserve private.